Un anno di servizio civile può diventare molto più di un’esperienza di volontariato: può essere un incontro con storie, fragilità e persone che cambiano lo sguardo sulla realtà. È quanto raccontano Nicola, 19 anni, e Caterina, 22 anni, due giovani che da maggio 2025 svolgono il loro servizio civile alla Caritas diocesana di Faenza-Modigliana, impegnati nelle attività del Centro di ascolto di via d’Azzo Ubaldini, nel cuore della città. Il progetto in cui sono inseriti coinvolge diversi servizi rivolti alle persone che vivono situazioni di povertà o fragilità. «Le attività sono molte – racconta Nicola –: dal servizio docce alla mensa, dalla distribuzione dei pacchi viveri all’ascolto delle persone che arrivano qui. Il nostro obiettivo è far sentire un po’ più leggeri quelli che entrano, offrendo un pasto caldo, un luogo dove lavarsi o semplicemente qualcuno con cui parlare».

Per entrambi l’inizio non è stato semplice. Nicola, il più giovane, ricorda i primi mesi come un periodo di adattamento: «All’inizio mi sentivo un po’ in difficoltà. Confrontarmi con persone più grandi di me e con situazioni così delicate non era facile. Poi, piano piano, quando si crea fiducia, tutto cambia». Anche per Caterina il percorso è stato simile: «All’inizio dovevo capire bene come funzionavano i servizi e imparare a relazionarmi con le persone. Con il tempo mi sono sentita più sicura».

“Prima di iniziare, non immaginavo che a Faenza ci fosse un livello di povertà di questo tipo”

Uno degli aspetti che più li ha colpiti è stato scoprire da vicino una realtà che spesso rimane nascosta. «Prima di iniziare – ammette Nicola – non immaginavo che a Faenza ci fosse un livello di povertà di questo tipo. Ogni giorno ascoltiamo storie diverse e questo ti colpisce». Caterina conferma: «Anch’io non mi ero mai confrontata davvero con queste situazioni. Sentire le esperienze delle persone ti apre gli occhi».

Tra i tanti incontri, alcuni restano particolarmente impressi. Nicola ricorda la frase di un giovane ospite che stava aiutando a sistemare gli spazi del Centro di ascolto: «Un giorno mi disse: “Io vengo qui, mi faccio la doccia, mangio, mi danno i vestiti… questa è casa mia e devo tenerla pulita”. Mi ha colpito molto, soprattutto conoscendo la sua storia, e la dignità che con i suoi gesti trasmetteva». Caterina invece racconta di una persona arrivata da poco: «Mi diceva spesso quanto si sentisse accolto qui, quanto fosse importante trovare persone che lo ascoltano».

Dal servizio mensa alla distribuzione dei pacchi viveri

Nel concreto il loro servizio si svolge in molte attività quotidiane. Nicola segue spesso il servizio docce, aperto alcuni giorni alla settimana: gli ospiti arrivano con un cartellino, vengono registrati e ricevono ciò che serve per lavarsi – asciugamani, shampoo, lamette – prima di utilizzare gli spazi messi a disposizione. «In inverno – racconta – arrivano anche una ventina di persone in poche ore». Un altro servizio importante è la distribuzione dei pacchi viveri, organizzata su appuntamento: circa quindici famiglie al giorno ricevono generi alimentari preparati in base al numero dei componenti. «Prepariamo i carrelli con gli alimenti – spiega Nicola – e le persone possono anche scambiare qualche prodotto in base alle loro esigenze».

“Un’esperienza che fa crescere e ragionare”

foto di gruppo

Se dovessero riassumere l’esperienza in poche parole, entrambi parlano soprattutto di crescita. «Per me è stata veloce, perché l’anno è passato in fretta – dice Nicola – ma soprattutto mi ha fatto crescere e ragionare: mi ha fatto capire meglio il mondo della povertà attorno a me. E’ un’esperienza che ti apre la mente e il cuore».  Per Caterina è stata «una sfida», che ha insegnato ad affrontare situazioni nuove, a trovare soluzioni e ad ascoltare punti di vista diversi. «Ti apre la mente e ti aiuta a sviluppare spirito di adattamento».

Alla fine resta soprattutto il valore delle relazioni costruite. «La cosa più bella – conclude Nicola – è aver conosciuto tante persone e aver creato con alcune di loro un rapporto di fiducia». E Caterina aggiunge: «È un’esperienza che fa bene sia a livello personale sia perché ti fa scoprire una realtà che altrimenti forse non conosceresti». Un anno che per entrambi si sta rivelando un vero percorso di crescita, dentro un luogo dove l’accoglienza quotidiana diventa occasione di incontro e di umanità.

I progetti 2026

Per conoscere i progetti 2026 del servizio civile per giovani dai 18 ai 28 anni presso la Caritas di Faenza-Modigliana, leggi qui. La scadenza per partecipare è l’8 aprile. Chi vuole vivere un’esperienza simile a quella di Nicola e Caterina, si può candidare per il progetto “In Ascolto e in Azione – Ravenna e Faenza”.