I primi effetti del Cau si vedono anche nei numeri del Pronto soccorso di Faenza. Nel 2025 calano gli accessi meno urgenti, mentre aumenta il peso dei casi che richiedono accertamenti e controlli. Farina evidenzia l’importanza della collaborazione tra reparti e della rete territoriale

Prime ricadute
Il rapporto tra Pronto soccorso e Cau (Centro di assistenza urgenza) inizia a dare i primi risultati concreti all’ospedale di Faenza. A quasi due anni dall’apertura del centro territoriale dedicato ai problemi urgenti ma non gravi, si registra infatti una diminuzione degli accessi meno complessi al Ps e una distribuzione più mirata dei pazienti. Seppure con la consapevolezza che il reparto possa e debba crescere, non nasconde la propria soddisfazione Gabriele Farina, primario del Pronto soccorso e Medicina d’urgenza dell’ospedale di Faenza dal luglio 2022, arrivato in città dopo l’ultima esperienza al Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna.
«Di sicuro il Cau ha dato al Pronto soccorso un importante supporto nell’occuparci dei pazienti – spiega Farina –. Nel 2025 abbiamo registrato un calo degli accessi rispetto al 2024, soprattutto per quanto riguarda i casi meno gravi». Secondo il primario, il sistema deve però ancora entrare pienamente nelle abitudini dei cittadini. «Il Cau è una realtà nuova di cui c’era molto bisogno, perché permette di dare risposte rapide a chi non ha problemi gravi. È normale che serva tempo prima che sempre più persone si rivolgano direttamente a questa struttura».
Non sempre, infatti, è immediato capire a quale servizio rivolgersi. «Capita spesso che alcuni pazienti arrivino al Cau e poi vengano indirizzati al Pronto soccorso per controlli più approfonditi». Anche per questo motivo il centro territoriale è considerato una realtà in crescita. «Il Cau è formato in gran parte da medici specializzandi: è una struttura giovane che ha bisogno di tempo per svilupparsi. È importante definire bene i percorsi formativi di questi professionisti e da questo punto di vista l’ospedale può dare un contributo importante».
Personale e reparti
Per quanto riguarda il personale, la situazione del Pronto soccorso faentino è relativamente stabile. «Non siamo ancora completamente in organico: siamo 19 medici quando dovremmo essere 21, ma comunque non ci possiamo lamentare». Anche dal punto di vista delle strutture il reparto può contare su spazi adeguati. «Il Pronto soccorso è stato inaugurato nel 2019 e dispone di diversi ambulatori, in alcuni casi anche più di quelli presenti in ospedali più grandi del territorio regionale».
Uno degli aspetti che Farina sottolinea con maggiore convinzione è il rapporto con gli altri reparti dell’ospedale, fondamentale per il funzionamento dell’emergenza-urgenza. «Durante i momenti più difficili, in particolare nel periodo della pandemia, internisti e chirurghi ci hanno dato una grossa mano. Ancora oggi il reparto di Medicina interna rappresenta un supporto molto importante». Buona anche la collaborazione con la Cardiologia, recentemente rinnovata, e con la Geriatria. «Grazie al lavoro con le Case residenza per anziani convenzionate riusciamo spesso a ridurre la permanenza in ospedale dei pazienti più fragili, che possono tornare in un ambiente più familiare, dove noi continuiamo però a garantire assistenza a domicilio, riducendo così il numero di posti letti occupati in ospedale».
Tipologie di accesso
Per quanto riguarda le tipologie di accesso al Pronto soccorso, Farina spiega che a Faenza esiste da tempo una presenza significativa di pazienti psichiatrici, in parte legata alla presenza sul territorio di strutture dedicate come Villa Azzurra di Riolo Terme e i centri di Laura Cooperativa Sociale. «È una casistica piuttosto elevata: al Sant’Orsola di Bologna non vedevo percentuali così alte». In lieve crescita risultano anche gli ingressi di persone vittime di violenza, mentre le infezioni sono sostanzialmente stabili. Diverso invece il quadro per alcune patologie respiratorie. «Abbiamo notato un aumento di pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), soprattutto nei mesi invernali. Per questo è allo studio la realizzazione di un servizio di pneumologia permanente».
Nel complesso il bilancio resta positivo. «Rispetto ad altri ospedali della regione non possiamo lamentarci – conclude Farina –. L’ospedale di Faenza è una struttura piccola ma con potenzialità importanti. È chiaro che, come in tutte le realtà sanitarie, ci sono problemi da affrontare, soprattutto sul fronte del personale e dello sviluppo dei servizi. Ma la qualità dell’assistenza, a mio avviso, è più che sufficiente e rappresenta una buona base su cui continuare a lavorare».
Vincenzo Benini














