Scene già viste, ma che non dovevano riaccadere. Il Borgo di Faenza è tornato a rivivere il dramma dell’alluvione, per la terza volta in 16 mesi. Lo scenario è pressoché simile a quello della prima alluvione del 2 e 3 maggio 2023: l’esondazione del Marzeno, le strade di via Ragazzini e via Cimatti che si riempiono d’acqua e fango, l’acqua che sale da via Pellico arrivando a sfiorare l’insegna della scuola di musica Artistation e sommergendo il vicino campo da basket. Entrambi erano stati ripristinati da pochi giorni, e di entrambi non si sa ancora qual è la conta dei danni. “Ci risiamo – ha scritto Mattia Lucatini, presidente di Artistation che avevamo intervistato poche settimane fa – Non sappiamo più cosa dire e pensare, veramente sono finite le parole. Avevamo riaperto da dieci giorni, stavamo ultimando i lavori, la scuola era bellissima. Non vedevamo l’ora di mostrarla a tutti nell’inaugurazione del prossimo weekend. Così non sarà. Vedremo cosa succederà, vi terremo aggiornati. Grazie a tutti per il sostegno”. Tra le persone soccorse, c’è smarrimento e amarezza per l’ennesimo disastro che si ritrovano a vivere.
Il muro, difesa inutile. Allagamenti già nella notte del 18 settembre

Il muro di cemento armato eretto sotto il ponte della circonvallazione in frutta e furia si è dimostrato una difesa inutile in via Cimatti contro l’esondazione del Marzeno. Attorno all’1.30 di notte l’acqua è incominciata ad arrivare nelle vie del Borgo più prossime a via San Martino, chiusa al traffico già nel pomeriggio del 18 settembre. Qui il Marzeno ha esondato all’altezza del Ponte Verde, allagando campi e abitazioni, arrivando minacciosamente verso piazza Lanzoni, ma fermandosi prima.
Photogallery di Samuele Marchi
Per tutta la mattina del 19 settembre i soccorritori dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile si sono adoperati per salvare con i gommoni coloro che erano rimasti nelle case e svuotare cantine e scantinati. L’area è simile a quella della prima alluvione, arrivando a coprire via Pantoli, via Cimatti, via Ragazzini, via Pellico, arrestandosi alla rotonda nei pressi della palestra Lucchesi, purtroppo anch’essa ripiombata nel disastro. Così come il centro diurno per anziani Cimatti, dalla parte opposta, in via Pellico, che era in dirittura d’arrivo grazie agli aiuti di Diocesi e Caritas. “L’acqua è arrivata da noi attorno alle due di notte. Ormai siamo tristemente abituati a questa situazione – commenta Fiorenzo sfiduciato, salvato col gommone dalla propria abitazione ai piani alti di via Pellico assieme al fratello – è la terza volta, e questa non è stata nemmeno la peggiore. Ora cercheremo riparo da amici e parenti per la notte”. L’impresa edile Melandri, di fianco all’edificio, torna a essere anch’essa sommersa dall’acqua, mentre la saracinesca del parcheggio di via Pellico era ancora rotta dalla prima alluvione.






















