È tempo per le decisioni. Sono trascorse tre settimane dalla disastrosa alluvione che con allagamenti e frane ha colpito tante città, paesi e strade della Romagna sia in pianura che in collina. Se nelle città e paesi di pianura ora la situazione è in via di miglioramento, così non è nelle aree collinari. Vi sono case danneggiate dalle frane i cui occupanti hanno dovute lasciarle, ma ben più numerose sono le abitazioni rimaste intatte le cui strade di accesso (comunali, vicinali, interpoderali, private) o non esistono più o sono interessate da frane e voragini di tali dimensioni da impedire finora immediati interventi di ripristino della viabilità.

Lungo questi sentieri vivono quattro famiglie che si prendono cura del territorio
Una di queste è la via Purocielo, da molti conosciuta perché conduce alla chiesetta di Santa Maria in Purocielo (o in Gorgognano) e successivamente al sentiero Cai 579 (il sentiero dei partigiani) che porta anche a Ca’ Malanca. Ebbene, la strada ha subito innumerevoli frane che la rendono al momento inagibile per tutta la sua lunghezza. Se fino al secondo conflitto mondiale la valle era densamente abitata, ora vi risiedono solo quattro famiglie. Non sono evacuate e in questi giorni post alluvione hanno operato sul territorio con propri mezzi per ripulire pozzetti di scolo e fossi. Hanno riaperto strade di collegamento vicinale per consentire le operazioni agricole sui terreni di proprietà. Hanno riattivato la vecchia sorgente e aiutato i tecnici del Consorzio della Bonifica a ripristinare l’acquedotto consentendo la fornitura di acqua ai residenti. Il loro lavoro e i loro mezzi agricoli sono stati fondamentali anche per trasportare il materiale necessario al ripristino della linea elettrica crollata a seguito di una frana. Non sono rimasti passivi, ma hanno lavorato dall’alba al tramonto come tanti abitanti delle valli limitrofe a quella di via Purocielo. Tutti costoro sono persone preziose che conoscono come nessun altro quelle montagne: le coltivano, ne tengono puliti i fossi, ne tagliano gli arbusti che possono essere fonte di pericolo o di dissesto idrogeologico. Ovviamente non hanno avuto la possibilità, in quanto isolati, di recarsi in città di persona per segnalare le proprie necessità e solo al telefono hanno potuto chiedere la rapida riparazione o ricostruzione delle strade (comunali e non) di collegamento con le proprie abitazioni. Perché senza strade, senza collegamenti con i campi, non si possono trasportare merci e mezzi essenziali alla vita e all’economia di chi vive nelle aree collinari e montuose.
Occorre muoversi prima dell’autunno, ma le risorse del Comune di Brisighella sono sufficienti?
Il geologo Paride Antolini, presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Emilia-Romagna, ha parlato della viabilità sull’Appennino dopo la disastrosa alluvione che ha colpito la regione, chiedendo interventi rapidi per evitare il rischio di spopolamento. “La viabilità minore del nostro Appennino ha in gran parte subito danni e se non si interviene è facile prevedere un ennesimo esodo dalla montagna. La ricostruzione della viabilità in montagna diventa ora la priorità. Considerando che in molti casi l’età media è alta, è facile pensare che senza aiuti economici verrà scelta la soluzione del trasferimento in città”. Tale possibilità è reale e quindi, considerando che tra poco più di tre mesi inizieranno le piogge di autunno, per effettuare gli interventi necessari occorre muoversi già ora. Ma i due soli geometri e il solo geologo in forza al Comune di Brisighella potranno mai essere sufficienti a far fronte alla mole di progetti necessari per ripristinare la viabilità e l’economia di chi vive in collina?
Flavio Babini














