Matteo Stella è passato da Russi la scorsa settimana con la sua bicicletta e poche cose. Una notte se l’è dormita in parrocchia, colazione al bar e poi via verso Venezia, prima di rientrare in Val D’Aosta, dove vive. Nessun giro del mondo. Più semplicemente, il 14 ottobre scorso è partito da Pechino e, pedalando ha attraversato l’Asia fino a casa, ripercorrendo al contrario la Via della Seta di Marco Polo, nell’anno in cui si celebrano i 700 anni dalla morte del grande viaggiatore veneziano. Alla base dell’impresa, la voglia di ritrovarsi dopo le vicende di una crisi finanziaria che gli azzerato certezze e sicurezze. Da Pechino a Venezia, dove è arrivato venerdì 27 febbraio, s’è fatto un totale di 13mila chilometri con 15 Paesi attraversati in solitaria. Guida alpina e di mountain bike di Courmayeur, Stella ha trasformato quella caduta personale in un progetto singolare. Il suo racconto tratta dell’attraversamento di pianure immense, deserti battuti dal vento, montagne che svettano oltre i 2.800 metri.

Ogni giorno fisico e mente alla prova

Centinaia di chilometri in solitaria con strade dritte che sembrano non finire mai. Sabbia, silenzio, freddo. Ogni giorno fisico e mente alla prova. E anche quando arriva verso casa, quel mondo occidentale che caratterizza la nostra penisola, non ci sono hotel programmati o comodità scontate. «Credo tantissimo nella provvidenza. Sono cattolico, cerco di esserlo davvero. Ho bussato e busso alle parrocchie, alle chiese. E quasi sempre mi hanno aperto le porte. Così come, in Asia ho spesso bussato a centri islamici trovando ospitalità». Qualche soldo è servito soprattutto per voli e trasferimenti obbligati. Ma per il resto è stata tutta provvidenza. Il ritorno in Italia è partito da Brindisi, poi su verso la toscana, quindi la Romagna e il Veneto per arrivare a Venezia, là dove secoli fa, partì Marco Polo.
In Val d’Aosta Matteo ha in mente di ripartire, magari rimettendo a fuoco il suo essere guida di montagna, di bicicletta, di trekking. Nato a Roma, vissuto tra Londra, Bruxelles e Milano, ha scelto le Alpi per trasmettere a chi arriva dalle grandi città la stessa passione che ha cambiato lui. Quei tredicimila chilometri pedalati hanno trasformato il suo quotidiano. Quindi, fiducia ritrovata grazie al silenzio e a tanti incontri marcati dalla provvidenza. E pedalata dopo pedalata Matteo ci dice che si può tornare a credere in sé stessi.

Giulio Donati