Siamo a quasi 1.500 giorni di guerra sul lato Est dell’Europa, avendo superato i 1.418 giorni che durò complessivamente la guerra tra l’Unione Sovietica e il Terzo Reich iniziata ottantacinque anni fa.
Vladimir Putin con la sua “operazione militare speciale”, ispirata dallo slogan della sua propaganda per la “denazificazione del governo di Kiev”, sognava e si illudeva di replicare i successi della “grande guerra patriottica”, i cui valori e insegnamenti accompagnarono i suoi primi passi da giovane funzionario del KGB tra Berlino Est e Dresda. Ma si è ritrovato a dover gestire un inaspettato e logorante conflitto dagli esiti incerti: non deve perderlo, ne va probabilmente della sua stessa vita, ma non sa come vincerlo. Così continua a bombardare le città ucraine e a macinare soldati sui campi di battaglia.
Il trionfo sovietico di allora, quando paragonato alla pochezza militare odierna, getta ombre scure sulle utopie della Russia neo-imperiale putiniana. Basti pensare a un semplice fatto: dal 1941 al 1945 (meno di quanto stia durando la guerra in Ucraina) le divisioni di Stalin passarono dalla difesa al contrattacco finale, si ritirarono dal confine polacco, resistettero a Stalingrado, impedirono la presa di Mosca e poi arrivarono fino a Berlino; negli stessi anni le truppe americane nel Pacifico arretrarono fino in Australia per arrivare infine in Giappone.
Nello stesso lasso di tempo oggi i soldati di Putin si stanno dissanguando nelle trincee del Donbass, ancora non riescono a prendere città in macerie, nonostante le abbiano dichiarate vinte più volte negli ultimi mesi, e si sono ritirati quasi subito dalle conquiste iniziali nelle regioni di Kiev e Kharkiv.
Il presidente ucraino Zelensky coglie ogni occasione per rassicurare la popolazione, mentre i droni e missili russi paralizzano l’energia, manca l’acqua corrente, si bloccano i sistemi di riscaldamento centralizzati con temperature esterne che sono scese in pieno inverno a ventidue gradi sotto zero. Ogni mattina i portavoce dell’aeronautica militare tracciano il bilancio delle vittime sotto i bombardamenti e riportano i numeri dei raid nemici.
Sostiene Zelensky: “I russi volevano ripetere lo slogan, per cui “possiamo farlo ancora”, riferendosi alle vecchie parole d’ordine sovietiche antinaziste. In realtà qualche cosa sono riusciti a riproporre: hanno ripetuto gli abusi contro popolazioni intere, hanno replicato il fascismo, hanno rilanciato quasi tutti i crimini peggiori consumati nel secolo scorso. In più, hanno inventato la guerra con i droni e i modelli di missili contro le centrali elettriche e i boiler nelle case private”.
Ma l’Ucraina resiste.
A complicare le cose e a togliere l’Ucraina dalle prime pagine mondiali ora è arrivato il conflitto in Medio Oriente. Papa Francesco ci ricordava che è iniziata la “Terza guerra mondiale, a pezzi”, gli esperti ci dicono che è la “Prima guerra mondiale digitale”: quale che sia, le prospettive non sono rosee. Sono lontani i tempi in cui il mondo aveva anche leader che sapevano guardare oltre l’orizzonte.
Tiziano Conti















