Una domenica di sirene e tensione quella di ieri, racconta fra Francesco Ravaioli che si trova a Gerusalemme in servizio nella parrocchia del cattolici di lingua ebraica per un anno. Il francescano conventuale, di origini ravennate, aveva incontrato i giornalisti dell’Ucsi Emilia-Romagna nel viaggio che avevano fatto in Terra Santa. In quell’occasione aveva raccontato la condizione di una comunità “troppo piccola per essere minoranza”. Da sabato, con l’attacco Usa-Israele in Iran tutto si è complicato. Il suo racconto.

La situazione a Gerusalemme

La giornata è stata scandita da una serie di sirene e allarmi che invitavano gli abitanti di Gerusalemme a recarsi in luoghi sicuri, per la controffensiva di missili dall’Iran. In serata, spiega via whatsapp fra Francesco, ci sono stati danni alla periferia della città. “Abbiamo celebrato tre Messe nell’interrato, anziché una in chiesa, tra le 12 e le 18,30: una in inglese, due in ebraico”.

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Il pomeriggio a donare sangue

Sabato, con l’inizio del bombardamento su Teheran, il risveglio era stato segnato dal primo allarme anti-aereo. Poi, come ha spiegato nel pezzo che abbiamo pubblicato ieri, la comunità si è preparata a celebrare in un seminterrato. Come gesto di solidarietà, fra Francesco e il parroco, padre Benedetto di Bitonto sono andati a donare il sangue alla Maghen David Adom per le eventuali necessità dei feriti. Anche l’università che frequenta Francesco, che è a Gerusalemme proprio per studiare l’ebraico, è chiusa: le lezioni, nei prossimi giorni, saranno online.

“Preghiamo per la pace dei poveri”

“Grazie per la preghiera… – spiega nel suo messaggio alla comunità -. Vi affido soprattutto chi non ha la possibilità di accedere a rifugi e luoghi abbastanza sicuri. Preghiamo per la pace dei poveri qui e non solo”.