Il 2023 che si è appena chiuso è stato l’anno in cui anche Faenza ha dovuto fare i conti con il cambiamento climatico e i suoi effetti. Le due alluvioni che hanno colpito la città a maggio hanno mostrato che la crisi climatica in atto non è una tematica astratta e legata solamente alle proteste dei giovani in occasione dei Fridays for future, ma molto concreta, anche sul nostro territorio. Aldilà del doppio evento alluvionale, il 2023 dal punto di vista meteorologico è stato un anno complesso: il più caldo dal 1946 ad oggi, con una temperatura media a Faenza di 15,8° gradi. Superato così il record fatto registrare soltanto un anno prima, nel 2022. Con Roberto Gentilini, 49 anni, responsabile dell’Osservatorio Torricelli, abbiamo ripercorso l’anno appena concluso provando anche a capire come sarà possibile convivere con un clima che sta cambiando velocemente.

gentiliniroberto

A Faenza temperature record nel 2023

«La temperatura media a Faenza – spiega Gentilini – dovrebbe essere di 14 gradi. I valori registrati nel 2023 sono tipici della pianura barese o foggiana. Inoltre dal 2014 a oggi a Faenza la temperatura media annuale ha superato, per ben cinque volte, i 15 gradi e siamo dunque in presenza di un trend ormai consolidato che vede un veloce e costante innalzamento delle temperature. Questo aumento e le alluvioni che ci hanno colpito sono proprio due facce della stessa medaglia. L’alluvione dello scorso 16-17 maggio – prosegue Gentilini – è stata generata da una depressione che ha richiamato addirittura aria equatoriale, carica di umidità e in grado di scaricare sulle vallate di Lamone e Marzeno quantitativi pluviometrici importanti. Maggio, a Faenza, è stato il mese più piovoso degli ultimi 100 anni, superando anche il 1939 (321 mm di pioggia in città contro i 287 mm di 85 anni fa). A confermare il fatto che il cambiamento climatico sia ormai una realtà abbiamo i mesi di ottobre e dicembre, i più caldi della storia in città e le quattro grandinate registrate, contro una media annuale di una».

Le risposte da mettere in campo

Prevedere cosa ci riserva il futuro non è semplice perché il clima oscilla naturalmente, ma tutti i modelli climatici sono concordi e continuano a vedere «un costante innalzamento termico, con estati sempre più lunghe e soffocanti e inverni corti e miti. Il surplus termico accumulato si scarica dunque sempre più spesso nelle stagioni intermedie, anch’esse stravolte e sempre più pericolose. Il rischio dunque di avere fasi di siccità prolungate, in cui il terreno si impermeabilizza, intervallate da eventi piovosi sempre più estremi è concreto».

Puntare su invasi e infrastrutture, regolamentare la cementificazione

Il problema non riguarda soltanto il nostro territorio, richiede risposte globali e arrestare questa tendenza non è comunque possibile in tempi brevi. Diventa dunque centrale convivere con questi cambiamenti climatici e la vera sfida è ripensare l’intero sistema velocemente perché «i tempi di ritorno di determinati eventi estremi, in questo contesto, possono accorciarsi notevolmente ed è necessario – sottolinea Gentilini – farsi trovare preparati». Diventa perciò importante «avere una maggior sensibilità verso l’ambiente, ognuno deve fare la propria parte in un’ottica di sostenibilità». Inoltre sarà fondamentale essere lungimiranti che significa «programmare una manutenzione del territorio – spiega Gentilini – puntuale e costante così come dotarsi di invasi e infrastrutture artificiali in grado di incamerare l’acqua e renderla disponibile in caso di siccità. Anche la cementificazione dovrà essere attentamente regolamentata e il comparto agricolo dovrà rivedere i propri piani e i prodotti da coltivare. Inoltre sarà decisivo anche prevedere, con sempre maggior precisione e chiarezza, eventi meteo estremi e allertare le popolazioni, andando così a salvare vite umane e a ridurre la portata dei danni. Insomma, conclude Gentilini, il cambiamento climatico è ormai una realtà innegabile e dobbiamo impegnarci tutti per contrastarlo e lasciare ai nostri figli un mondo migliore».

Samuele Bondi