I cardinali Zuppi e Pizzaballa hanno partecipato al convegno “Per continuare a parlare di pace” in Regione Emilia-Romagna, sottolineando l’importanza del dialogo come unico strumento per costruire la pace nei conflitti globali. Si sono affrontati temi delicati come la guerra in Ucraina e la situazione in Palestina, richiamando la responsabilità delle istituzioni e della comunità internazionale. L’evento ha visto la partecipazione di politici, sindaci, associazioni e rappresentanti religiosi, evidenziando un impegno collettivo per promuovere solidarietà, accoglienza e azioni concrete di pace.
Il dialogo come viatico per la pace
In un mondo dove, stando ai più recenti rapporti del Comitato internazionale della Croce Rossa ci sono almeno 130 conflitti in corso, dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna è partito un messaggio di pace e dialogo tra i popoli perché tacciano le armi e ricominci a lavorare la diplomazia.
Teatro del rinnovato impegno della Regione è stato “Per continuare a parlare di pace”, convegno organizzato da viale Aldo Moro che ha avuto come ospiti d’eccezione il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, presidente della Cei e inviato speciale di Papa Francesco per la pace in Ucraina, che ne ha discusso con il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca dei Latini a Gerusalemme.
A fare gli onori di casa sono stati il presidente dell’Assemblea legislativa Maurizio Fabbri e il presidente della Regione Michele de Pascale.
Fabbri: “La costruzione della pace è il motore dell’Emilia Romagna”
“La vostra presenza qui testimonia l’importanza del confronto sui temi della pace e del dialogo, sui quali non possiamo mai essere silenziosi e passivi. La costruzione della pace è il motore che ha sempre guidato uomini e donne di questa terra, dell’Emilia-Romagna, dalla Resistenza ai giorni nostri. Siamo la terra di Monte Sole, luogo del più efferato eccidio nazista: chi frequenta quel luogo non trova rancore, né desiderio di vendetta, ma una Scuola di Pace, che accoglie ragazzi da tutta Europa, per formare tanti piccoli artigiani di pace”, spiega Fabbri per il quale “siamo in un cambio d’era, nel mezzo di uno sconvolgimento dell’ordine mondiale.
Ci sono conflitti aperti in varie parti del mondo e, in ognuno di questi, fatichiamo a cogliere le possibilità di dialogo costruttivo e di pace giusta. Chi rappresenta le Istituzioni ha il dovere di aprirsi al confronto e al dialogo: e siamo orgogliosi, oggi, di poter ospitare i cardinali Zuppi e Pizzaballa, che hanno fatto della ricerca della pace la propria missione”.
Infine, il richiamo alla Costituzione, a quell’articolo 11 con il quale l’Italia ha ripudiato la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. “E forse non è un caso – conclude Fabbri – che il patrono d’Italia sia San Francesco d’Assisi, del quale quest’anno ricorre l’VIII centenario della morte: un uomo straordinario, che predicava pace e bene, che si è opposto alla logica della guerra e le cui parole rivoluzionarie risuonano ancora oggi.
Tutti noi dobbiamo sentirci investiti di questa grande missione, anche attraverso azioni piccole, ma ferme e determinate, per praticare quella pace di cui abbiamo sempre più bisogno”.
De Pascale: “la Regione cerca di accendere una luce”
Il presidente de Pascale ha aperto il suo intervento con una frase emblematica: “Chi decide che sono esauriti tutti i mezzi pacifici messi a disposizione dal diritto internazionale, si assume una grave responsabilità davanti a Dio, alla sua coscienza e alla storia”. “Una posizione forte della Santa Sede, di papa Giovanni Paolo II, nel 2003, all’indomani dello scoppio della seconda guerra del Golfo – ricorda -. Parole profetiche che non furono ascoltate: il movimento per la pace riempì le piazze, ma non fu in grado di convincere i potenti del mondo. E tutti conosciamo la storia che è stata scritta”.
E poi il pensiero a due grandi confitti del nostro tempo. “Oggi sono quattro anni dall’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa – prosegue -. Il cardinale Pizzaballa, d’altra parte, ci richiama costantemente alla realtà che si vive in Palestina, sulla privazione dei diritti umani. In questi anni, come Emilia-Romagna, abbiamo cercato di sostenere le iniziative di pace, le missioni umanitarie, la cooperazione internazionale, per portare aiuti, speranza, per accendere una luce. Continuiamo ad accogliere uomini, donne e bambini in fuga da scenari di guerra e sentiamo il dovere di fare di più”.
“Essere qui, oggi, significa riconoscersi nel tentativo di portare pace e speranza: non è un entusiasmo, ma un dovere a cui far fronte con coerenza – conclude -. I nostri padri e le nostre madri costituenti hanno usato la parola ‘ripudiare’ accanto alla parola ‘guerra’, per indicare che la guerra è un male della nostra vita, da cui abbiamo il dovere di allontanarci ogni giorno. La sapienza e la prudenza di queste parole oggi sarebbero molto utili ai Potenti della Terra”.
La testimonianza del cardinale Pizzaballa in collegamento video dalla Palestina
“Prima o poi la guerra in Terra Santa finirà e voglio che si dica che in quel momento c’eravamo: dobbiamo fare rete, anche se abbiamo opinioni diverse, partendo dal basso, dai territori, dalle persone e da coloro che credono sia possibile fare la differenza. Quello che adesso sta accadendo è che uno nega l’esistenza dell’altro nello stesso territorio.
E noi dobbiamo essere quella presenza che dà fastidio, essere pronti perché verrà il momento in cui tutto questo finirà: ciò che si costruisce nella violenza e nell’ingiustizia fallisce. La pace deve essere preparata da chi nel territorio è disposto a mettersi in gioco per fare qualcosa insieme agli altri anche se hanno culture diverse, evitando che il nostro desiderio di giustizia crei altre barriere”, spiega il porporato per il quale “ogni giorno tocco con mano la situazione a Gaza e in Israele: la comunità internazionale ha dimostrato poco rendendo difficile dal punto di vista anche umano pensare a una prospettiva a breve termine.
La situazione rimane molto problematica a Gaza, in Cisgiordania e in Israele. A Gaza – racconta Pizzaballa – il 53 per cento della Striscia è sotto controllo diretto di Israele e 2 milioni di persone sono sfollate nel restante 47 per cento. Rispetto a qualche mese fa la situazione in fatto di cibo e aiuti è migliorata ma manca tutto il resto.
I giovani non possono andare a scuola perché sono chiuse da tre anni e le leggi della Knesset hanno segnato la vita in maniera grave: i titoli di studio palestinesi non sono più riconosciuti. L’odio che la guerra ha creato è fortissimo, la gente continua a morire tutto ciò sta creando un deterioramento continuo. Non bisogna cercare l’esito immediato ma essere fedeli alla propria coscienza e ascoltare il territorio, non avendo paura di mettersi in gioco”.
Zuppi: “La pace la si trova solo con l’esercizio del dialogo”
“Siamo molto vicini alla sofferenza che il cardinale Pizzaballa vede e vive in Palestina. Sono molto contento dell’incontro di oggi: Papa Francesco ci ricordava che le guerre che viviamo sono pezzi di una guerra mondiale, non dobbiamo mai dimenticarlo. L’incontro di oggi ha il merito di essere trasversale e di aver chiesto il contributo di tutti”, spiega il cardinale Zuppi che invita “a essere vicini ai tanti luoghi di conflitto, a chi soffre nella guerra: Papa Francesco ci ammoniva a non cadere nella globalizzazione dell’indifferenza e Papa Leone ci ricorda di evitare la globalizzazione dell’impotenza. L’impegno per la pace ci coinvolge tutti. La pace non è un’utopia lontana, ma l’unica cosa che può salvare il mondo”.
Citando il saluto del presidente Fabbri, il presidente della Cei ha ricordato l’articolo 11 della Costituzione, quello che da un lato invita a ripudiare la guerra e dall’altro a favorire la collaborazione internazionale. “Nello scrivere quell’articolo i padri costituenti avevano negli occhi gli orrori di Monte Sole, ora noi dobbiamo pensare alle vittime delle guerre. Serve rilanciare la famiglia umana, quella di cui ci siamo ricordati solo nel periodo del Covid per poi dimenticarla di nuovo.
A partire da una Regione come la nostra bisogna lavorare per favorire dialogo e attività internazionali in un’ottica multinazionale: questa è una grande sfida in cui Italia e Europa devono avere un ruolo importante per evitare che prevalga solo la logica della forza. È una cosa che dobbiamo a quella generazione che, morendo nella Seconda Guerra Mondiale, dal 1945 in poi ci ha regalato 80 anni di pace. Ricordiamoci di De Gasperi che difendeva l’idea di patria, ma condannava il nazionalismo che uccide la patria”. Rifacendosi alla testimonianza del cardinale Pizzaballa, Zuppi è netto: “Purtroppo è vero: la comunità internazionale ha fatto poco o nulla. La pace la si trova solo con l’esercizio del dialogo. Quando parlo con gli ucraini e con i russi che mi chiedono come faranno a dialogare dopo la guerra, ricordo loro che 80 anni fa sembrava impossibile che la Germania e il resto d’Europa tornassero a dialogare e invece ci si riuscì.
Dobbiamo ascoltare la volontà di tutti per costruire una pace duratura anche se ci sono tante diffidente e resistenze politiche, culturali e spirituali perché la guerra è un meccanismo che crea tanta incomprensione. Il dialogo è l’unica arma che abbiamo, l’unica capace di risolvere le resistenze: questo vale in primo luogo nel caso della Russia e dell’Ucraina. Il primo passo del dialogo è quello umanitario per creare fiducia: scambio di prigioniero, ritorno dei bambini, ricerca dei dispersi”.
In molti presenti al convegno
“Per continuare a parlare di pace” si è svolto alla presenza di un folto pubblico: la quasi totalità dei consiglieri regionali rappresentanti di tutti i gruppi, numerosi assessori regionali, rappresentanti di associazioni di impresa, autorità civili e militari, molti sindaci arrivati da tutta la Regione, rappresentanti del mondo della cultura, dell’associazionismo e del volontariato, esponenti politici già parlamentari della Repubblica, sacerdoti e rappresentanti della comunità islamica.














