In vista del prossimo Referendum sulla Giustizia, l’Azione Cattolica diocesana e l’Agesci della Zona Ravenna-Faenza promuovono due momenti di approfondimento e confronto aperti a tutta la cittadinanza, con l’obiettivo di offrire strumenti utili per comprendere i contenuti del quesito referendario e ascoltare punti di vista differenti. Il primo incontro è in programma giovedì 19 febbraio alle 20.45 nella sede Ac di Faenza, in via Castellani 35. La serata prevede un momento di confronto con il professor Leonardo Pierdominici, docente di diritto pubblico comparato all’Università di Bologna, che accompagnerà i partecipanti nella lettura dei principali aspetti giuridici legati al referendum. L’incontro, dall’approccio laboratoriale, è in particolare rivolto ai giovani.

Il secondo appuntamento si terrà domenica 1° marzo alle 20.30 al Teatro dei Filodrammatici, in viale Stradone 7 a Faenza. L’incontro, di carattere informativo, sarà dedicato a un dibattito che vedrà la partecipazione di magistrati e avvocati, chiamati a presentare e argomentare le ragioni del sì e del no. Interverranno per il fronte del sì gli avvocati Lorenzo Valgimigli del foro di Ravenna ed Elisabetta d’Errico del foro di Bologna, mentre per il no porteranno il loro contributo la giudice della Corte d’Appello di Bologna Anna Mori e il sostituto procuratore della Repubblica di Bologna Marco Imperato. Il confronto sarà moderato da Donatella Di Fiore, già magistrato.

Le due iniziative rappresentano un’occasione significativa per favorire un dialogo informato e consapevole, nel segno dell’ascolto reciproco e dell’approfondimento sui temi della giustizia. Per approfondire lo spirito che ha portato a questa iniziativa, abbiamo intervistato alcuni dei promotori la moderatrice Di Fiore e alcuni giovani delle associazioni coinvolte: Giovanni Alpi, Elisa Cavina, Giovanni Severi, Laura Cornacchia, Riccardo Ragazzini.

La voce degli organizzatori, si parte il 19 febbraio con un laboratorio, il 1° marzo l’incontro pubblico

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Come nasce l’idea di questi incontri? Che obiettivi vi siete dati?

Di Fiore: Certamente una spinta ad attivarci è venuta dalla constatazione della grande difficoltà dei non addetti ai lavori a districarsi in un campo complesso come quello della “giustizia”. Da qui l’esigenza di offrire una informazione sui temi toccati dal referendum il più chiara e onesta possibile, mettendo a confronto le ragioni dell’una e dell’altra parte. L’obiettivo? Informare ed
invogliare le persone ad andare a votare.

Alpi: L’idea nasce dal desiderio di dare a Faenza uno spazio di confronto sul Referendum sulla giustizia, in cui nessuna posizione – né per il sì né per il no – prevalga sull’altra. L’obiettivo è stimolare la cittadinanza a informarsi, riflettere e dialogare in maniera rispettosa, trasformando il dibattito civile in un’occasione di crescita collettiva e responsabilità condivisa.

Da chi è composto il team organizzativo di questi incontri?

Severi: Gli incontri sono organizzati da un gruppo eterogeneo che unisce competenze e percorsi diversi: l’esperienza di Donatella Di Fiore, già magistrato, l’impegno educativo di Azione Cattolica, rappresentata da Giovanni Alpi ed Elisa Cavina, e dell’Agesci, con Laura Cornacchia e Giovanni Severi, insieme al contributo del giurista Riccardo Ragazzini. Ne nasce un lavoro condiviso che unisce formazione e approfondimento giuridico, con l’idea di creare momenti utili per tutta la comunità.

Quali “carismi” porteranno Azione cattolica e Agesci al servizio di questo appuntamento? Come cattolici, come ritenete ci si debba approcciare a questi temi e all’impegno politico?

Alpi: Azione Cattolica mette a servizio di questo incontro il suo carisma educativo e comunitario, fatto di ascolto, dialogo e attenzione alla crescita di ciascuno. Per noi, affrontare temi civili e politici significa promuovere riflessione e partecipazione consapevole, senza imporre opinioni, valorizzando il contributo di tutti alla vita della comunità.

Cornacchia: L’educazione alla cittadinanza è presente in modo intrinseco nello scautismo. La dimensione comunitaria accompagna ragazzi e ragazze nell’acquisire consapevolezza dei propri diritti e doveri sociali verso gli altri. Vivere l’impegno politico significa saper compiere scelte autonome e consapevoli, essere responsabili verso se stessi e testimoni della Parola del Signore. Testimoni capaci di portare, ciascuno nel proprio ambiente di vita, i valori vissuti e interiorizzati.

Cosa significa per voi essere “buoni cittadini”? E perché ritenete importante interessarsi a questi temi?

Ragazzini: Per noi buona cittadinanza significa interessarsi attivamente a ciò che riguarda non solo noi stessi ma anche chi ci sta vicino, sentendosi parte viva di una comunità. Organizziamo questi incontri perché crediamo che la partecipazione civile sia una forma concreta di responsabilità verso gli altri, non un gesto occasionale. Capire come funziona la giustizia vuol dire comprendere quali diritti e quali garanzie ci riguardano tutti, nel presente e nel futuro.

Qual è, a vostro parere, l’aspetto più difficile da spiegare ai cittadini di questo referendum?

Di Fiore: Credo che sia difficile da spiegare il perché si attribuiscono determinate conseguenze alla “vittoria” del Sì o del No. Il rischio, che a volte si coglie nei dibattiti televisivi, è di rimanere astratti. Ma i nostri relatori sono molto competenti e, vivendo quotidianamente nei palazzi di giustizia, sapranno dare un taglio concreto e accessibile alle loro convinzioni.

Cosa prevede l’incontro dal taglio più laboratoriale del 19 febbraio? In che modo non sarà solo una “lezione frontale”? A chi si rivolge?

Cavina: L’incontro del 19 febbraio servirà a prepararci al confronto del 1° marzo. I temi della riforma sono complessi e spesso se ne parla senza conoscerli fino in fondo; quindi, abbiamo pensato di partire da una spiegazione chiara curata da un professore dell’Università di Bologna. Però non sarà una lezione noiosa: vogliamo che sia un momento partecipato, dinamico, un po’ diverso dal solito, per coinvolgere tutti e aiutarci a capire meglio prima di farci un’idea.

Come pensate di gestire l’incontro del 1° marzo con il confronto tra le ragioni del sì e quelle del no?

Di Fiore: L’intenzione è che il dibattito resti, per così dire, snello nonostante la difficoltà dei temi. Il confronto tra i relatori sarà vicino al confronto “all’americana”, in un clima di dialogo, non già di scontro. Ci sarà spazio per le domande del pubblico che, per ottimizzare i tempi, saranno raccolte in forma scritta (basterà inquadrare il qr code con la fotocamera dello smartphone). Inoltre, stiamo verificando in questi giorni la possibilità di trasmettere l’evento in diretta streaming, speriamo di riuscire.

Cosa ci verrà chiesto nella scheda il 22 e 23 marzo

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Domenica 22 e lunedì 23 marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi sul referendum costituzionale in materia di giustizia, confermativo della riforma approvata dal Parlamento lo scorso ottobre. A differenza dei referendum abrogativi, in cui si chiede di cancellare una legge, il referendum confermativo serve a dire sì o no a una legge costituzionale già approvata dal Parlamento. Nel caso specifico si tratta della legge costituzionale recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. La Costituzione prevede questo tipo di consultazione quando una legge costituzionale non ha raggiunto la maggioranza qualificata (due terzi) in entrambe le Camere del Parlamento: allora la decisione finale spetta ai cittadini attraverso il voto. In questo caso non è richiesto quorum di partecipazione: la legge viene confermata se ottiene più voti favorevoli che contrari tra chi vota.

La domanda

Sulla scheda elettorale comparirà un’unica domanda: “Approvate il testo della legge di revisione degli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione, approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, concernente Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?”

Rispondere “Sì” significa confermare la riforma costituzionale e permettere la sua entrata in vigore; rispondere “No” significa respingerla e lasciare così l’ordinamento costituzionale vigente senza le modifiche proposte.

Cosa prevede la riforma

La riforma tocca diversi aspetti della Costituzione che riguardano l’ordinamento giudiziario, con novità chiave.

Separazione delle carriere: oggi in Italia i magistrati sono distinti solo per funzioni: giudicante (i giudici) e requirente (i pubblici ministeri), ma la loro carriera è la stessa, così come è unico è l’organo che la regola e disciplina, il Csm. Con la riforma si vanno a distinguere le carriere dei giudici e pm, affidandole a due distinti consigli superiori della magistratura.

Autogoverno giudiziario distinto: viene prevista la creazione di due organi di autogoverno della magistratura (due Consigli superiori della magistratura – Csm), uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, mentre ora ne esiste uno solo per tutti.

Istituzione di una Corte disciplinare: la funzione disciplinare attualmente è al Csm, con la riforma passa a un altro organo che è l’Alta corte di giustizia, un nuovo organo costituzionale dedicato alla disciplina dei magistrati, distinto da altri organi costituzionali.

Quando si vota

Il voto referendario sulla giustizia si svolge in un arco di due giornate: domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. Gli italiani residenti all’estero votano per corrispondenza, mentre chi vive in Italia può votare nel proprio comune di iscrizione nelle liste elettorali.

Essendo un referendum costituzionale confermativo, non esiste quorum: il risultato è valido indipendentemente dall’affluenza.
Vince la maggioranza dei voti validi espressi da chi si reca alle urne. Il quesito può apparire tecnico, ma tocca uno dei pilastri dello Stato, come il ruolo della magistratura.