La storia, le imprese sportive e gli aneddoti di una delle ultramaratone più iconiche d’Italia diventano racconto corale nel libro “Io c’ero. Mezzo secolo di ‘Cento’ 1973-2025” di Alessandro Bucci, che sarà presentato sabato 21 marzo alle ore 15 presso il Centro Sociale Porta Nuova di Russi.

Al Centro Sociale Porta Nova il volume dedicato alla 100 km del Passatore

Il volume è dedicato alla leggendaria 100 km del Passatore, la celebre corsa che collega Firenze a Faenza e che da oltre cinquant’anni rappresenta una sfida affascinante per runner e appassionati. Attraverso testimonianze, aneddoti, fotografie e contributi dei protagonisti, il libro ripercorre mezzo secolo di storia della manifestazione, restituendone lo spirito autentico e il valore sportivo e umano.

Durante l’incontro l’autore dialogherà con Giordano Zinzani, presidente dell’ASD 100 km del Passatore, mentre tra gli ospiti sarà presente anche Gabriele Turroni.

L’iniziativa rientra nel cartellone “Autori Russiani 2026”, la rassegna dedicata alla presentazione di libri e autori legati al territorio.

Bucci: “Come la Cento è cambiata negli anni, tra grandi nomi dell’ultramaratona e il ruolo fondamentale del volontariato”

«Il libro nasce come prosecuzione della storica collana “Io c’ero”, avviata negli anni ’70 – spiega Alessandro Bucci – e racconta come la “Cento” sia profondamente cambiata nel tempo, passando da impresa pionieristica a evento di riferimento per atleti e appassionati, pur mantenendo intatto il proprio spirito originario».

copertina libro

Tra le pagine trovano spazio grandi nomi dell’ultramaratona, come Giorgio Calcaterra e Nikolina Sustic, ma anche il fondamentale contributo del volontariato, elemento chiave di una macchina organizzativa imponente e partecipata.

Ciò che non è mai cambiato, sottolinea l’autore, è il carattere collettivo della manifestazione: «Il segreto della “Cento” è il coinvolgimento delle comunità attraversate. È un evento corale, popolare, unico nel suo genere».

A rendere epica la 100 km del Passatore sono il paesaggio, la complessità del percorso e il folklore che la accompagna, trasformandola in una sfida prima di tutto con sé stessi e in un’esperienza indimenticabile.

L’appuntamento è aperto al pubblico.