Gli abitanti dei paese adiacenti al fiume Lamone, nel tratto da Boncellino a Mezzano, dopo la devastante e tragica alluvione della frazione di Traversara del 19 settembre e successivi eventi, vivono in un continuo stato di apprensione, paura e insicurezza quotidiana. La piena del Lamone ha danneggiato gravemente anche l’argine destro con smottamenti, frane, fontanazzi ed esondazioni, che si sono arrestate solo dopo la rottura dell’argine sinistro nei pressi della ponte pedonale di Traversara. In tutti loro c’è il timore forte che la prossima piena potrebbe causare l’esondazione anche dalla parte destra del fiume con conseguenze tragiche.
Così, gli abitanti firmatari di Boncellino, Traversara, Bagnacavallo, Villanova di Bagnacavallo, Glorie di Mezzano e Bagnacavallo, Santerno, Ammonite, Piangipane, hanno preso carta e penna e hanno scritto una lettera inviata al presidente facente funzioni della Regione Emilia-Romagna Irene Priolo, al sindaco e presidente della Provincia di Ravenna Michele de Pascale, al responsabile del settore Coordinamento tecnico, sicurezza territorale e Protezione Civile della Regione Emilia-Romagna Simone Dallai, e al dirigente dell’Ufficio decentrato di Piangipane Stefano Savini, con la quale chiedono “un’immediata messa in sicurezza degli argini del Lamone da Boncellino a foce, in contemporanea con la sistemazione dell’attuale rotta di Traversara, onde evitare le disastrose situazioni che si sono verificate negli ultimi 18 mesi”.
Inoltre, “sempre al fine di scongiurare per quanto possibile e nelle more di realizzare opere infrastrutturali, ulteriori eventi catastrofici, chiediamo che vengano portate a termine quanto prima anche le seguenti azioni, previa la sospensione o eliminazione di qualsiasi vincolo ambientale/paesaggistico/naturalistico che possa ostacolare le attività di seguito descritte:
- Pulizia dell’alveo del Lamone fino alla foce, con taglio di tutti gli alberi presenti all’interno dell’alveo (lasciando l’apparato radicale) e taglio di tutti i cespugli, arbusti, canneti, etc. di altezza superiore ai 100-150cm, evitando qualsiasi stoccaggio di legna e ramaglie all’interno dell’alveo stesso;
- Cattura e spostamento degli animali scavatori (nutrie, istrici);
- Risezionatura dell’alveo del fiume, tramite dragaggio ed escavazione meccanica, in modo da recuperare ed aumentare la sezione di passaggio per l’acqua (sezione idraulica);
- Innalzamento degli argini di circa 30-50 centimetri in modo da aumentare ulteriormente la sezione di passaggio per l’acqua (sezione idraulica)
- Rendere gli argini nei pressi dei ponti, che a seguito dell’innalzamento degli argini stessi si trovassero ad ostacolare il flusso massimo dell’acqua, tracimabili, in attesa che detti ponti vengano sollevati. Questo è necessario per evitare, in caso di ulteriori malaugurate alluvioni a breve, almeno le rotture degli argini stessi che, come purtroppo visto, comportano conseguenze ben più gravi della sola tracimazione”.
Queste attività “sono eseguibili nell’immediato – si legge nella lettera – e hanno tempi e costi decisamente inferiori a quelli per le opere infrastrutturali necessarie alla piena messa in sicurezza del nostro territorio. Tali opere infrastrutturali, che consistono principalmente nella realizzazione di casse di laminazione e nell’innalzamento dei ponti e degli argini divenuti troppo bassi per le nuove tipologie di precipitazioni e per l’innalzamento degli argini, vista la situazione di gravissima emergenza, devono diventare opere di medio periodo e non di lungo periodo. Per queste opere è necessario dare subito avvio alle attività di fattibilità, di ingegneria e di valutazione e autorizzazione, propedeutiche alla loro realizzazione. Vivere nell’attesa dell’acqua in casa o nelle aziende non è una bella prospettiva di vita”.














