Saranno quasi 44 mila gli elettori faentini chiamati alle urne domenica 22 e lunedì 23 marzo per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Sette articoli della Costituzione su cui interviene la riforma. Riguardano l’organizzazione della magistratura con tre cambiamenti principali: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri; la divisione del Consiglio superiore della magistratura (Csm) in due organismi distinti e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare per i magistrati. Per la posizione del “Sì” abbiamo sentito l’opinione dell’avvocato penalista Simone Balzani, vice presidente della Camera Penale della Romagna.

Intervista all’avvocato penalista Simone Balzani per il Sì

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Avvocato Balzani, perché dire sì alla separazione delle carriere?

L’idea di separare la carriera di giudici e pubblici ministeri risale al 1988, con l’introduzione dell’attuale codice di procedura penale, ed è stata successivamente rafforzata nel 1999, con l’introduzione del principio del “giusto processo” in Costituzione. Il processo è “giusto” se celebrato davanti a un giudice terzo e imparziale, nel contraddittorio tra parti poste in condizioni di parità: solo attraverso questo modello, la Costituzione reputa accertabile la verità. L’esigenza di evitare commistioni tra giudice e pubblico ministero è già presente nell’attuale tessuto costituzionale e non può giustificare un allarme per il sovvertimento dell’equilibrio tra poteri. Basta leggere il testo della proposta referendaria laddove la magistratura continua a essere un “organo autonomo e indipendente da ogni altro potere”.

Quali le ragioni del sì allo sdoppiamento del Csm?

La Costituzione riconosce, in capo al Csm, funzioni di natura amministrativa, legate alla carriera del singolo magistrato – assunzioni, progressioni di carriera e professionali o trasferimenti – che verrebbero mantenute inalterate in caso di vittoria del sì. Qualora le carriere di giudici e pubblici ministeri venissero effettivamente separate, è fisiologico che il Csm venga sdoppiato. La riforma manterrebbe inalterate le attuali proporzioni tra i membri laici (un terzo) e togati (due terzi) che andrebbero a comporre i due distinti Csm, fugando i timori di indebolimento della magistratura. Godendo di un autonomo organo consiliare, giudici e pubblici ministeri potrebbero svincolarsi da reciproche influenze sulle progressioni di carriera.

Sorteggio dei componenti. Questo metodo mira a superare le correnti presenti nell’unico Csm. Cosa ne pensa?

Nonostante la selezione tramite elezione prevista in Costituzione, il Csm non è un organo di rappresentanza politica, ha funzioni amministrative. Introducendo il sorteggio si auspica il superamento della degenerazione correntizia, liberando giudici e pubblici ministeri da opportunità di appartenenza per fare carriera. Se i magistrati sono soggetti solo alla legge e sono autonomi e indipendenti da ogni altro potere, lo devono a maggior ragione essere rispetto alle correnti. Il sorteggio rappresenta un atto di fiducia nella pari dignità e responsabilità dei magistrati e una sfida alla cultura della selezione tramite appartenenza associativa, venendo i futuri sorteggiati svincolati da indebiti mandati elettorali. In parte diverso sarebbe il sorteggio riservato alla componente laica, già oggi presente nel Csm e intesa come raccordo col parlamento, che sarebbe tratta da un elenco da quest’ultimo votato in seduta comune, con garanzie di coinvolgimento di tutte le forze politiche.

Come si pone di fronte all’istituzione di un’Alta Corte di disciplina?

All’Alta Corte verrebbe devoluta la funzione disciplinare, oggi riservata ad apposita sezione del Csm. Le proporzioni indicate dalla riforma fanno intendere che alla magistratura sarà assicurata la maggioranza all’interno dei collegi (su 15 componenti, quelli di provenienza parlamentare sono 3, 3 membri sono designati dal Presidente della Repubblica e i restanti 9 sono magistrati). La creazione di un organo disciplinare distinto dal Csm non è nuova – di recente è stata proposta anche da sinistra – ed è funzionale alla sua maggiore trasparenza e imparzialità.

I cittadini sono in grado di districarsi in una materia così complessa?

Il quesito è ostico, perfino per gli addetti ai lavori. La politica ha qualche responsabilità: la difficoltà dei temi avrebbe consigliato maggiore sforzo parlamentare, per una riforma condivisa. Da cittadino, reputo importante andare a votare perché dobbiamo assumerci la responsabilità del cambiamento (o meno) a cui siamo chiamati. Ciascuno dovrebbe informarsi e farsi un’idea. Da operatore del diritto, reputo la riforma meritevole di accoglimento, per completare un quadro costituzionale da tempo avviato a favore della separazione delle carriere, nell’ottica di una giustizia più equa e trasparente, mantenendo ferma l’indipendenza della magistratura.