Faenza ospita una delle comunità senegalesi più significative dell’Emilia-Romagna. Una presenza numericamente rilevante, stabile nel tempo e intrecciata alla vita sociale ed economica del territorio, ma spesso poco visibile nel dibattito pubblico.
Secondo i dati comunali, i cittadini di origine senegalese residenti a Faenza sono 579, pari a circa l’8% della popolazione straniera. La comunità si colloca tra le più numerose dopo quelle provenienti da Albania (25,7%), Romania (17,3%) e Marocco (8,3%). Un dato che racconta una realtà consolidata, costruita nel tempo e sostenuta soprattutto dalle famiglie e dalle seconde generazioni. «Siamo una delle comunità etniche più grandi a Faenza», racconta Rama, 30 anni, cresciuta in Italia fin da quando aveva sei mesi. «Molti di noi lavorano nel settore agricolo, ed è anche per questo che la nostra presenza è diventata stabile».
L’origine della migrazione negli anni Ottanta
La migrazione senegalese in Italia ha origine negli anni Ottanta, ma nel territorio faentino si è trasformata in una comunità strutturata, con famiglie residenti, figli nati o cresciuti in Italia e un forte investimento nel percorso scolastico e formativo. Rama ne è un esempio: dopo aver frequentato le scuole a Faenza – tra l’Oriani e il Rim – ha proseguito gli studi universitari a Parigi. «Siamo cresciuti qui, studiamo qui, lavoriamo qui. Faenza è casa», spiega. Questa dimensione familiare è uno degli elementi che rende la comunità senegalese particolarmente stabile. «Non siamo una comunità di passaggio», sottolinea Rama. «Le famiglie sono qui, i bambini vanno a scuola qui, il futuro è qui». L’integrazione della comunità senegalese a Faenza è spesso definita come “silenziosa”: reale, quotidiana, ma raramente sotto i riflettori. «Ci integriamo senza perdere la nostra base di origine», spiega Rama. «È un’integrazione concreta, non urlata».
Un modello che si differenzia da quello di altri Paesi europei. «In Francia si parla di assimilazione, qui no», osserva. «Qui puoi integrarti senza dover rinunciare a chi sei». Questa integrazione passa dal lavoro, dalle relazioni quotidiane e dalla scuola, ma anche da una forte coesione interna. «C’è una solidarietà molto forte», racconta Rama. «Ci si conosce anche senza conoscersi direttamente, per legami familiari, per appartenenza». La comunità senegalese è storicamente molto attiva sul piano associativo e culturale. A Faenza opera l’associazione Senegalesi Insieme, che promuove eventi interculturali, momenti di socializzazione e iniziative di solidarietà. «Ci sono tanti eventi che riuniscono la comunità», spiega Rama. «E quando c’è una causa comune, ci mobilitiamo subito». Tra i momenti più sentiti ci sono le feste religiose e tradizionali, come il Magal e il Gamou, che rappresentano occasioni fondamentali di ritrovo, trasmissione culturale e rafforzamento dei legami comunitari. Negli ultimi anni, complice anche la pandemia, alcune attività si sono ridotte, ma l’energia non è venuta meno. «Forse oggi la comunità è meno visibile rispetto al passato, ma i giovani stanno cercando di ridarle vita», sottolinea Rama.
Il legame con il Senegal e la responsabilità collettiva
Nonostante il forte radicamento in Italia, il legame con il Senegal rimane centrale. «C’è un rapporto molto forte con il paese d’origine», racconta Rama. «Molti inviano denaro alle famiglie, investono in terreni o case». Un gesto che va oltre l’aiuto economico e assume un valore simbolico. «Per noi è importante essere utili anche come senegalesi», spiega. «È un modo per restituire, per sostenere chi è rimasto». Questo senso di responsabilità si traduce anche in una presa di posizione netta contro l’immigrazione irregolare. «C’è una lotta interna molto forte contro l’immigrazione clandestina», afferma Rama. «Sappiamo cosa significa partire, e vogliamo che avvenga in modo dignitoso e sicuro». La comunità senegalese di Faenza non è una realtà separata, ma una componente integrante del tessuto cittadino. Una presenza che lavora, studia, cresce e contribuisce allo sviluppo del territorio, spesso lontano dai riflettori ma profondamente radicata nella quotidianità. «Siamo qui da tanto tempo», conclude Rama. «E anche se non facciamo rumore, ci siamo. Faenza è anche nostra».
In numeri: quasi un alunno su 4 ha origini straniere
Gli stranieri residenti a Faenza al 1° gennaio 2025 sono 7.227 e rappresentano il 12,3% della popolazione residente.
La comunità straniera più numerosa è quella proveniente dall’Albania con il 25,7% di tutti gli stranieri presenti sul territorio, seguita dalla Romania (17,3%) e dal Marocco (8,3%), poi Senegal (8%), Ucraina (6,4%) e Moldova (6,2%).
Circa la metà di questa popolazione (47,3%) ha meno di 34 anni.
All’anno scolastico 2024/25 risultano 1.242 gli alunni stranieri iscritti negli istituti comprensivi del Comune di Faenza, con una percentuale del 22,51% rispetto al totale (5.518). Nel 2019/20 la percentuale era del 18,77%.
Jacopo Cavina














