Il tempo scappa via veloce e sono trascorsi già nove anni da quando Rita Rossi è morta, il 7 dicembre 2014, in un grave incidente stradale, mentre stava raggiungendo Yaoundè, capitale del Cameroun, per ritornare in Italia in occasione delle festività natalizie. Rita è rimasta per volontà sua (era solita ripetere «La terra è tua ovunque») e della famiglia nella sua Africa, fra i suoi Pigmei, con i quali aveva condiviso oltre 40 anni di vita. Per loro era la mamma, negli ultimi anni, anche la nonna: infatti con questi nomi così significativi le si rivolgevano. La grande preoccupazione di Rita era pensare a un futuro dopo di lei: a come quel popolo tanto amato e dimenticato da tutti avrebbe potuto continuare ad avere voce e soprattutto identità. Provvidenzialmente, i suoi tanti semi d’amore, seppur con fatica, non sono andati perduti e sono germogliati in due associazioni che hanno voluto prendere in consegna il suo messaggio per continuare a dar gambe e cuore ai suoi grandi progetti. Gli impegni più significativi sono legati al mondo della scuola, del carcere e al sostegno dei villaggi Baka. Questo è stato possibile grazie a una sinergia fra le genti d’Africa, con l’associazione Rita Nyua-la, e l’Italia, in particolare con gli amici di Marradi, con la Pro-Joko.
I progetti di Rita continuano a vivere
E così, passo dopo passo, tenendo sempre presenti le parole di papa Francesco «Non lasciamoci rubare la Speranza: il Signore è più grande dei nostri problemi», i progetti di Rita continuano a vivere: 23 ragazzi sono ospiti dello studentato per frequentare scuole di diverso genere e grado con Mama Chantal che vive sempre vicino a loro per rispondere ai bisogni immediati. Anche il progetto di sostegno al carcere continua e purtroppo i prigionieri sono moltissimi, anche donne; ultimi fra gli ultimi, e necessitano non solo di oggetti materiali, ma anche di aiuto linguistico e giuridico. Si svolgono campagne sanitarie annuali ben organizzate di Rita Nyua-la dove vengono fatti screening ed interventi anche importanti. I membri dell’associazione settimanalmente fanno visita ai villaggi per portare medicine, sapone e ciò che viene raccolto in Italia. Gli amici della Pro-Joko, mantengono rapporti continui cercando di incontrare una o due volte all’anno in Africa nei vari villaggi, il popolo di Rita; è indispensabile il loro supporto economico organizzato con semplicità con cene finalizzate, con mercatini estivi e… con tanta gente di buona volontà che dopo anni, continua a credere alla sua missione.
A consolidare i rapporti è arrivato anche padre Hermanne, sacerdote, figlio della cara Mama Chantal, che sta approfondendo i suoi studi a Roma. Durante la festa missionaria padre Hermanne ha raccontato la sua testimonianza di vita, evidenziando quanto Rita abbia determinato le sue scelte fin da bambino e di come il suo dono e la sua radicalità siano ancora esempio nella sua amata terra.
Nel corso del 2024 partirà un nuovo progetto Diamo loro un futuro, un’occasione per sostenere a distanza i bambini Baka e garantire loro un futuro migliore.
I testi sulla pace
La Pro-Joko ha voluto ricordare la missionaria marradese in una veglia di preghiera nella chiesa delle Suore Domenicane il 7 dicembre scorso. Durante la veglia sono stati letti alcuni suoi scritti, lontani nel tempo, ma ancora così attuali nei contenuti; queste alcune sue riflessioni dedicate alla pace: La Pace è un compito planetario, si gioca ovunque, non ha confini. Cooperazione e solidarietà servono per costruire la Pace. Noi costruiamo la Pace quando pratichiamo il Perdono. Per portare la Pace nel mondo bisogna rendere pacifica la nostra vita. La Pace si costruisce ogni giorno. Non c’è Pace senza Giustizia….. Pace Giusta. Il mondo vuole la Pace che dona pane, non la guerra che porta fame. La Pace è una sfida. Davvero Rita con le sue parole è sempre qui vicino a noi tutti ad indicarci la strada giusta.
Fedora Anforti













