La Regione Emilia-Romagna ha impugnato la legge di bilancio 2026 davanti alla Corte Costituzionale sui Lep per l’assistenza agli alunni con disabilità. Contestata l’assenza di adeguate coperture finanziarie statali e il peso sui bilanci dei Comuni. “Bambini e bambine rischiano di non frequentare le scuole”, avverte il presiodente De Pascale
Mancano i fondi per garantire i diritti previsti dai Lep
La Regione Emilia-Romagna ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge nazionale di bilancio 2026 in merito all’istituzione dei Lep (Livelli essenziali di prestazioni) per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale degli alunni con disabilità in età evolutiva.
La delibera, approvata dalla Giunta guidata dal presidente Michele de Pascale, evidenzia in particolare la mancanza di un’adeguata analisi degli oneri finanziari a carico degli enti territoriali e la conseguente insostenibilità per i bilanci locali.
L’istruzione è un diritto garantito dallo Stato. A rischio i bambini disabili
Nel 2025, sottolinea la Regione, i Comuni dell’Emilia-Romagna hanno sostenuto una spesa di 134 milioni di euro, coprendo l’87 per cento del fabbisogno necessario a garantire i diritti previsti dai Lep. Il ricorso mette in luce l’assenza di coperture statali dirette, l’esiguità degli stanziamenti per il biennio di transizione 2026-2027 e le criticità previste per l’entrata a regime nel 2028.
Secondo la Regione, inoltre, non vengono considerati i costi effettivi del servizio né il numero medio di ore assegnate in base ai Pei (Piano educativo individualizzato), trattandosi di una funzione strettamente legata a un diritto incomprimibile come quello all’istruzione. “Senza i fondi regionali e dei Comuni – conclude l’ente – bambini e bambine con disabilità rischiano di non frequentare le scuole, pur trattandosi di servizi che dovrebbero essere garantiti dallo Stato”.














