Riportiamo di seguito l’editoriale del vescovo, monsignor Mario Toso, scritto per la testata “In Terris” (interris.it) il 4 marzo 2026.
I cristiani non dovrebbero sostenere la necessità di armarsi sempre di più per mantenere la pace. I cristiani, in altri termini, non dovrebbero schierarsi dalla parte di coloro che sostengono che, se si vuole la pace, si deve preparare la guerra, ossia si dovrebbe armare ulteriormente gli eserciti, anziché disarmarli, specie delle armi nucleari.
Ma, vivendo in un contesto socioculturale in cui si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze, a motivo del fatto dell’attuale destabilizzazione planetaria, e degli insistenti appelli a incrementare le spese militari, essi potrebbero andare al di là del principio di legittima difesa.
Potrebbero scivolare lentamente verso l’irrazionalità di rapporti tra popoli basati non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, bensì sulla paura e sul dominio della violenza. Ecco la sfida a cui Leone XIV ci richiama. A fronte della terza guerra mondiale a pezzi, e ad altri mali che ci opprimono, in primo piano sta Gesù Cristo che, con la sua incarnazione morte e risurrezione, ma ancor prima con la creazione costituisce la scaturigine prima della pace nell’umanità e nel cosmo.
La preoccupazione per la guerra che è tornata “di nuovo”. Leone XIV domenica ha fatto sentire la sua voce, per due volte, sulla situazione in Medioriente dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran. “Sono molto preoccupato per quello che succede nel mondo, specialmente ieri e oggi e non sappiamo per quanti giorni. La guerra di nuovo. Noi dobbiamo essere annunciatori di pace. Dobbiamo rifiutare la tentazione del male. La violenza non è mai la scelta giusta” ha detto il Pontefice nel corso della sua visita pastorale nella parrocchia dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo al Quarticciolo a Roma.
Prima del Quarticciolo il Papa era intervenuto sulla situazione in Medioriente all’Angelus, ricordando che “la stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso il dialogo ragionevole, autentico e responsabile”. Da qui l’appello: “Dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi, rivolgo alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile. Che la diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli che anelano a una convivenza pacifica fondata sulla giustizia. Continuiamo a pregare per la pace”.
Gesù, per mezzo e in vista del quale è stato creato il mondo, è la pace. Lo è come inizio e come fine della storia, alfa e omega. Detto altrimenti, desideriamo davvero la pace? Guardiamo a Gesù Cristo. Facciamo nostro l’insegnamento dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Prendiamo sul serio il mistero di Cristo fattosi uomo. Accogliamolo in tutta la sua ampiezza ed estensione. Non vanifichiamolo. Viviamolo in profondità, con realismo, non in astratto, in maniera folkloristica. Solo così possiamo essere davvero concreti ed efficaci costruttori di pace. Solo così possiamo andare alla radice dei mali e fare appello all’antidoto più efficace per la loro soluzione.
Secondo papa Leone il dramma della guerra va affrontato a partire dal progetto originario di Dio Padre e dalla conversione rispetto alla malvagità umana che provoca aggressioni, conflitti e distruzioni. Per risolvere la tragedia della guerra e degli altri mali (diseguaglianze, povertà, schiavitù, land grabbing, migrazioni bibliche, crisi del multilateralismo, sconquasso ecologico del pianeta) che oggi stanno gradualmente travolgendo l’intera umanità, va posta in primo piano l’aspirazione profonda delle persone e del genere umano, ossia la pace.
Mario Toso, vescovo














