Durante l’Angelus in piazza San Pietro, Leone XIV ha esortato i fedeli a vivere una fede non cieca ma attenta alla realtà.
Il Papa ha ricordato che il cristianesimo deve saper guardare con gli occhi di Gesù alle ferite del mondo. Un appello finale a un impegno concreto per la pace, la giustizia e la solidarietà.
La fede non è un atto cieco
“Vivere un cristianesimo dagli occhi aperti”. È questo l’invito lanciato da Papa Leone XIV durante l’Angelus di ieri in piazza San Pietro, dove ha richiamato i fedeli a una fede capace di leggere la realtà e di confrontarsi con le sofferenze del nostro tempo.
“La fede non è un atto cieco, un abdicare alla ragione, una sistemazione in qualche certezza religiosa che ci fa distogliere lo sguardo dal mondo”, ha spiegato il Pontefice. “Al contrario, la fede ci aiuta a guardare dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una partecipazione al suo modo di vedere e, perciò, ci chiede di aprire gli occhi, come faceva lui, soprattutto sulle sofferenze degli altri e sulle ferite del mondo”.
C’è bisogno di una fede “sveglia, attenta e profetica”
Nel suo messaggio, Leone XIV ha poi sottolineato come oggi, di fronte alle tante domande del cuore umano e alle drammatiche situazioni di ingiustizia, violenza e sofferenza che segnano il presente, ci sia bisogno di una fede “sveglia, attenta e profetica”. Una fede, ha concluso, capace di “aprire gli occhi sulle oscurità del mondo” e di portare la luce del Vangelo attraverso un impegno concreto di pace, giustizia e solidarietà.
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