Prosegue il racconto dell’esperienza di fra Francesco Ravaioli. Il francescano conventuale, di origini ravennati e con esperienze di servizio anche a Faenza, si trova a Gerusalemme in servizio nella parrocchia del cattolici di lingua ebraica per un anno. Con l’attacco Usa-Israele in Iran tutto si è complicato. Ecco la sua nuova testimonianza.

La vita delle comunità cattoliche oggi a Gerusalemme

Messe nei rifugi, allarmi quotidiani. È questa la vita delle comunità cattoliche a Gerusalemme dal 28 febbraio, da quando è iniziata la guerra all’Iran. Israele è tra i Paesi che attaccano, e certamente la situazione è peggiore in Iran dove le bombe uccidono. Ma anche nella città santa la gente, e i cristiani, subiscono le conseguenze di una guerra non scelta, e non voluta, decisa nelle stanze dei bottoni. È questo il racconto di fra Francesco Ravaioli, francescano conventuale, di origini ravennate, che si trova a Gerusalemme per un anno di studio nella comunità dei cattolici di lingua ebraica, di cui avevamo parlato nel reportage dalla Terra santa. «C’è stanchezza nella popolazione – spiega il parroco della comunità don Benedetto di Bitonto in una call online che ha riunito amici e conoscenti, domenica sera -. La guerra è una ferita per la società che da tre anni non fa niente altro che fare la guerra. Mancano insegnanti, medici e terapisti. Senza contare i feriti, i superstiti, i lutti. L’economia è al collasso». E l’ulteriore fronte con l’Iran non può che peggiorare la situazione.

Una bomba ha colpito la casa di un fedele della comunità di Santi Anna e Simeone

«La guerra è un tema complesso – ragiona fra Francesco – ci sono visioni politiche diverse ma, parlando con la gente, l’impressione che emerge è la distanza tra le decisioni dei potenti e la vita della gente». Nella parrocchia di fra Francesco si prega per la pace, si celebra nei rifugi anti-aerei e si dona sangue per chi è feriti. «Domenica abbiamo pregato per i bambini e la loro pace, per le vittime della guerra. E per la giovane donna che ha iniziato i riti pre-battesimali in vista della Veglia pasquale». Una luce di resurrezione.