Nelle scuole della Romagna faentina il cambiamento si coglie prima di tutto nella vita quotidiana: classi che si riorganizzano, numeri che oscillano, servizi educativi chiamati ad adattarsi a una popolazione scolastica in lenta trasformazione. I dati più recenti aiutano a leggere questa evoluzione con maggiore precisione, mostrando un calo concentrato soprattutto nei servizi per l’infanzia e nel primo ciclo, a fronte di una sostanziale tenuta in questi anni delle scuole superiori.

È un quadro che riguarda tutto il territorio dell’Unione, ma che diventa particolarmente evidente anche in comuni come Brisighella, dove la scuola continua a rappresentare un presidio essenziale per le famiglie e per la vita delle frazioni. I dati ufficiali dell’Ufficio istruzione dell’Unione della Romagna Faentina mostrano una riduzione costante del numero complessivo di alunni, con segnali particolarmente marcati nei servizi per l’infanzia e nel primo ciclo.

Nel dettaglio, il totale degli iscritti nelle scuole dell’Unione è passato dai 13.936 alunni dell’anno scolastico 2020/21 ai 14.013 del 2021/22 (anno di massimo recente), per poi scendere progressivamente a 13.971 nel 2022/23, 13.878 nel 2023/24, 13.806 nel 2024/25, fino a 13.551 alunni per il 2025/26. Un calo che, nell’arco di pochi anni, si traduce in quasi quattrocento studenti in meno nelle scuole del territorio.

L’andamento non è però uniforme nei diversi ordini di scuola. La flessione più netta riguarda la scuola dell’infanzia, dove gli iscritti sono passati dai 2.085 del 2021/2022 ai 1.755 del 2025/26. Anche il primo ciclo – primaria e secondaria di primo grado – registra una diminuzione costante: dagli oltre 6.600 alunni del 2020/21 si scenderà a poco più di 6.050 nel 2025/26. Diverso, almeno per ora, l’andamento delle scuole superiori, che hanno conosciuto una crescita fino al 2024/25, per poi stabilizzarsi: dai 5.277 studenti del 2020/21 si è arrivati a 5.747 nel 2024/25, con una lieve flessione a 5.740 nel 2025/26.

Il quadro generale, dunque, è quello di un sistema scolastico che regge nei gradi più alti ma che vede assottigliarsi progressivamente la base, a causa della denatalità che da anni caratterizza la Romagna faentina.

Il punto su Brisighella, che passa da 571 a 496 alunni (a “soffrire” di più è la primaria)

Uno degli esempi più evidenti di questa dinamica è rappresentato dal Comune di Brisighella. Qui il numero complessivo di iscritti dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado è in calo continuo da sei anni: si è passati da 571 alunni nel 2020/21 a 564 nel 2021/22, 548 nel 2022/23, 520 nel 2023/24, 510 nel 2024/25, fino ai 496 alunni per il 2025/26. In poco tempo si è così persa oltre una decina di punti percentuali di popolazione scolastica.

Guardando nel dettaglio dei plessi, la scuola dell’infanzia appare complessivamente stabile nel numero totale degli iscritti, oscillando tra 112 e 116 bambini. All’interno di questo dato complessivo, però, emergono differenze significative: il plesso di San Martino in Gattara passa dai 21 iscritti del 2020/21 ai 9 per il 2025/26, mentre Marzeno cresce nello stesso periodo da 19 a 23 alunni.

È la scuola primaria a subire il colpo più duro. A Brisighella gli alunni scendono da 286 nel 2020/21 a 213 nel 2025/26. Qui la primaria “Pazzi” passa da 142 iscritti a 96, Fognano da 87 a 66 e Marzeno da 57 a 51. Numeri che, tradotti nella vita quotidiana delle scuole, significano meno classi e gruppi sempre più ridotti.

Un segnale in parziale controtendenza arriva invece dalla scuola media “Ugonia”: dopo aver toccato il minimo di 144 alunni nel 2024/25, per il prossimo anno scolastico è previsto un recupero fino a 171 iscritti.

Dietro questi numeri c’è un fenomeno strutturale che riguarda l’intero territorio. Il bacino degli studenti si restringe perché si riduce il numero dei nuovi nati. Nella sola Romagna faentina, nel 2024, i nati sono stati poco più di cinquecento, e anche a Brisighella – dove nel 2024 si sono registrati 41 nuovi nati – il saldo naturale resta fortemente negativo, con decessi che superano di gran lunga le nascite.

A livello di Unione, la flessione è concentrata soprattutto nelle fasce d’età più basse, mentre le scuole superiori mantengono per ora una sostanziale tenuta. Nel complesso, i dati delineano una sfida che non è solo organizzativa, ma profondamente sociale. La riduzione degli iscritti riguarda prima di tutto l’infanzia e il primo ciclo e, se non accompagnata da politiche di sostegno alle famiglie e ai servizi educativi, rischia di produrre effetti a cascata sull’intero sistema scolastico.

Nel caso di Brisighella, nonostante la contrazione numerica, la rete dei plessi nelle frazioni – Marzeno, Fognano, San Martino in Gattara – continua a rappresentare un presidio fondamentale per la comunità, consentendo di mantenere attiva una scuola di prossimità anche nei centri più piccoli. Una scelta che, di fronte all’“inverno demografico”, diventa sempre più una scommessa sul futuro del territorio e sulla sua capacità di restare attrattivo per le famiglie.

Regione e “scuole di montagna”: sostegno alle pluriclassi

Per accompagnare le scuole nei territori più piccoli, dove la diminuzione demografica rende difficile mantenere gruppi sufficienti per ogni classe, la Regione Emilia-Romagna ha previsto risorse dedicate alle pluriclassi nelle scuole primarie e dell’infanzia dei comuni montani e dell’Appennino. La misura, parte del piano regionale per il rafforzamento dell’offerta formativa nei territori a basso numero di studenti, ha stanziato complessivamente quasi un milione di euro per sostenere le scuole che adottano l’organizzazione pluriclasse, garantendo così la continuità educativa anche nei centri dove i numeri sono più contenuti.

Un caso concreto di questo impegno è quello della scuola primaria di Marzeno, che potrà beneficiare di circa 10mila euro di fondi regionali per le attività pluriclasse. La scelta di sostenere le pluriclassi non è solo una risposta organizzativa: si traduce in un segnale politico e sociale forte, che punta a mantenere viva la rete scolastica nei piccoli centri e a sostenere le comunità locali. In un territorio dove le famiglie devono spesso fare i conti con distanze, costi e tempi di spostamento, mantenere una scuola di prossimità come quella di Marzeno significa dare continuità all’esperienza formativa dei bambini e facilitare la vita quotidiana delle famiglie.

Scuola e legge nazionale sui Comuni montani

Il riconoscimento di comune montano permetterebbe a Brisighella di accedere con maggiore facilità a fondi nazionali e regionali pensati per territori con difficoltà strutturali.

Tra i principali strumenti: Fondo nazionale per la montagna; finanziamenti per servizi essenziali nei piccoli comuni; bandi specifici per trasporti, sanità territoriale e scuole. Per un comune con frazioni diffuse e collegamenti complessi come Brisighella questo significa poter sostenere servizi che altrove sono più semplici da garantire. Uno degli effetti più concreti riguarda proprio la scuola. Lo status di comune montano può facilitare: deroghe al numero minimo di alunni per classe; mantenimento delle pluriclassi; finanziamenti per trasporto scolastico e servizi educativi. In territori collinari o appenninici, dove gli studenti sono distribuiti tra più frazioni, questi strumenti sono spesso decisivi per evitare la chiusura dei plessi.

Nel caso di Brisighella, dove il comprensivo gestisce più scuole tra capoluogo e frazioni, la classificazione montana potrebbe quindi rappresentare un elemento di tutela del sistema scolastico locale. Il nodo della classificazione resta però al centro del confronto nazionale. Alcuni territori che storicamente si considerano montani rischiano infatti di perdere questo riconoscimento con i nuovi criteri altimetrici, mentre altri potrebbero ottenerlo. Per Brisighella la partita è importante: lo status di comune montano non cambierebbe solo una definizione amministrativa, ma potrebbe incidere sulla capacità di mantenere servizi fondamentali – a partire dalle scuole – in un territorio che vive le stesse sfide demografiche di molte zone dell’Appennino.