Non solo ascoltare la Parola del Vangelo o le fonti francescane, ma viverle, interpretarle, lasciarle risuonare dentro di sé attraverso il corpo, le emozioni e la relazione con gli altri. È l’esperienza proposta domenica scorsa in Seminario ai capi scout della zona Agesci Ravenna-Faenza, che hanno partecipato a un laboratorio di psicodramma biblico guidato dall’insegnante di religione Claudia Baldassari. Il cuore dell’attività è un metodo tanto originale quanto coinvolgente. Nato nel Novecento come forma di psicoterapia di gruppo, lo psicodramma permette di esplorare vissuti e sentimenti attraverso la drammatizzazione. Applicato alla Bibbia o ad altre fonti, come in questo caso, diventa uno strumento per entrare in profondità nei testi sacri: non più solo parole da leggere o meditare, ma esperienze da vivere in prima persona.

Il laboratorio svolto in Seminario a Faenza dai capi scout della Zona

«Psicodramma – spiega Baldassari – significa mettere in azione la Parola di Dio: “psiche” è anima, soffio vitale; “dramma” è azione. È un modo per incontrare Dio non solo con la mente, ma con tutto noi stessi: mente, corpo e relazioni». Durante il laboratorio, i partecipanti hanno messo in scena uno degli episodi più noti e radicali della vita di San Francesco d’Assisi: la spoliazione davanti al padre Pietro e al vescovo. Un gesto forte, con cui il giovane Francesco rinuncia ai beni e alla sicurezza familiare per scegliere una vita di libertà e povertà.

Attraverso la rappresentazione, gli scout sono entrati nei panni dei diversi personaggi: non solo Francesco, ma anche il padre, il vescovo, la folla. Un modo per immedesimarsi nelle emozioni di ciascuno, per cogliere la complessità delle relazioni e dei sentimenti in gioco. «Quando ascoltiamo la Parola da soli – prosegue Baldassari – viviamo un incontro profondo. Ma nello psicodramma accade qualcosa di particolare: la Parola diventa evento, crea comunità. Dio ci incontra anche insieme agli altri».

Uno degli aspetti più significativi è proprio il coinvolgimento di tutti. Ognuno partecipa nella misura in cui si sente, nel rispetto della propria sensibilità, ma nessuno resta spettatore passivo. L’esperienza diventa così occasione di condivisione e crescita reciproca. La scelta di San Francesco non è casuale: il laboratorio si inserisce nel contesto degli anniversari francescani a 800 anni dalla morte del poverello d’Assisi, ma soprattutto propone una figura capace ancora oggi di interrogare la vita concreta. «Anche chi non ha una fede esplicita – sottolinea Baldassari – può trovare in questi testi e in queste esperienze un richiamo all’autenticità e all’essere umani».

Lo psicodramma biblico si rivela così una proposta aperta e inclusiva, non riservata ai soli credenti. I laboratori, infatti, vedono la partecipazione di persone molto diverse: studenti, catechisti, educatori, ma anche semplici curiosi o professionisti come psicologi. Viene svolto da Baldassari in particolare i martedì sera all’Istituto di Scienze Religiose di Rimini. Un modo concreto e coinvolgente per avvicinarsi alla Parola, che da testo diventa esperienza vissuta.