Sabato 21 febbraio la chiesa di Santa Maria Foris Portam di Faenza ospiterà la Festa di San Pier Damiani, vescovo e dottore della Chiesa, compatrono della città e della diocesi, fondatore dell’Abbazia di San Giovanni Battista in Valle Acerreta e dell’Eremo di Gamogna
Dal 1072, anno della morte, il venerato corpo di san Pier Damiani è stato conservato in tre siti diversi e due distinti sarcofagi nella Abbazia di Santa Maria foris portam fino al 15 aprile 1778, quando esso fu trasportato a Santa Maria Nuova e da questa in Cattedrale il 5 agosto 1825. Per sette secoli interi dunque la Chiesa abbaziale di Santa Maria fu sede principale del culto del santo e dunque, tra le pieghe della storia, ne conserva le tracce della più antica devozione, anche se il vento degli avvenimenti ha spesso disperso e confuso i preziosi elementi che ne hanno costituito l’ossatura nei secoli. La più grave cesura che si è verificata nei vari trasporti delle sacre Spoglie è stata la stretta congiunzione tra la venerazione del corpo e l’ossequio alla Madonna. Almeno a partire dal secondo sito della tomba, quella realizzata da Tura da Imola nel 1354, il prof. Ugo Facchini ritiene che l’icona della Madonna ab angelo picta fosse stata collocata direttamente sopra il sarcofago dai Monaci Avellaniti, particolarmente considerando che Dante Alighieri colloca S. Pier Damiani in stretta relazione con la sua viva devozione a Maria SS.ma “Scalinata del Cielo”, e che fu appunto il grande mariologo del Medioevo.
Dell’antica icona, andata perduta, fu eseguita una replica cinquecentesca attribuita ad un ambito vicino al pittore faentino Sigismondo Foschi. Questa icona abbisognerebbe di una lunga analisi ma per ora si sappia che essa ha una sua origine a Costantinopoli nel santuario delle Blacherne, e quindi l’immagine originale è una Vergine Blachernissa, precisamente invocata in tempo di guerre, caratteristica che rimase ferma nei secoli anche alla sua replica faentina, la quale, a sua volta, ha dei punti di contatto storici e iconografici con la Madonna Greca tuttora conservata a Ravenna, secondo la tradizione più antica portata dagli Angeli. Dunque fino al 1673 vi era una stretta connessione visiva tra il santo Corpo e l’immagine della Beata Vergine a cui san Pier Damiani era tanto devoto.
Con il totale riordino e nuovo orientamento della chiesa abbaziale, passata nel frattempo ai Cistercensi, il Corpo santo venne collocato nella cappella di sinistra del transetto, oggi ornato con una immagine della S. Croce trionfante e la SS.ma Trinità. Da questa terza posizione la tomba continuava a guardare l’imponente altare su cui troneggiava l’icona della Madonna, quella della scuola del Foschi.
L’unità tra Corpo e Icona venne in effetti conservata quando le reliquie del Santo furono collocate sotto l’altare maggiore della Chiesa di S. Maria la Nuova, già del Nome di Gesù, inserite nell’imponente complesso dell’altare di Virgilio Spada, ispirato al modello F. Borromini, in cui fu posta anche la tavola cinquecentesca della Madonna fino al presente.
Dal 1825 quando, per spinta dei due Canonici Andrea Strocchi e Vincenzo Sarchielli, il vescovo Stefano Bonsignore, vescovo dal 1806 al 1826, fece trasportare il Corpo in Cattedrale venne creata una cesura, mai più ripristinata, tra Corpo e Sacra Immagine di Maria di cui il Santo fu cantore e legata in vario modo alla Madonna di Ravenna, luogo di nascita del nostro “nella casa di Nostra Donna in sul lito adriano”.
Si osserverà che a pochi passi è venerata e conservata l’Immagine della Madonna delle Grazie. Verissimo, per Divina Provvidenza, però si tratta di una storia molto diversa, tenendo presente che la Vergine delle Grazie è giunta in Cattedrale per vicende legate al dissidio tra Domenicani e Arciconfraternita, senza alcun riferimento al nostro Santo, il cui corpo all’epoca era ancora in S. Maria la Nuova.
Questo e altri piccoli segreti saranno svelati nella conferenza che seguirà la celebrazione della Messa in cui faremo memoria dell’antica devozione al santo che non conobbe mai interruzione anche se le sue reliquie furono traslate altrove, facendo edificare una cappella specifica a lui dedicata. Sarà anche occasione per sostenere la Parrocchia di Lutirano, nel nostro territorio montano e legata alla memoria damianea danneggiata da eventi sismici.
don Mariano Faccani Pignatelli














