In Cattedrale, celebrando la I Domenica di Quaresima, il vescovo Mario ha concluso il percorso di formazione diocesana soffermandosi sulla centralità della Liturgia nella vita cristiana. «È questo quello che sperimentiamo nella Liturgia. Non è un semplice insegnamento di concetti e di cose astratte: la Liturgia della Chiesa fa palpitare in noi la vita del Risorto», ha affermato nell’omelia. Un richiamo forte a riscoprire la celebrazione non come gesto formale o consuetudine, ma come immersione reale nel mistero della morte e risurrezione di Cristo. «Ci rende contemporanei della sua eternità. Ci associa alla sua pienezza di vita», ha aggiunto.

Vivere secondo la Domenica

Il cammino formativo, promosso dal Settore Liturgia, ha preso ispirazione dall’espressione di Sant’Ignazio d’Antiochia: “Vivere secondo la Domenica”. Quattro serate di approfondimento, guidate da don Stefano Borghi (Diocesi di Reggio-Emilia), don Stefano Culiersi (Arcidiocesi di Bologna), don Valentino Bulgarelli (Sottosegretario Cei) e don Gianandrea Di Donna (Diocesi di Padova), hanno accompagnato i partecipanti in una riflessione teologica e pastorale sul senso della celebrazione domenicale cristiana.
Accanto agli incontri teorici, il programma ha proposto anche quattro laboratori pratici dedicati a musica e canto, arte floreale, vesti liturgiche e ministerialità. Un’iniziativa pensata per coniugare formazione e concretezza, spiritualità e cura degli elementi minimi «dei riti e delle preghiere» che rendono presente il Risorto.

Curare la Liturgia

Nel suo intervento conclusivo, il vescovo Mario ha sottolineato l’urgenza di investire energie e risorse nella qualità delle celebrazioni. «È importante che nelle nostre comunità ci siano uomini e donne che non si accontentino della consuetudine, dell’appiattimento della qualità delle celebrazioni», ha detto, ribadendo come la cura della Liturgia non sia un elemento secondario, ma una priorità ecclesiale. Le vesti curate, i fiori, il canto, la preparazione dei ministri: «sono solo il minimo necessario» – ha precisato – «perché possiamo entrare nel mistero vivo di Cristo». Elementi che, pur non essendo sufficienti da soli, sono tuttavia indispensabili per favorire un’autentica esperienza di fede.

Una grammatica comune

Il vescovo Mario ha espresso gratitudine al Settore Liturgia per il cammino di formazione e accompagnamento dei gruppi liturgici, invitando tutti ad avere fiducia nella Chiesa e nella sapienza dei libri liturgici, definiti esperienza fondamentale di comunione.
I percorsi di approfondimento avviati, infatti, rendono evidente come molte risposte alle problematiche pastorali quotidiane delle nostre comunità sarebbero già illuminate dalle indicazioni della Chiesa che si rende vicina agli operatori pastorali grazie ai libri liturgici.

Snodi per l’evangelizzazione

Il vescovo ha anche invitato a riscoprire e valorizzare i sacramenti che segnano i passaggi cruciali dell’esistenza, battesimo, matrimonio, esequie: sono momenti nei quali tutta la comunità cristiana, e non solo il parroco, potrebbe incontrare le persone, anche distanti dalla fede, avendo l’occasione di portare l’annuncio del Vangelo, celebrandolo e testimoniandolo in liturgie vive, espressione di tutta la comunità.
Richiamando le parole di papa Francesco, il vescovo ha ricordato che la prima formazione viene dalla celebrazione stessa, soprattutto se essa è “fatta” bene, curata ad arte. Nella Liturgia, infatti, la Chiesa ritrova una grammatica comune che la aiuta a riconoscersi come comunità di discepoli missionari e sinodali. Un messaggio che, all’inizio del tempo quaresimale, si fa invito a rimettere al centro la celebrazione come fonte viva della fede e della comunione ecclesiale.

Equipe settore Liturgia