È tornata visibile e già visitabile alla Pinacoteca Comunale di Faenza, in via Santa Maria dell’Angelo, la lunetta con l’Annunciazione di Biagio d’Antonio, restaurata grazie a un intervento di alto profilo scientifico. La presentazione ufficiale è avvenuta questa mattina, 25 marzo, giorno dell’Annunciazione.
Un ritorno atteso per il museo più antico della Romagna

La restituzione della lunetta al pubblico rappresenta un momento significativo per la Pinacoteca Comunale di Faenza, riconosciuta come il museo più antico della Romagna. L’opera rientra nel percorso espositivo dopo un lungo periodo di assenza, necessario per affrontare un restauro complesso reso indispensabile da uno stato di conservazione precario. L’intervento ha interessato sia il supporto ligneo, compromesso dal tempo e da precedenti restauri, sia la pellicola pittorica, che presentava alterazioni cromatiche e depositi superficiali.
Biagio d’Antonio tra Firenze, Roma e Faenza
L’autore, Biagio d’Antonio, nato a Firenze intorno al 1445, fu protagonista della stagione artistica del Quattrocento, un secolo segnato da straordinarie sperimentazioni e dalla presenza di grandi maestri come Donatello. Formatosi nella bottega di Andrea del Verrocchio, lavorò in un contesto in cui gli artisti erano anche imprenditori e si confrontavano costantemente tra loro per affinare linguaggi e soluzioni espressive. Fu tra i pittori inviati a Roma da Lorenzo il Magnifico per contribuire alla decorazione della Cappella Sistina; al suo rientro continuò a operare anche per Faenza, lasciando opere di grande rilievo. La lunetta con l’Annunciazione, databile intorno al 1476, testimonia questa stagione di intensa creatività, con richiami alla grande pittura fiorentina e una raffinata costruzione dello spazio architettonico.
Un restauro d’eccellenza internazionale
Il recupero è stato affidato all’Opificio delle Pietre Dure, uno dei più importanti istituti di restauro al mondo. L’intervento, condotto da un’équipe di restauratori specializzati in diversi ambiti, si è svolto all’insegna della collaborazione interdisciplinare. Come evidenziato durante la presentazione, il lavoro ha permesso di consolidare il supporto ligneo, stabilizzare la struttura e restituire alla superficie pittorica la sua originaria luminosità. Le operazioni di pulitura hanno riportato alla luce dettagli e cromie compromessi, offrendo oggi una lettura più autentica dell’opera. Fondamentale il contributo scientifico e tecnico coordinato dalla soprintendente dell’Opificio, Emanuela Daffra, insieme a un metodo di lavoro orientato «al servizio del futuro», capace di garantire la conservazione nel tempo. Il restauro è il risultato di una sinergia tra enti e professionalità diverse. La direttrice scientifica della Pinacoteca, Roberta Bartoli, ha sottolineato il valore dell’intervento per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio artistico locale. Accanto a lei, Benedetta Diamanti, dirigente del Settore Cultura del Comune di Faenza, ha evidenziato l’impegno dell’amministrazione nel sostenere progetti di tutela e promozione culturale. Un ruolo importante è stato svolto anche da Alvise di Canossa, presidente di Arterìa, che ha contribuito al percorso di recupero dell’opera, in un contesto in cui – ha ricordato – «ci occupiamo di muovere e spostare queste opere», a testimonianza della complessità organizzativa che accompagna interventi di questo livello. A rimarcare il valore dell’iniziativa è stato anche il sindaco Massimo Isola, che ha richiamato l’importanza di «mantenere il patrimonio artistico e prendersene cura», sottolineando come interventi di questo tipo rappresentino un investimento culturale per l’intera comunità.
Barbara Fichera














