Qualche mese fa il Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, ebbe ad esprimersi così “Pensate alla Terra Santa: terra benedetta e insieme ferita. Eppure, anche lì, tra guerre e divisioni, Dio continua a donare. Il compito del cristiano è riconoscerlo e restituire amore”. Padre Vittorio Bosello, scomparso pochi giorni fa a Gerusalemme all’età di 75 anni, ha vissuto i suoi 43 anni di servizio nella Terra di Gesù proprio per restituire l’amore a chi incontrava.

Nato in Lombardia, da padre veneto a da mamma tredoziese (era una Poggiolini, cugina di don Leonardo), cresciuto a Roma dove ha appreso l’ironia e la parlata, veniva spesso a Tredozio, soprattutto da bambino e nel periodo estivo ed era rimasto legato tanto al suo ‘paesello’ anche per i rapporti di parentela che aveva. Dopo gli anni vissuti come maestro elementare aveva deciso di seguire la chiamata di Dio, chiedendo di diventare prete diocesano a Faenza, la terra natale della mamma. Ma era una vocazione adulta e davanti alle difficoltà poste da mons. Bergonzini non si scoraggiò e con l’aiuto del vescovo di Sarsina Carlo Bandini (che era stato pievano di Tredozio) riuscì ad entrare nel seminario di Ravenna andando a studiare presso lo Studio francescano dell’Antonino di Bologna. Ed è qui che si apre la strada per Padre Vittorio: quella della famiglia francescana.

Così dopo gli anni di formazione a La Verna, viene inviato a Gerusalemme (“perché l’alternativa sarebbe stata l’America e a me l’inglese non piace!” diceva) dove di fatto vivrà a servizio della Custodia fino alla fine della sua esistenza terrena.

Incontrarlo suscitava subito simpatia, un po’ per la sua statura e un po’ per quei baffi e lo sguardo sornione che non ti faceva mai capire se ti prendeva in giro o diceva sul serio.

Sicuramente il suo carattere e l’amore sincero per quella terra che definiva ‘il Quinto Vangelo’ e la gente che la abita, lo fa appartenere a quella schiera di religiosi che hanno unito la Teologia Biblica all’esperienza vissuta. Così ha accompagnato per anni numerosi gruppi di pellegrini, mantenendo anche i contatti con diversi di loro, perché “l’esperienza della Terra Santa comincia quando si torna a casa”.

Sono stati tanti i luoghi dove ha svolto servizio: Gerusalemme, Santo Sepolcro, Betlemme, Nazareth, Getsemani, ma anche in Siria ad Aleppo, e sempre con incarichi di responsabilità non da poco, fino ad essere superiore della comunità del Santo Sepolcro. Ha messo a servizio della Custodia anche la sua esperienza di maestro per insegnare l’italiano ai frati arabi. Frate schietto ma sempre alla ricerca di dialogo, Vittorio è stato colui che ha cercato il dialogo per una convivenza evangelica e fraterna con le altre confessioni cristiane, dai greci agli armeni e ai copti. È sempre stato particolarmente legato alla nostra Diocesi, non solo per i legami di sangue, ma anche per il rapporto che ha avuto con diversi vescovi e soprattutto con don Gino Montanari.

Ma il Signore lo ha chiamato ad essere con Lui anche sul luogo più difficile: la Croce. Lui che era stato un sopravvissuto alla Strage della stagione di Bologna del 1980 (amando la puntualità era partito con un treno 10 minuti prima dell’esplosione), avrebbe poi vissuto la malattia e la sofferenza dell’ultimo anno offrendola per amore della Chiesa e per la pace in Terra Santa. Alle sue esequie svoltesi a Gerusalemme hanno partecipato oltre 60 sacerdoti più numerosi frati, religiose e laici, a testimonianza della stima e simpatia di cui godeva anche per la sua fede. In un video registrato pochi mesi prima da alcuni pellegrini al Getsemani, sottolineava come in Terra Santa noi visitiamo i luoghi di Gesù soprattutto a Gerusalemme, “ma Lui non c’è perché è risorto glorioso con il Padre, dove ci aspetta.”

Caro Vittorio, dalla Gerusalemme terrena sei passato alla Gerusalemme celeste. Sappiamo che ad aspettarci ora ci sei anche tu. Quindi ci incontreremo di nuovo ma, come dicevi sempre “quando il Signore vorrà e senza troppa fretta”.

Tiziano Zoli