Cresce il dibattito attorno al progetto di variante al Pai Po, redatto dall’autorità di Bacino distrettuale del fiume Po, per mettere in sicurezza i fiumi romagnoli dopo le alluvioni del 2023 e 2024. Il documento sta sollevando parecchie perplessità nei residenti di diverse aree, attraversate dai corsi d’acqua. In particolare, a Solarolo, un gruppo di circa 200 persone critica fortemente le misure di sicurezza, che si vorrebbero adottare in caso di piena dei fiumi Senio e Santerno.
A Solarolo dovrebbero sorgere due aree a esondazione controllata

Nel comune solarolese infatti dovrebbero sorgere due aree a esondazione controllata, una da 320 ettari per il Senio e una da 525 per il Santerno. Con questi numeri, circa un terzo del territorio comunale sarebbe di fatto un’area allagabile e soltanto la zona individuata nelle vicinanze del Senio conta 55 abitazioni e 70 attività produttive, tra cui un birrificio. «Ciò che è paradossale – spiega un residente che ha attività in questi luoghi – è che abbiamo scoperto di essere all’interno di un’area ad esondazione controllata casualmente, dai social. Nessuno ci ha comunicato ufficialmente questa decisione. Abbiamo immediatamente cercato il dialogo con le amministrazioni della Romagna Faentina, che però hanno, in questo momento, pochi elementi in mano e sono sembrate, a loro volta, piuttosto spiazzate dal documento redatto dall’Autorità di Bacino». Il progetto è stato pubblicato lo scorso 30 dicembre e fino al 30 marzo è possibile presentare osservazioni e rilevare possibili criticità. «Non è semplice però – proseguono i residenti – presentare delle osservazioni a fronte di un documento che è troppo generico e rimanda tante decisioni cruciali, alle progettazioni future che saranno in capo alla Regione». Nel progetto presentato dall’Autorità di Bacino, ad esempio, si fa riferimento a misure di protezione locali, da mettere in campo, per proteggere gli insediamenti posti all’interno dell’area ad esondazione controllata. «Non vengono però assolutamente specificate quali siano queste misure, è tutto molto vago. Abbiamo anche chiesto all’Autorità di Bacino, quale sarebbe il tirante idrico (livello dell’acqua) in caso di allagamento ma ci è stato solo risposto che sarà contenuto, senza indicazioni precise. Dai nostri calcoli, tenuto conto che l’area ad esondazione controllata sarà confinata da argini alti al massimo due metri, ci aspettiamo fino ad un metro d’acqua nelle nostre proprietà».
Forse nascerà un Comitato dei cittadini
Proprio per interloquire in maniera più efficace con le istituzioni e, soprattutto, con l’Autorità di Bacino i 200 residenti coinvolti da queste misure stanno valutando di costituire un comitato. «Tutto tace – spiegano – anche sul fronte della servitù di allagamento e relativi indennizzi. Al momento, non sappiamo su quali parametri saranno calcolati i risarcimenti e a quanto potranno ammontare».
Ciò che invece è certo è che, con la pubblicazione del progetto, sono già entrati in vigore dei vincoli urbanistici e le proprietà, in questa zona, si sono fortemente svalutate. «Non è possibile né costruire e né ristrutturare e sono già saltate due compravendite di terreni agricoli, con gli acquirenti che si sono tirati indietro, dopo aver scoperto di essere all’interno di un’area allagabile». Quello però che i residenti di queste zone vogliono sottolineare è che non stanno conducendo una battaglia solamente per salvare le loro case e attività ma anche per l’intero territorio. «Quest’area ad esondazione controllata – spiegano – dovrebbe mettere in sicurezza i centri abitati più a valle, a partire da Solarolo. In realtà però l’acqua che allagherà le nostre proprietà, dovrà poi fuoriuscire tramite la rete di scolo esistente, che rischia di trovarsi fortemente sotto pressione. In queste condizioni nemmeno il centro di Solarolo può definirsi al sicuro, anzi. Nel documento redatto dall‘Autorità di Bacino infatti non si menzionano saracinesche o valvole clapet, da utilizzare per indirizzare realmente l’acqua. Anche su questo punto il progetto è nebuloso e non sembra esserci una tracimazione realmente gestita». Ora i 200 residenti si aspettano che ci sia un reale confronto con le istituzioni perché «un progetto così impattante, non può essere generico e calato dall’alto, senza coinvolgere chi abita in questi luoghi e senza ragionare sulle ripercussioni enormi che comporta». Per i residenti rimane poi irrisolto il nodo delle zone di protezione speciale, che stanno sollevando polemiche anche in altri territori, come il bacino del Lamone. «Troviamo incoerente avere delle aree con vincoli ambientali così stringenti lungo l’asta del Senio e chiedere ai cittadini di convivere con il rischio di subire un allagamento. Prima di pensare ad aree ad esondazione controllata, bisognerebbe garantire una manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua efficiente e puntuale». Ciò che però preoccupa maggiormente gli abitanti non sono le ripercussioni economiche ma quelle emotive, che sono già evidenti, soprattutto negli anziani. «Ci sono persone che vivono da sempre in questo territorio e abitano in una casa, che è di proprietà della loro famiglia da generazioni. Improvvisamente arriva un documento, privo di dettagli, a dirgli che tutto ciò che hanno costruito, durante la loro vita, non vale nulla. Crediamo che tutto questo sia ingiusto ed esigiamo informazioni puntuali e dettagliate, in merito a questo progetto».
Samuele Bondi














