Da Izyum sul fronte ucraino, Marco Rodari dell’associazione “Per far sorridere il cielo” porta sorrisi nei rifugi antiaerei: tra silenzi, paura e bombardamenti, i bambini riscoprono la gioia. “Un attimo di meraviglia può valere una vita” racconta, tra dolore, speranza e umanità resistente.
Un sorriso in mezzo alle guerre. L’esperienza di Claun il Pimpa
“Se fossi stata con me, avresti visto una scena incredibile”. Marco Rodari, dell’associazione “Per far sorridere il cielo”, in arte “Claun il Pimpa”, si trova a Izyum. Ha appena finito uno “spettacolo” di giochi e magia in un rifugio sottoterra con un centinaio di bambini. Siamo in un territorio distrutto dalla guerra, ancora pieno di tantissimi soldati. Una città occupata per mesi, rasa al suolo, e che ora tenta appena di rialzarsi.
“I bambini lo sanno che il pericolo avanza, che è sopra le loro teste”, racconta Rodari. “Prima di iniziare, c’è un silenzio irreale: se passa un drone sopra di loro, rimangono immobili, in silenzio, sperando quasi che il silenzio e l’immobilità li possano salvare. Poi, improvvisamente, succede qualcosa di straordinario”. Cominciano i giochi e la magia. Il buio dei rifugi si riempie di colori. E le risate finalmente si liberano.
“E’ come un vento improvviso”, racconta il clown italiano in missione in questi giorni nelle città più a est dell’Ucraina, lungo uno dei fronti più caldi del Paese. Da Zaporizhia ad Kharkiv, fino a Izyum, ad un passo dal Donbass. “È in momenti come questi che capisci quanto sia importante seminare nei bambini l’idea che al mondo esista ancora qualcosa di bello. È come se la gioia, per un momento, si vendicasse di tutto ciò che hanno subito. Perché la guerra purtroppo finisce per far credere ai bambini che il mondo sia solo brutto”.
E’ difficile rompere il ghiaccio?
Sì, lo è. Bisogna sempre entrare in punta di piedi nelle loro vite. La gentilezza è questo: un passo leggero nella vita dell’altro. E il clown, in fondo, è proprio questo: un essere gentile, che entra in punta di piedi nella vita dei bambini. Puoi trovarti di fronte ad un bambino, completamente spento, quasi senza battito di cuore… e poi, cinque minuti dopo, esplode di gioia.
Quanto è importante ridere per un bambino nato in guerra?
E’ tornare a essere vivo e vivere quelle cose che un bambino fa senza pensarci: il cuore che batte o il respiro che torna naturale. C’è poi la questione cruciale della meraviglia: ridere significa anche immaginare che un mondo diverso esiste. E poi c’è un “effetto collaterale” meraviglioso: quando il bambino sorride, le mamme piangono. Perché vedono che il loro figlio è tornato vivo. Questo è il motivo per cui la presenza del clown è fondamentale: il bambino sorride e l’adulto ritrova la speranza.
C’è una storia che l’ha colpita particolarmente.
Te ne racconto una vissuta in una delle situazioni più complicate che ho vissuto qui. Con i soldati siamo andati in un luogo in cui tutti i civili erano andati via. Erano rimasti solo quattro bambini, tra cui una bambina di nome Angelina, intrappolati con la loro nonna in un rifugio nella impossibilità di essere portati via perché sarebbe stato troppo pericoloso.
Ero arrivato da loro in condizioni estreme: vestito come un soldato, con la mimetica, il casco, il giubbotto antiproiettile. Mi sono tolto l’elmo, il giubbotto ed ho indossato la mia maglietta, il mio cappellino, il mio naso rosso da clown. Ho aperto la valigia. La bambina non ci poteva credere. Era stupita, meravigliata. Non riusciva a immaginare che un clown potesse arrivare proprio lì, in mezzo a quella battaglia. Le ho insegnato un piccolo gioco racchiuso in un semplice foglietto. Poi è arrivato un bombardamento pesantissimo. Siamo dovuti scappare. Sei mesi dopo, a Kramatorsk, ho ritrovato quella bambina. Aveva ancora con sé quel foglietto donato. Per lei era stato importantissimo. Tu semini un attimo di meraviglia, ma per quel bambino quell’attimo vale una vita.
Ha mai provato invece un senso di impotenza?
Ero a Gaza, durante una delle operazioni militari. Era un disastro totale, come non saprei nemmeno descriverti. I bambini arrivavano in ospedale e morivano, uno dopo l’altro. Ricordo una bambina. Riesce a sopravvivere ad un attacco ma avevo perso la parola. Non parlava più. Dopo l’incontro con il clown, ricomincia a parlare. Questa cosa ha fatto un rumore enorme in tutto l’ospedale: una gioia immensa, incredibile. Poche ore dopo, una madre mi prende per mano, mi porta in una stanza sottoterra, solleva un telo bianco e mi dice: ‘Fai sorridere anche la mia bambina. Falle dire una parola’. Ma quella bambina era morta. Lì ho sentito una vera impotenza. In quel momento avrei voluto sparire, insieme all’intero universo.
I bambini sono purtroppo le vittime principali delle guerre.
Oggi chi decide le guerre lo sa fin troppo bene: solo colpendo i bambini, un’operazione militare “riesce”. È così da anni, e sta peggiorando. Nelle guerre di oggi i bambini sono spesso il primo obiettivo. Vuoi distruggere moralmente una città? Uccidi i bambini. Vuoi far scappare una popolazione? Uccidi i bambini. Esistono centinaia di prove, in tutti i tipi di operazioni militari, che mostrano come i bambini vengano presi di mira. Ma è vero anche il contrario: se vuoi far vivere il futuro, salvi il sorriso di un bambino.
M.Chiara Biagoni – AgenSir













