Fuochi che illuminano la notte e comunità che si ritrovano attorno alle fiamme: dal 26 febbraio al 3 marzo tornano i Lòm a Mêrz, giunti alla 26ª edizione, con 36 appuntamenti in 15 comuni della Romagna.

Le date vanno rigorosamente rispettate. La tradizione narra infatti che solo in questi sei giorni sia possibile propiziare un buon raccolto e scacciare gli spiriti maligni che minacciano l’agricoltura: alluvioni, grandine, tempeste, malattie e parassiti. Un rito ancestrale che segna il passaggio tra inverno e primavera e che conserva un forte valore simbolico e identitario.

Un rito antico tra Celti, Romani e civiltà contadina

IMG 20220302 WA0009 lom a merz tre

I Lòm a Mêrz affondano le radici in epoche lontane, quando i contadini accendevano fuochi all’inizio di marzo per invocare fertilità e abbondanza. L’usanza richiama i riti pagani dei Celti e fu poi adottata dai Romani, che dedicavano i falò a Cerere, dea della terra e della fertilità. Nelle campagne romagnole la tradizione è rimasta viva per secoli. Sterpaglie e residui di potatura alimentavano grandi falò attorno ai quali la comunità si riuniva per cantare, danzare e condividere cibi semplici, come una fetta di ciambella e un bicchiere di vino. In un paesaggio agricolo un tempo dominato da seminativi di grano, orzo e mais, i contadini bruciavano i residui vegetali raccolti nei campi e lungo fossi e corsi d’acqua, contribuendo anche alla pulizia del territorio. Il fuoco, elemento distruttore e purificatore, rappresentava così la luce che allontana il buio e annuncia la rinascita della natura. Dal 26 febbraio al 3 marzo 2026 si accenderanno 36 fuochi in altrettante serate. «Numeremo la Romagna – spiega Lea Gardi, presidente dell’associazione “Il Lavoro dei Contadini” –. In 26 anni di lavoro riusciamo a portare a casa piccole soddisfazioni».

Le focarine coinvolgeranno i comuni di Argenta, Bagnacavallo, Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza, Forlì, Imola, Modigliana, Mondaino, Ravenna, Riolo Terme, Russi, Sogliano al Rubicone e Solarolo, ospitate nelle aie di aziende agricole, agriturismi, ristoranti e luoghi della cultura rurale.

Il tema 2026: dalla terra al pane

leagardi
Lea Gardi

L’edizione 2026 è dedicata a «Buono come il pane… Dalla Terra al Pane: biodiversità, tradizione e condivisione». Un percorso che parte dalla coltivazione dei grani antichi della Romagna, passa attraverso la trasformazione in farine e arriva fino alla cucina di casa. I grani antichi, ricchi di fibre, proteine vegetali, vitamine del gruppo B e sali minerali, si distinguono per un sapore più intenso e una maggiore digeribilità rispetto alle varietà moderne. In Romagna operano molini, anche a pietra, che collaborano con i produttori locali per valorizzare filiere tradizionali e sostenibili. «Il pane – precisa Gardi– è stato per secoli il piatto centrale delle nostre tavole, se c’era il pane si andava a letto contenti. Con il tema “buono come il pane” intendiamo tutto il percorso, dalla terra al pane in tavola, un percorso di biodiversità e comunità. Vogliamo in particolare parlare dei grani antichi, che hanno nutrito intere generazioni. Tanti mulini antichi oggi hanno ripreso a lavorare, compresi quelli a pietra non solo per un valore didattico ma anche per un lavoro operativo». E aggiunge un appello ai consumatori: «Guardiamo a cosa compriamo tutte le mattine e cosa diamo da mangiare ai nostri bambini. I grani antichi non sono stati geneticamente modificati, ci nutrono senza picchi di glicemia».

Il convegno e la mostra a Faenza

Ad aprire ufficialmente la manifestazione sarà il convegno in programma giovedì 26 febbraio alle 18 nella Sala Bigari del Comune di Faenza, dedicato proprio al tema «Buono come il pane…». Esperti, panificatori, nutrizionisti e operatori del settore si confronteranno sui grani antichi di Romagna, sulle loro virtù nutrizionali e sul ruolo dei molini artigianali. Alle 19, alla Galleria d’Arte Molinella di Faenza, sarà inaugurata la mostra tematica, visitabile dal 27 febbraio all’8 marzo, tutti i giorni dalle 10.30 alle 12 e dalle 16.30 alle 19.

Le novità del 2026

Tra le principali novità annunciate da Lea Gardi, il 25 novembre 2025 è stato costituito Il Lavoro dei Contadini Comunità Slow Food Aps, in collaborazione con la Condotta Slow Food Romagna Valle Lamone, con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento come Ente del Terzo Settore e l’iscrizione al Runts. Una nuova forma giuridica che dà continuità all’esperienza avviata nel 2000, rafforzandone l’identità attraverso i principi Slow Food – «Buono, Pulito, Giusto». «Vogliamo continuare a promuovere il territorio, valorizzare i prodotti tipici, la cucina di casa e la cultura contadina romagnola», sottolinea la presidente. La seconda novità riguarda l’adesione agli areali enogastronomici «Le Faentine» e «I Rubiconi», progetto condiviso con Chef to Chef emiliaromagnacuochi, Slow Food Romagna Valle Lamone, Cesena, Rimini-San Marino e Tempi di Recupero, con l’obiettivo di innalzare la qualità del sistema enogastronomico romagnolo, promuovendo sviluppo sostenibile e turismo lento.

A questo link il programma completo: Lom a merz.

Barbara Fichera