Un’esperienza che nasce quasi per caso e che, passo dopo passo, si trasforma in qualcosa di profondo. È il bilancio che tracciano Debora e Cecilia, due giovani impegnate nel servizio civile con la Caritas diocesana di Faenza-Modigliana, oggi ormai arrivate al termine del loro percorso all’oratorio di Russi. Hanno iniziato nel maggio 2025 e, dopo quasi un anno di attività, raccontano un’esperienza che le ha messe alla prova, ma che ha saputo anche restituire molto, sia sul piano umano che personale.

Debora ha 20 anni e ha scelto il servizio civile in un momento di pausa. «All’inizio – racconta – era un modo per riempire un vuoto. Non avevo mai lavorato con i bambini, quindi mi sono buttata in qualcosa di completamente nuovo». Una scelta che si è rivelata vincente: «Mi sto divertendo tantissimo. Il contatto con i ragazzi è la cosa più bella: vengono da te, ti cercano anche solo per parlare. Si crea un legame vero». Cecilia, 26 anni, è arrivata al servizio civile seguendo un percorso più lineare: «Stavo cercando lavoro e tramite l’Informagiovani ho scoperto questa possibilità. Il progetto era coerente con i miei studi in ambito socio-sanitario e con le esperienze che avevo già fatto con i bambini».

Le due giovani sono impegnate nel progetto dell’oratorio di Russi, dove seguono le attività educative rivolte a bambini e ragazzi, in particolare il doposcuola per le elementari e le medie. «Aiutiamo con i compiti, ma non solo – spiegano –. Cerchiamo di essere un punto di riferimento, di trasmettere qualcosa». I numeri variano di giorno in giorno, ma mediamente partecipano tra i 15 e i 20 ragazzi, con una prevalenza di bambini delle elementari. Accanto al doposcuola, Debora e Cecilia hanno preso parte anche ai centri estivi e ad altre attività ludico-educative, contribuendo a costruire giochi, momenti di aggregazione e percorsi di gruppo.

Un’esperienza che non è priva di difficoltà. «La gestione dei conflitti è stata la sfida più grande», raccontano. «Ci sono ragazzi di diverse nazionalità e culture, e a volte le tensioni emergono anche in modo improvviso. Bisogna imparare a mantenere la calma, a mediare, a trovare un equilibrio». Situazioni complesse, che però diventano anche occasioni di crescita. E proprio la crescita personale è uno degli aspetti più significativi che entrambe sottolineano. «Ho scoperto di avere più pazienza di quanto pensassi – dice Debora – e anche di essere meno introversa». Cecilia parla invece di maturità: «Mi sento più responsabile, più affidabile. È un’esperienza che ti fa crescere davvero».

Servizio civile caritas

La quotidianità all’oratorio è fatta di studio, gioco e relazione. Nei mesi invernali, le attività si svolgono anche al chiuso, con giochi ideati dalle stesse volontarie; con la bella stagione, invece, si privilegia l’aperto, sempre con uno sguardo educativo. «Cerchiamo di valorizzare i talenti di ciascuno – racconta Cecilia –: anche nei giochi, ogni bambino può trovare il suo ruolo: ricordo ancora quella volta che notai che un bambino era molto bravo nelle cerbottane, e allora ho cercato di valorizzarlo in un gioco in tal senso».

Non sono sole in questo percorso: accanto a loro operano una responsabile e altri educatori, in una rete che rende possibile un accompagnamento attento e condiviso. Guardando indietro, il giudizio è chiaro. «È un’esperienza in cui bisogna buttarsi – dicono – senza troppe aspettative. Ti sorprende». E a chi sta pensando di intraprendere il servizio civile, non hanno dubbi: «Lo consigliamo. È impegnativo, certo, ma è anche qualcosa di molto bello».

Se dovessero riassumere questo anno in tre parole, scelgono: “divertente”, “responsabilità”, “pazienza”. Tre dimensioni che raccontano bene il senso di un’esperienza capace di lasciare il segno. Perché, come dimostrano le loro storie, il servizio civile non è solo un tempo donato agli altri, ma anche un’occasione per scoprire qualcosa di sé.