La distribuzione della ricchezza sui vari strati della società è un tema dirimente se pensiamo al futuro che ci aspetta.
Per partire, un dato di fondo: da un secolo i rendimenti medi della borsa sono attorno all’otto per cento annuo. I salari reali in Italia sono stagnanti o arretrano per inflazione e mancato rinnovo dei contratti. Il risultato è scritto in partenza: chi ha patrimonio che può investire vede la propria ricchezza crescere molto più velocemente di chi vive solo di lavoro.
Il recente rapporto “G20 Global Inequality” del 2025, guidato dal Premio Nobel Joseph Stiglitz (per l’economia nel 2001), sulle differenze di ricchezza, ricorda che le diseguaglianze interne ai paesi stanno esplodendo. In particolare, il rapporto evidenzia una difformità di ricchezza estrema: tra il 2000 e il 2024, l’uno per cento più ricco del mondo ha catturato il quaranta per cento della nuova ricchezza globale, contro solo l’uno andato alla metà più povera. Il rapporto propone una tassazione equa sui super-ricchi e un panel internazionale contro l’emergenza disuguaglianza.
Consideriamo anche che i due anni di maggiore diseguaglianza di reddito negli USA (1929 e 2007) hanno preceduto le due crisi più gravi e che senza redditi medi e bassi in salute, i consumi di massa si inceppano e l’economia si regge solo su “doping” finanziario.
Con l’ondata dell’AI (Intelligenza Artificiale) il problema si è ampliato: i guadagni futuri sono stati già capitalizzati nelle grandi Big Tech, arricchendo una quota minima di azionisti. E’ di questi giorni l’allarme di Andrea Pignataro, amministratore delegato del gruppo ION: “Stiamo insegnando all’AI come renderci superflui“, su un altro versante del problema, ma sicuramente molto importante per il futuro.
Da qui il ritorno nel dibattito di due parole tabù: patrimoniale mirata sulle grandi ricchezze (ad es. un due per cento sulle ricchezze oltre i cinque milioni di euro, che 7 italiani su 10 considerano equo) e una tassa sulle transazioni finanziarie per mettere un “granello di sabbia” nella speculazione ad alta frequenza e finanziare beni pubblici sociali e ambientali.
Non è vero che “non si può fare”: molti paesi già hanno forme di prelievo patrimoniale e la mobilità dei capitali può essere penalizzata con l’”exit tax”, la tassazione del trasferimento all’estero della residenza fiscale di soggetti che svolgono attività imprenditoriale.
La vera scelta politica è se vogliamo innanzi tutto continuare ad accettare che la forbice tra chi vive di rendita e chi vive di salario si allarghi, alimentando sfiducia, populismi e conflitti, oppure usare fisco e finanza per riportare le diseguaglianze entro limiti compatibili con crescita, democrazia e coesione sociale, a favore di tutte le fasce della popolazione.
Ad aspettare lo “scivolamento” della ricchezza verso il basso, che non arriva, ci sono più di cinque milioni di poveri e quattro milioni di anziani non autosufficienti, la metà dei quali non percepisce un’indennità di accompagnamento. La distribuzione del reddito e della ricchezza sarà la questione politica numero uno nell’era dell’intelligenza artificiale.
Tiziano Conti














