Saranno quasi 44 mila gli elettori faentini chiamati alle urne domenica 22 e lunedì 23 marzo per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Un tema tecnico e complesso, ma ma decisivo per l’equilibrio dei poteri dello Stato e per il ruolo della magistratura. La consultazione riguarda la conferma o meno della legge costituzionale approvata dal Parlamento nell’ottobre 2025 che introduce modifiche all’ordinamento giudiziario. Nelle ultime settimane, si sono moltiplicati incontri pubblici, dibattiti e prese di posizione da parte di partiti, associazioni e realtà civiche, con iniziative sia a sostegno del “Sì” sia del “No”. Nei giorni che restano prima del voto c’è ancora tempo per informarsi e riflettere sui contenuti della riforma. I seggi saranno aperti domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15.

Il quesito sulla scheda

Gli elettori riceveranno una scheda di colore verde con un unico quesito referendario. Il testo chiede:

«Approvate il testo della legge di revisione degli articoli 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?».

scheda

Gli elettori potranno esprimersi tracciando una X su una delle due opzioni: “Sì” per approvare la riforma e consentirne l’entrata in vigore, oppure “No” per respingerla e mantenere invariato l’attuale sistema.

Cos’è un referendum costituzionale confermativo

voto

Quello del 22 e 23 marzo è un referendum costituzionale confermativo. Questo tipo di consultazione è previsto quando una legge che modifica la Costituzione viene approvata dal Parlamento, ma senza raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti in entrambe le Camere. Le leggi costituzionali, infatti, devono essere votate due volte sia dalla Camera dei deputati sia dal Senato, con almeno tre mesi di intervallo tra le due votazioni. Se nell’ultima votazione non si raggiungono i due terzi dei voti in entrambe le Camere, si va al referendum. Possono chiederlo un quinto dei membri di una camera, 500mila elettori o 5 consigli regionali.

Perché non è previsto il quorum

A differenza dei referendum abrogativi, nel referendum confermativo non è previsto il quorum, cioè non è richiesta una soglia minima (il 50%+1) di partecipanti al voto. Questo significa che il risultato sarà valido qualunque sia l’affluenza alle urne. A determinare l’esito sarà semplicemente la maggioranza dei voti validi espressi: se prevarranno i “Sì” la riforma entrerà in vigore, se invece vinceranno i “No” la legge verrà respinta.

Le principali novità della riforma

La riforma interviene su diversi articoli della Costituzione che riguardano l’organizzazione della magistratura e introduce tre cambiamenti principali.

Il primo riguarda la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Oggi i magistrati appartengono allo stesso ordine e sono distinti solo per funzione: giudicante (i giudici) e requirente (i pubblici ministeri). Nei primi dieci anni di attività è possibile un solo passaggio da una funzione all’altra. La riforma prevede invece la separazione definitiva delle carriere: all’inizio del percorso professionale il magistrato dovrebbe scegliere se diventare giudice o pubblico ministero, senza possibilità di cambiare successivamente.

La riforma divide il Consiglio superiore della magistratura (Csm), l’organo di governo dei magistrati, in due organismi. Attualmente esiste un unico organo di autogoverno per tutti i magistrati; la riforma prevede invece due consigli distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Entrambi sarebbero presieduti dal presidente della Repubblica e comprenderebbero anche il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione. Gli altri componenti non verrebbero più eletti come oggi, ma sorteggiati: i membri togati, pari ai due terzi, tra i magistrati della rispettiva categoria; i membri laici, pari a un terzo, da un elenco di professori universitari di diritto e avvocati con almeno quindici anni di esercizio, predisposto dal Parlamento.

La riforma istituisce un’Alta Corte disciplinare, nuovo organo che si occuperebbe dei procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati, funzione oggi attribuita al Csm. L’organo sarebbe composto da 15 membri: 9 togati (di cui 6 giudici e 3 pubblici ministeri, estratti a sorte tra i magistrati che possiedono i requisiti previsti) e 6 laici. Tra questi ultimi, 3 sarebbero nominati dal presidente della Repubblica e 3 sorteggiati da un elenco approvato dal Parlamento in seduta comune.

Quando e come si vota

Il voto si svolgerà domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15 nel comune di iscrizione alle liste elettorali. Gli italiani residenti all’estero voteranno invece per corrispondenza.

Barbara Fichera