Loris Naldoni è il candidato sindaco della lista di centrosinistra SiAmo Brisighella. Ex assessore, Naldoni è titolare dell’agriturismo Corte dei Mori e presidente dell’associazione di promozione sociale di San Cassiano.
Intervista a Loris Naldoni (Siamo Brisighella): “Aspetti sociali ed economici al centro. Come Comune non dobbiamo chiuderci all’interno delle nostre mura”
Naldoni, perché ha deciso di candidarsi?
L’impegno politico per me è fare qualcosa per migliorare la qualità di vita della propria comunità. Per questo ho deciso di candidarmi a sindaco con una lista civica, composta da persone ben riconoscibili sul territorio perché già attive in vari ambiti e competenti nel proprio settore. Il programma è stato costruito da un percorso partecipato molto ampio, frutto dell’ascolto dei bisogni del territorio. Per certi versi è è stato un percorso innovativo per la vallata, e il risultato vuole essere un vero e proprio progetto di futuro.
In cosa, secondo lei, ha peccato l’Amministrazione in questi anni?
In primis il non aver saputo fare comunità. È stata un’Amministrazione divisiva fin dal primo giorno. Un sindaco invece dovrebbe essere il sindaco di tutti, deve saper ascoltare le persone, progettare con loro, fare rete. Nessuno ha la bacchetta magica per risolvere i problemi, ma questo approccio divisivo per me non è quello giusto e va a scapito di tutti. Per questo ho deciso di mettermi in gioco in prima persona. Il sogno per i prossimi anni è quello di ritrovare una comunità unita, dove si faccia squadra tutti insieme e non si abbia un approccio individualista ai problemi.
Quali sono i punti cardine del vostro programma?
Il punto cardine è l’aspetto sociale, che abbraccia tutte le età e i servizi. Riguarda i giovani, gli anziani, le scuole, il tema della natalità. L’altro architrave su cui dobbiamo puntare è l’economia, che ha per fondamento l’agricoltura e il turismo, senza dimenticare le importanti imprese industriali e artigianali. Abbiamo la fortuna poi che agricoltura e turismo a Brisighella si intrecciano con i prodotti locali, le varie tipologie di turismo enogastronomico e la natura. Sul turismo, aggiungo, sarebbe necessario che la futura Amministrazione sia consapevole che un’area del territorio l’anno scorso è diventata patrimonio Unesco: sul parco della Vena del Gesso ci sono tanti margini di crescita a beneficio di tutti che vanno però intercettati e sostenuti in maniera concreta.
Torniamo sull’aspetto sociale e di vivibilità. Sui servizi cosa è necessario fare?
Vogliamo aiutare economicamente le famiglie con figli e quelle che scelgono di vivere qui, attraverso aiuti economici che vadano a integrare quelli già forniti da altri enti come la Regione. Sulla scuola, bisogna ragionare a lungo termine. Oltre alla ristrutturazione della scuola di San Martino, è necessario migliorare le sinergie con il Comune di Faenza per il mantenimento e lo sviluppo del plesso di Marzeno, con il Comune di Marradi per lo stesso di San Martino e con quello di Riolo per quanto riguarda i ragazzi di Villa Vezzano. Vanno sostenute anche le attività commerciali, individuando delle aree, anche nelle frazioni, che possano intercettare contributi regionali e nazionali. Sui servizi, oltre alle criticità più note sulla ferrovia, puntiamo ad agevolare i trasporti, per esempio tramite un collegamento pomeridiano che parta da San Martino e consenta ai giovani di raggiungere i centri sportivi. E per quanto riguarda gli anziani, riaprire il centro diurno chiuso dalla pandemia. Mi permetto una nota sulla viabilità: asfaltare chilometri di strade non è sempre sinonimo di averlo fatto bene. In certi casi, se le asfaltature sono fatte male, portano più danni che benefici.
Come vede il ruolo delle associazioni in vallata? Serve un cambio di passo?
Sono presidente di un’associazione da oltre trent’anni e conosco bene le problematiche. È un dato di fatto che, in cinque anni, la nostra associazione non sia mai stata convocata dall’Amministrazione. Ho fissato un incontro con le associazioni del territorio proprio per parlare di vari temi, anche perché rappresentano un presidio sociale e devono fare rete. Si sente poi molto il tema di trovare degli spazi per le associazioni: come lista abbiamo individuato alcune aree che potrebbero rilanciare le associazioni come la stazione ferroviaria, l’Osservanza, la biblioteca comunale.
Veniamo ai giovani. In molti faticano a vedere un futuro in vallata.
Vanno ascoltati e resi protagonisti nella politica attiva. Una cosa che ci chiedono tutti, riguarda il recupero della piscina pubblica. Il progetto presentato dall’Amministrazione per la ristrutturazione della piscina ci appare sbagliato nei presupposti e nei modi. Investire denaro pubblico in una proprietà privata con un accordo quinquennale non dà alcuna sicurezza che l’investimento possa rappresentare un investimento. Riteniamo necessario vagliare la possibilità finanziaria di realizzare una piscina pubblica su terreni già di proprietà comunale. In generale comunque vogliamo che i giovani tornino protagonisti e in prima linea nell’occuparsi della cosa pubblica.
Come vede il rapporto di Brisighella con l’Unione dei Comuni?
È un dato di fatto e una necessità. Cinque anni fa l’Amministrazione disse, un po’ come propaganda, che sarebbe uscita dall’Unione e poi non lo ha fatto, proprio perché non se ne può fare a meno. Noi vogliamo starci nell’Unione, e lo vogliamo fare lealmente, e questo vuole dire anche cambiare certi aspetti che ora non funzionano. Va garantito, per esempio, il presidio di alcuni uffici sul territorio. Ma il progetto di Unione è fondamentale. Il futuro non è barricarsi dietro i propri confini o alle proprie mura, ma lavorare insieme, come l’alluvione ci ha insegnato. La gestione di un fiume o della viabilità o della ferrovia non va guardata solo da una prospettiva comunale, ma in un contesto più ampio. Noi riteniamo che non si debba avere paura di fare squadra insieme.














