Marco Molari ha 36 anni, vive a Cesena e lavora a Faenza. Ha due figlie di quattro e un anno ed è sposato da sette anni. È un papà che appartiene alla generazione dei Millennials, quelli che dedicano più tempo ai figli e alla famiglia, che ascoltano i pedagogisti, il cui ruolo di padre è centrale nella percezione della propria identità. Le elaborazioni di Save the children su dati Inps riferiti al 2024 e rese note lunedì 16 marzo mostrano che oltre il 64 per cento dei padri lavoratori dipendenti ha beneficiato del congedo di paternità, lasciando apparire un quadro in cui la scelta di prendersi cura dei figli non è ancora molto condivisa.

Intervista a Marco Molari “Nelle giovani famiglie è più viva la parità di genere”

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«Mi aspettavo che la percentuale fosse più elevata – commenta Molari -. All’arrivo della seconda figlia noi abbiamo scelto di ridurre a part time l’orario lavorativo della mamma… Si presuppone sempre che l’aspetto materno nella genitorialità sia il più importante». Un tema che i giovani padri si pongono sempre più. «In un incontro sull’essere genitori, a Longiano, qualche tempo fa – racconta l’ingegnere – il pubblico era formato da due generazioni, i più giovani come noi, e i nostri genitori. Durante il confronto, anche su temi di oggi come la fluidità di genere per esempio, le diversità tra i tempi sono emerse in modo chiaro dal fondo alla sala dove tre o quattro babbi passeggiavano tenendo in braccio i figli per cercare di addormentarli. Questo aspetto è presente nelle giovani famiglie, nelle quali è più viva la parità di genere, soprattutto se si parla di genitorialità». Non solo, aggiunge. «I genitori di oggi si informano di più. Vedo gli sforzi che noi come genitori facciamo per imparare a essere genitori, mentre una volta nessuno si poneva il tema. Si applicava l’unico metodo che si conosceva, quello dei propri genitori». L’esperienza di Marco resta ancorata alla fede. «Viviamo la nostra fede cristiana nella vita di tutti i giorni – spiega – ma le attività di educatore che ho svolto in Azione Cattolica, anche come vicepresidente del settore giovani per tre anni, dopo i primi anni di matrimonio sono venute a mancare. Abbiamo continuato a frequentare il Gruppo delle giovani famiglie. Ora siamo noi che abbiamo bisogno di attingere». Essere padre per Molari «non è stato di sicuro un passaggio “naturale” – afferma senza giri di parole – ma un momento, nella sua bellezza, traumatico. Quella della famiglia e della paternità è stata una sfida che ho colto appieno. Non è una scelta che tutti fanno, so di preciso quali sono le rinunce». Alla fine dei conti, qual è il lavoro più sfidante di un babbo di oggi? «È quello del quotidiano. Trascorro quasi cinquanta ore della mia settimana fuori casa. Per la mia esperienza la sfida è quella di tirare fuori le ultime energie per farmi vedere sorridente dalle bambine e giocare con loro perché con la stanchezza e la negatività che spesso portiamo a casa dal lavoro, il rischio è dire giochiamo domani».

Mariaelena Forti