È morto nei giorni scorsi Raffaele Bassetti, originario di Fantino di Marradi e fratello del cardinale Gualtiero Bassetti. Le esequie sono state celebrate il 10 marzo alla chiesa di Popolano dallo stesso cardinale Bassetti e concelebrate dal vescovo, monsignor Mario Toso. Nell’omelia il cardinale ha ricordato le radici della propria famiglia a Popolano, luogo di cui il fratello era innamorato. “Un’altra tessera del mosaico di Popolano è caduta – ha detto il cardinale – ma il mosaico continua in cielo. La morte non è il termine, ma un passaggio”. La folta presenza di amici e popolanesi, insieme alla celebrazione eucaristica e all’ascolto della Parola, ha offerto gratitudine e consolazione. Il vescovo Mario ha espresso vicinanza da parte di tutta la diocesi. “Le orme di chi ci ha preceduto – ha ricordato il vengono – vengono seguite per costruire la pace, in particolare oggi nell’attuale situazione del contesto globale”. Ha poi ricordato i luoghi degli eccidi sull’Appennino, occasione di commemorazione e stimolo a essere artigiani di pace.

L’unione tra i due fratelli, così come con la sorella Licia, era molto forte. Non appena saputa della nomina del cardinale Gualtiero alla presidenza della Cei, come Piccolo abbiamo contattato proprio Raffaele per raccogliere qualche testimonianza. Figlio del falegname Arrigo e di mamma Flora, Gualtiero era infatti il fratello maggiore di Raffaele, che comporrà un affiatato trio con la sorella Licia. Gualtiero era nato durante la guerra nel 1942, nel 1944 arriverà Licia, mentre nel 1948 completerà il trio proprio Raffaele. Un legame famigliare che, nonostante i tanti impegni e i tanti spostamenti, è rimasto intatto nel tempo. Come Raffaele ci raccontò al Piccolo: «Anche l’altra sera (giovedì 25 maggio, 2017, il giorno dopo la nomina dal Papa alla presidenza Cei, ndr) subito dopo la sua nomina ci siamo sentiti telefonicamente. Alla fine di quell’intensa giornata ha avuto il bisogno di sentire suo fratello e sua sorella. Mica per dirci chissà cosa, ci siamo detti quelle tre o quattro banalità che però è giusto e bello dirsi tra fratelli. Oggi come durante l’infanzia, siamo molto uniti e ci vogliamo molto bene».
Nella foto di copertina, i tre fratelli Bassetti
Intervista a Raffaele Bassetti: l’articolo del maggio 2017 sul Piccolo
“Un ragazzo vivace e molto vispo”: così Raffaele Bassetti descrive il fratello Gualtiero Bassetti, ricordano i tempi in cui giocavano e trascorrevano la giovinezza tra i monti di Fantino, Popolano e Marradi. “Era molto risoluto e intelligente, qualità che ha sempre messo al servizio del prossimo”. È proprio da Fantino, piccola parrocchia nei pressi di Marradi, che inizia il percorso del nuovo presidente Cei. Figlio del falegname Arrigo e di mamma Flora, Gualtiero è nato durante la guerra nel 1942, ed è il maggiore di tre fratelli: nel 1944 arriverà la sorella Licia, mentre nel 1948 completerà il trio Raffaele. Un legame famigliare che, nonostante i tanti impegni e i tanti spostamenti, è rimasto intatto nel tempo. “Anche l’altra sera (giovedì 25 maggio, ndr) subito dopo la sua nomina ci siamo sentiti telefonicamente – racconta Raffaele – alla fine di quell’intensa giornata ha avuto il bisogno di sentire suo fratello e sua sorella. Mica per dirci chissà cosa, ci siamo detti quelle tre o quattro banalità che però è giusto e bello dirsi tra fratelli. Oggi come durante l’infanzia, siamo molto uniti e ci vogliamo molto bene”.
Attraverso il racconto di Raffaele Bassetti, è possibile ricostruire il cammino di Gualtiero: dalle prime esperienze vocazionali fino alla nomina dei giorni scorsi. Un percorso accompagnato da qualità vissute quotidianamente in famiglia: in particolare la semplicità e l’umanità. “Vivevamo in una famiglia molto povera – spiega Raffaele – sia prima e sia dopo la guerra non era periodo di rose e fiori. In famiglia però ha avuto delle basi solide per capire i problemi concreti della gente. Ovunque è andato si è contraddistinto per la sua semplicità e la sua umanità”. A Marradi a quel tempo non c’era la scuola media: a seguirlo negli studi è don Giovanni Cavini, che si accorse fin da subito dello spirito acuto del giovane. A 14 anni l’ingresso in Seminario a Firenze, e col tempo matura anche la sua vocazione. “Della nostra infanzia ho tanti ricordi belli – afferma il fratello – e sicuramente la nostra famiglia ha sempre guardato con ammirazione il suo percorso, soprattutto per i nostri genitori è stata una soddisfazione”.
Il cammino di Gualtiero Bassetti, tra le altre cose anche scout di formazione, è stato scandito dal motto “estote parati”, “state pronti”. Ordinato presbitero il 29 giugno 1966, il primo incarico fu nella parrocchia di San Michele e San Salvi a Firenze. E l’anno dopo ebbe subito modo di mettere in pratica il motto scout: il 1967 è infatti l’anno della grande alluvione di Firenze, un episodio di grande difficoltà per la storia italiana in cui c’è poco tempo per tergiversare e bisogna subito passare all’azione per aiutare il prossimo. “In quel periodo commenta il fratello – si distinse per l’impegno verso le persone e nonostante fosse giovanissimo, lasciò subito un’impronta concreta del suo passaggio”.
Una vita all’insegna dell’”essere pronto” quella del cardinale Bassetti. Dopo l’esperienza dell’alluvione fu chiamato prima come rettore del seminario minore e poi, a 36 anni, a guida di quello maggiore. “Il cardinale Benelli riconobbe le sue qualità – spiega Raffaele Bassetti -. Lui all’inizio era titubante, diceva di essere troppo giovane per un incarico di questa responsabilità, dove avrebbe dovuto confrontarsi con seminaristi con appena una decina d’anni più giovani di lui. Il cardinale però lo rassicurò: ‘Sei tu la persona giusta’. Mio fratello è stato alla guida del seminario maggiore per dieci anni, periodo durante il quale in tanti giovani preti hanno deciso di portare avanti la loro vocazione. Sicuramente quella decisione è stata la scelta giusta”.
Da lì in poi è storia nota: nel 1992 divenne vicario generale della diocesi di Firenze e il 9 luglio 1994 papa Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Massa Marittima – Piombino. “In quegli anni ha dovuto confrontarsi con una realtà dura – commenta il fratello – oltre a essere un’area storicamente anticlericale, Piombino era economicamente in crisi in quel periodo, con un alto tasso di disoccupazione. Si è dato da fare: anche lì Gualtiero è riuscito a lasciare il segno, lasciando di sé un bellissimo ricordo”. E poi la nomina ad arcivescovo di Perugia fino alla storia degli ultimi giorni. “Ci ha sorpreso molto la sua nomina a cardinale – commenta Raffaele – ma è la testimonianza che la Chiesa con Bergoglio ha rotto contro certi schemi. Mio fratello Gualtiero ha sempre testimoniato con gesti concreti la propria fede, non dimenticando mai la semplicità e l’umanità dalla quale è partito”. Forse anche per questo Gualtiero Bassetti non ha mai dimenticato la sua terra d’origine: lo ha dimostrato sempre con semplicità e praticità. Poco tempo dopo essere diventato vescovo ha celebrato una messa a Popolano, a cui ha partecipato anche la famiglia poco prima che se ne andasse babbo Arrigo. Qualche anno fa venne la visita a Faenza, su invito di monsignor Toso, in occasione della festa della Beata Vergine delle Grazie. “Se potesse, starebbe sicuramente di più nella sua terra d’origine – conclude Raffaele – ma chiaramente gli impegni sono tanti”. Semplicità e umanità: ecco allora che a volte basta una semplice telefonata, le parole giuste e quelle tre o quattro banalità cariche d’affetto che riescono però a rendere unita una famiglia.
Samuele Marchi














