«Stiamo perdendo troppe persone importanti, e la loro arte: attori, musicisti, cineasti. Per noi è fondamentale che la loro voce non si spenga». La guerra uccide anche la cultura. E non è solo un “effetto collaterale” del conflitto che sta insanguinando l’Ucraina ormai da quattro anni, dopo l’invasione da parte della Russia. Yaryna Grusha, scrittrice, traduttrice e docente di Lingua e letteratura ucraina all’Università degli studi di Milano, racconta un altro volto della guerra.

Ospite, giovedì scorso, del Rotary club faentino guidato da Alessandra Bentini, ha presentato il libro “Guardando le donne, guardare la guerra” e la storia di Victoria Amelina, autrice e giornalista ucraina morta nel 2023 a Kramatorsk, sotto una bomba russa. Victoria era una delle tante voci che animavano l’agorà culturale del Paese prima della guerra, un patrimonio che si sta perdendo con le vite di chi viene ucciso.

«Nelle case di Kiev, una grande capitale europea, oggi ci sono tra i 3 e i 5 gradi, le persone cucinano nei fornelletti da campeggio – spiega Yarina parlando della situazione in Ucraina – e si riscaldano con i mattoni. È il Medioevo, nel cuore di una capitale europea. La Russia ha distrutto buona parte della potenza energetica dell’Ucraina. Le temperature fuori sono arrivate a -25». Una “capitale europea” Kiev lo era diventata anche grazie all’opera di artisti, scrittori e musicisti come Victoria. «In un paesino che si chiamava New York, nel Donbass, aveva fondato il New York Literature festival in Ucraina. Oggi questa città è occupata, l’edificio che lo ospitava è distrutto, la città è rasa al suolo».

La storia di Viktoria Amelina parla di quella del suo Paese. Nata in ambiente russofono, «a un certo punto si rende conto che le parole non bastano più – spiega Yaryna –. Nel 2022 frequenta un corso investigativo sui crimini di guerra e si mette a raccogliere testimonianze». Così nasce “Guardando le donne, guardare la guerra”, il suo libro “interrotto”. «Era finito al 60 per cento – prosegue Yaryna –. Insieme ad altri colleghi scrittori abbiamo lavorato per pubblicarlo. L’abbiamo sentito come un dovere». Nel libro, Viktoria racconta le storie di quindici donne: libraie, avvocate, giornaliste e attiviste, storie che, grazie al lavoro di Yaryna, non sono andate perse. E sono arrivate fino in Italia, e in Romagna.