Il turismo in Romagna continua a crescere, ma cambia profondamente nelle sue dinamiche. Aumentano gli arrivi, si accorciano i soggiorni e si rafforza il comparto extra-alberghiero, delineando un nuovo modello di ospitalità che interpella istituzioni, operatori e mondo del lavoro.
Rimini tra grandi numeri e nuove tendenze
Nel 2025 la provincia di Rimini conferma il proprio ruolo centrale nella Riviera romagnola, registrando 3.954.156 turisti (+4,63%) e 15.621.185 pernottamenti (+1,85%). Tuttavia, il dato più significativo è la riduzione della permanenza media: crescono gli arrivi, ma le presenze restano sostanzialmente stabili.
La componente italiana si attesta a 2.984.951 arrivi (+3,72%) e 11.072.518 presenze (-0,04%), mentre quella estera si conferma motore della crescita con 969.205 arrivi (+7,52%) e 4.548.667 pernottamenti (+6,76%).
Il comparto alberghiero mantiene volumi elevati (3.594.597 arrivi, +3,36%), ma evidenzia una stagnazione delle permanenze (13.696.378, -0,02%). In forte espansione, invece, l’extra-alberghiero: 359.559 arrivi (+19,29%) e 1.924.807 presenze (+17,44%), trainato soprattutto dalla domanda straniera.
Il confronto con il 2019 evidenzia una trasformazione strutturale: a fronte di un aumento degli arrivi (+163.543), i pernottamenti calano (-616.418). L’alberghiero perde oltre 1,4 milioni di presenze, mentre l’extra-alberghiero cresce in modo consistente, ridefinendo il modello di accoglienza.
Forlì-Cesena tra crescita e fragilità del sistema
Più complessa la situazione nella provincia di Forlì-Cesena, dove nel 2025 si registrano 1.232.277 turisti (+2,77%) e 5.803.947 pernottamenti (-0,94%).
Gli italiani aumentano negli arrivi (1.023.056, +2,23%) ma calano nelle presenze (-2,17%), mentre gli stranieri crescono sia negli arrivi (+5,46%) sia nei pernottamenti (+4,31%).
L’alberghiero registra una lieve crescita negli arrivi ma una flessione nelle presenze, mentre l’extra-alberghiero aumenta negli arrivi ma non riesce a consolidare le permanenze. Il territorio mostra quindi una difficoltà a trattenere i flussi turistici.
Rispetto al 2019 si osserva un recupero quantitativo, con arrivi e pernottamenti in aumento, ma non pienamente qualitativo: l’alberghiero resta sostanzialmente fermo, mentre l’extra-alberghiero cresce con maggiore dinamismo.
Ravenna modello di equilibrio e sviluppo
La provincia di Ravenna emerge come la realtà più dinamica nel 2025, con 1.749.275 arrivi (+8,96%) e 7.241.692 pernottamenti (+6,06%).
La crescita riguarda sia il turismo italiano sia quello straniero, con un incremento diffuso delle presenze. L’alberghiero registra segnali positivi, ma è ancora l’extra-alberghiero a trainare l’espansione, con aumenti a doppia cifra.
Anche il confronto con il 2019 conferma la solidità del sistema: crescono sia arrivi sia pernottamenti, con un contributo significativo della componente internazionale. L’extra-alberghiero diventa un pilastro strutturale, mentre l’alberghiero subisce una lieve contrazione.
Un nuovo modello turistico per la Romagna
Nel complesso, il 2025 restituisce l’immagine di una Romagna in espansione rispetto al 2024, ma profondamente cambiata rispetto al periodo pre-pandemico. Il sistema turistico si sta spostando da un modello fondato sulla stabilità alberghiera a uno più flessibile, caratterizzato da soggiorni brevi e crescente incidenza dell’extra-alberghiero.
Le preoccupazioni della CISL Romagna sul lavoro
«Il quadro che emerge dai dati conferma che la Romagna continua ad attrarre, ma sta cambiando pelle – afferma il segretario generale CISL Romagna Francesco Marinelli -. Crescono gli arrivi, ma si accorciano i soggiorni e si trasforma il modello di ospitalità. È una dinamica che, dal punto di vista sindacale, non può essere letta solo come un successo quantitativo: va governata, perché ha effetti diretti sulla qualità del lavoro e sulla tenuta sociale del territorio».
«Come CISL Romagna evidenziamo un punto centrale: il ridimensionamento relativo dell’alberghiero e l’espansione dell’extra-alberghiero rischiano di produrre un sistema con meno lavoro stabile, meno contrattualizzato e più frammentato. Il turismo romagnolo è cresciuto storicamente come industria dell’ospitalità, capace di generare occupazione diffusa e professionalità. Se oggi si evolve verso modelli più “leggeri”, dobbiamo evitare che questo significhi precarietà e perdita di posti di lavoro. Servono regole, controlli e politiche che valorizzino il lavoro qualificato».
Tra turismo esperienziale e congressuale
«Allo stesso tempo – prosegue il segretario – non possiamo ignorare che il cambiamento della domanda è reale. Il turista cerca sempre più esperienze, autenticità e territori da vivere. Questo apre una grande opportunità per la Romagna, ma il turismo esperienziale non si improvvisa: richiede competenze, integrazione tra filiere e investimenti mirati. E anche qui il lavoro è centrale».
«Accanto a questo, va rilanciato con forza anche il turismo congressuale, che rappresenta una leva strategica per qualificare l’offerta e destagionalizzare i flussi. La Romagna dispone di strutture importanti e di un know-how consolidato, ma per competere davvero servono investimenti continui, promozione coordinata e servizi di livello internazionale».
Il nodo delle infrastrutture
«C’è poi una questione strutturale cruciale: le infrastrutture. È impensabile competere nel mercato turistico internazionale con strade congestionate, collegamenti ferroviari insufficienti e un sistema aeroportuale fragile. Investire su viabilità, ferrovie e trasporto aereo è una scelta strategica».
«In sintesi – conclude Francesco Marinelli -, i dati ci dicono che il turismo cresce, ma cambia. La sfida è governare questa trasformazione: più qualità del lavoro, più infrastrutture, più turismo esperienziale e più congressuale. Solo così la Romagna potrà restare competitiva senza perdere la propria identità e, soprattutto, senza scaricare i costi del cambiamento su lavoratrici e lavoratori».














