Una performance travolgente, costruita con passione e spirito di squadra, ha portato la 2ªA della scuola primaria “A. Pirazzini” alla vittoria del Pavone d’oro per la categoria “Scuole”, confermando il valore di un percorso educativo fondato su inclusione e creatività.

A vincere la più giovane classe in gara

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La classe 2°A della primaria “Pirazzini” sul palco del Masini

Ad aggiudicarsi le votazioni più alte della giuria tecnica del concorso canoro Pavone d’oro, lo scorso sabato, è stata la classe 2ªA della scuola primaria “A. Pirazzini”. Un risultato tutt’altro che scontato, considerando che il concorso è tradizionalmente riservato alle quarte. La giovane classe ha  sbaragliato  la concorrenza con il brano “Mettiamo su la band” del Piccolo coro dell’Antoniano, portando sul palco una performance vocale e coreografica carica di energia. A guidare i bambini, le insegnanti Sara Forti e Nisia Taroni.  «Ci piaceva l’idea di un tema diverso dai soliti – spiegano – .La canzone entrava nelle nostre corde e, dato che i bimbi sono belli carichi, il rock rispecchiava questa caratteristica». Di grande effetto anche i costumi e la coreografia. «Faccio teatro da quando avevo 14 anni – racconta Nisia Taroni –. Abbiamo interpretato la canzone studiando movimenti e atteggiamenti». I bambini si sono ispirati al film School of Rock, analizzando gesti, costumi, presenza scenica e realizzando con le loro mani i costumi. «A parte la chitarra gonfiabile, abbiamo costruito gli oggetti di scena con materiali di recupero, carta e colla».

Una classe multiculturale e coesa

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La classe 2°A durante le prove

La 2ªA è un esempio di intercultura. Solo tre bambini su venti sono italiani, mentre gli altri provengono da Moldavia, Marocco, Pakistan, Bangladesh, Albania, Cina, Algeria, Nigeria. Molti sono di seconda generazione e solo un quarto della classe è costituito da nuovi arrivi. Tra loro, anche tre bambini  con disabilità, che «hanno portato a termine tutta la coreografia e la canzone» insieme ai compagni. «La musica abbatte le differenze – spiegano le maestre – non ci sono distinzioni tra italiani e stranieri.  L’importante è costruire un patto di corresponsabilità e fiducia con i genitori».

Un percorso iniziato mesi prima e vissuto con entusiasmo

Il progetto “Armonie in Crescendo” ha preso forma già a settembre. «Avevamo in mente di candidarci, anche se non sapevamo se saremmo riusciti a entrare nel progetto. Di solito è riservato alle quarte, ma si era liberato un posto». Da novembre è iniziato lo studio del brano, che racconta il valore dei sogni e della perseveranza: credere in sé stessi, non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà, costruire qualcosa insieme, proprio come una band.  «Abbiamo letto, analizzato, provato infinite volte – ricordano Taroni e Forti -. Il brano ci ha travolto. I bambini erano molto entusiasti, specie nell’ultimo periodo. Avevamo ingranato la coreografia con i tempi della musica ed erano felici di mostrare il lavoro alle altre classi e al personale scolastico». Il plesso Pirazzini, che insieme alla primaria Tolosano, fa parte dell’Istituto comprensivo Matteucci, è stato a lungo guardato con sospetto per l’alta presenza di alunni stranieri. Una situazione che in passato aveva spinto molte famiglie a scegliere altre scuole. Oggi, però, lo scenario sta cambiando. «C’è uno zoccolo duro di famiglie italiane che difende il Pirazzini – spiegano le insegnanti -. Durante gli open day registriamo un forte riscontro positivo». La scuola si è aperta al territorio con tante iniziative: dalla piantumazione di alberi alla cassetta dei libri a San Francesco, fino agli aperitivi letterari – il prossimo giovedì 26 con la poetessa Maria Mancino – anche grazie alla collaborazione di un comitato genitori molto presente e attivo. «Abbiamo trasformato un punto di debolezza  – affermano le maestre – in un punto di forza».

Il metodo Dada logica: mente, cuore e corpo in movimento

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Le insegnanti Sara Forti e Nisia Taroni

Alla base del percorso educativo c’è anche il modello Dada logica, un approccio innovativo che integra mente, emozioni e fisicità. «Siamo partiti l’anno scorso con la prima, ma ormai fa parte della nostra quotidianità», spiegano le docenti. Il metodo si fonda su tre pilastri: stimolare il pensiero critico e creativo, educare alle emozioni e favorire l’apprendimento attraverso il corpo. Un approccio che ha mostrato i suoi effetti anche sul palco del Teatro Masini. «Quello che avete visto è mente, cuore e corpo in movimento». E in questo percorso, l’apprendimento diventa naturale. «Indipendentemente dalla nazionalità, se sei coinvolto a 360 gradi apprendi, anche se non vuoi». Una lezione che va oltre il concorso e che racconta di una scuola capace di educare davvero.

Barbara Fichera