“Attraverso la fatica si condividono esperienze vere e concrete. Qui, in mezzo al fango, siamo tutti sporchi e uguali, senza differenze tra noi”. Lui è Ugo, giovane faentino volontario dell’Operazione Mato Grosso che tramite la Caritas diocesana ha deciso in queste settimane di dare una mano per ripulire cantine e appartamenti colpiti dall’alluvione. Sabato scorso era al centro diurno Cimatti, in Borgo, realtà che ospita anziani la cui storia abbiamo raccontato sul Piccolo di due settimane fa. La situazione qui è ancora molto critica, e Ugo è impegnato a spalare il fango ancora presente, mentre altri suoi compagni sono al lavoro con idropulitrici per ripulire i piani interrati.

“Importante sostenere psicologicamente le persone”

ugo

«Oggi siamo una squadra di cinque persone – racconta fermandosi un momento, senza lasciare la pala -, ma nel pomeriggio con noi se ne aggregheranno altri. Penso sia un’occasione importante per far uscire i giovani dalle case, ritrovarci assieme e lavorare. Nella fatica siamo tutti più veri e ci si diverte di più». Al tempo stesso, si è consapevoli del dramma che tante persone stanno vivendo. «L’obiettivo, quando iniziamo un lavoro, è non lasciarlo a metà – dice Ugo -. Unire le forze, in questo momento è importante. E noi giovani possiamo trasmettere un entusiasmo contagioso». Lo ha visto nel concreto in questi giorni. «Una delle immagini più significative che ho visto, è stata quella di alcuni anziani con le schiene piegate e che, nonostante tutto, si sono rimboccati le maniche con noi. Hanno trovato una grande forza, forse proprio grazie alla nostra energia».

lavoro mato grosso

Una cosa è certa: non basta prendere in mano un badile e spalare il fango. «Mi sono accorto che era importante dare anche supporto morale alle persone – dice Ugo -. Alcune, di fronte al disastro, volevano buttare via tutto senza pensarci, mentre tanti oggetti si potevano recuperare. Per cui è importante stare accanto a loro e farle ragionare. Ad alcuni ho detto: “questo oggetto te lo lavo io, ci metto 10 minuti in più, ma vedrai che te lo sistemo”».

Samuele Marchi