La libertà educativa, il ruolo delle scuole paritarie nel sistema pubblico di istruzione e le novità introdotte dalla legge di bilancio 2026. Sono stati questi i temi al centro dell’incontro “Libertà di scelta educativa, parliamone insieme”, che si è svolto il 10 marzo in Seminario a Faenza, promosso dalla Diocesi di Faenza-Modigliana insieme alla Fondazione Marri-Sant’Umiltà.
L’incontro ha visto gli interventi del vescovo monsignor Mario Toso, di Stefano Versari (dirigente Usrer), che ha affrontato il tema della libertà di educazione in Italia, e dell’avvocato Marco Masi, che ha illustrato le principali novità normative per le scuole paritarie contenute nella nuova manovra finanziaria. Ad aprire i lavori, dopo i saluti di Teresa Sangiorgi (Fondazione Marri-Sant’Umiltà), è stata Saula Donatini, presidente provinciale della Fism, che ha ricordato la vitalità della rete di scuole dell’infanzia paritarie nel territorio ravennate: «Nella nostra provincia – ha sottolineato – ci sono 45 scuole della nostra rete e in tutti i comuni esiste una convenzione con le amministrazioni. È un territorio virtuoso, dove si cerca di lavorare insieme».

Donatini ha richiamato il valore della collaborazione tra realtà educative, istituzioni e comunità locali: «Insieme si fa la differenza, da soli non si va lontano. Le nostre scuole esprimono creatività e vitalità e continuano a resistere grazie alle preziosità che offrono alle famiglie e al territorio». Allo stesso tempo ha ricordato come il cammino verso una reale parità non sia ancora completato: «Stiamo conquistando opportunità, ma non abbiamo ancora gli stessi diritti. E rivendichiamo con orgoglio la nostra identità cristiana».
Il vescovo Mario: “Lo Stato non deve continuare a fare l’elemosina, ma deve semplicemente sostenere tutti i rami del suo sistema scolastico”

Nel suo intervento introduttivo, il vescovo Mario Toso ha richiamato il valore della libertà di educazione e il ruolo pubblico svolto dalle scuole paritarie all’interno del sistema scolastico italiano. Citando la legge 62 del 2000, il vescovo ha ricordato che essa ha previsto «un unico sistema nazionale di istruzione costituito […] “dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali”», riconoscendo quindi che anche queste realtà «svolgono un servizio pubblico nell’interesse del bene comune».
Toso ha sottolineato come, nonostante questo riconoscimento giuridico, nella pratica la parità non sia ancora pienamente realizzata. In molti casi, infatti, le scuole paritarie sono costrette a sostenere costi elevati e a chiedere rette alle famiglie, spesso già provate da difficoltà economiche e dalle calamità che hanno colpito il territorio negli ultimi anni. Da qui la domanda posta dal vescovo: «è reale o è una mera enunciazione la libertà costituzionale dei genitori di scegliere la scuola ove potere educare i propri figli nelle nostre città, nel nostro paese democratico?».
Il vescovo ha quindi ricordato che il diritto dei genitori a scegliere l’educazione dei figli dovrebbe essere sostenuto anche sul piano economico, perché «a tale diritto, da parte dell’autorità pubblica dovrebbe corrispondere il dovere di accordare sovvenzioni o contributi. Lo Stato non deve continuare a fare l’elemosina, ma deve semplicemente sostenere tutti i rami del suo sistema scolastico». Guardando alla situazione europea, ha osservato che in diversi Paesi gli istituti non statali ricevono un sostegno molto più strutturato, arrivando talvolta alla copertura degli stipendi del personale docente.
Infine Toso ha messo in guardia dal rischio che, tra inverno demografico e difficoltà economiche delle famiglie, molte scuole paritarie possano trovarsi in una situazione di crescente precarietà. Le misure introdotte con la legge di bilancio 2026 rappresentano, secondo il vescovo, un passo nella giusta direzione, ma non ancora risolutivo. Per questo ha invitato a continuare la riflessione e a far crescere «un maggior senso di responsabilità da parte dei gestori e delle famiglie che usufruiscono del servizio delle scuole paritarie».
Stefano Versari: “Una parità giuridica, ma non ancora economica”
Nel suo intervento, Versari ha proposto una riflessione più ampia sul significato stesso dell’educazione nel tempo presente. Partendo da scenari internazionali segnati da conflitti e crisi, ha ricordato come, anche nei momenti più difficili, le comunità continuino a investire nella scuola come primo segno di ripartenza. «Quando ci fu il terremoto in Emilia nel 2012 – ha ricordato – la prima cosa che si fece non fu ricostruire le fabbriche, ma riaprire le scuole. Dopo una settimana si faceva lezione sotto i gazebo». Analogamente, ha osservato, anche nei contesti di guerra le scuole tornano a funzionare il prima possibile, a testimonianza di quanto l’educazione sia percepita come un bisogno fondamentale. «Educare – ha detto – significa accompagnare le persone a dare senso alla propria vita. È un compito che riguarda famiglie, insegnanti, educatori e comunità: un vero e proprio “villaggio educativo”».
Da qui la riflessione sul rapporto tra scuola statale e scuola paritaria. Versari ha ricordato come il sistema italiano, a partire dalla Legge 62/2000, riconosca formalmente un unico sistema nazionale di istruzione composto da scuole statali e paritarie. Tuttavia, secondo l’ex dirigente ministeriale, la parità resta ancora incompleta, soprattutto sul piano economico. «La parità giuridica esiste – ha osservato – ma non quella economica». Per questo, ha aggiunto, è necessario continuare a lavorare sia sul riconoscimento istituzionale sia sulla qualità dell’offerta educativa. «Costruire una scuola è come costruire una cattedrale – ha spiegato – servono molte competenze diverse e un lavoro continuo di cura e innovazione».
L’avv. Marco Masi: “Ora il Parlamento ha chiarito che l’esenzione Imu per le nostre realtà è legittima”

Le novità della Legge di bilancio 2026 sono state illustrate nel dettaglio dall’avvocato Marco Masi, che ha parlato di «tre buone notizie» per il mondo delle scuole paritarie. Laprima riguarda l’aumento dei contributi statali: dal 2026 il fondo complessivo destinato alle scuole paritarie sale a 886 milioni di euro, con un incremento di circa 86 milioni rispetto agli anni precedenti. Le risorse si articolano in diversi capitoli: il contributo generale alle paritarie, i il sostegno all’inclusione degli studenti con disabilità e il supporto alle scuole dell’infanzia. «Normalmente ricevevano aumenti di finanziamento solo gli ultimi due capitoli, questa volta invece è stato toccato in positivo anche il punto riguardante i finanziamenti generale, ed è un fatto positivo»
«È un incremento significativo – ha spiegato Masi – anche se resta il dato di fondo: le scuole paritarie accolgono circa il 10% degli studenti italiani ma ricevono solo l’1% delle risorse complessive».
La seconda novità è l’introduzione di un buono scuola nazionale destinato alle famiglie con Isee fino a 30mila euro. Il contributo, che può arrivare fino a 1.500 euro per studente, riguarda gli alunni delle scuole medie e del primo biennio delle superiori e interessa potenzialmente circa 110mila studenti in tutta Italia. Si tratta, ha sottolineato Masi, di una misura ancora limitata ma significativa: «È un precedente importante. Se funzionerà, potrà diventare uno strumento stabile di sostegno alla libertà di scelta educativa».
Il terzo intervento riguarda la questione dell’Imu, da anni al centro di contenziosi tra scuole paritarie ed enti locali. La nuova norma introduce una interpretazione legislativa che chiarisce definitivamente l’esenzione per le scuole gestite da enti non commerciali quando le rette richieste alle famiglie restano inferiori al costo medio per studente stabilito dal Ministero. «È un passaggio molto importante – ha spiegato Masi – perché in questi anni molti istituti hanno ricevuto accertamenti molto onerosi. Ora il Parlamento ha chiarito che l’esenzione è legittima in queste condizioni».
Al di là dei singoli provvedimenti, il senso dell’incontro è stato quello di rilanciare una riflessione più ampia sul valore della libertà educativa. «La libertà di educazione – ha concluso Masi – è una delle colonne fondamentali di una società democratica. Significa permettere alle famiglie di scegliere senza che il fattore economico diventi una barriera». Un tema che riguarda non solo le scuole paritarie ma l’intero sistema educativo, chiamato oggi ad affrontare sfide profonde: dal calo demografico alle difficoltà economiche delle famiglie, fino alla necessità di innovare metodi e contenuti della proposta educativa.

In questo contesto, l’auspicio emerso dall’incontro è che le novità introdotte dalla legge di bilancio rappresentino non un punto di arrivo, ma un passo ulteriore verso un sistema scolastico sempre più plurale e capace di valorizzare tutte le realtà che contribuiscono alla formazione delle nuove generazioni.
Samuele Marchi














