Il 22 febbraio scorso, I Domenica di Quaresima, il vescovo monsignor Mario Toso ha celebrato in cattedrale il rito d’elezione dei catecumeni: Emily (parrocchia di Rivalta), Uelid (Alfonsine), Daniel (comunità francofona), Alket, Nashifer e Sindi (Pieve Cesato).
Il catecumenato è il percorso di formazione religiosa per adulti che desiderano diventare cristiani e ricevere i sacramenti di iniziazione cristiana.

Le parole del vescovo Mario alla messa in Cattedrale: “Il Signore non ci abbandona mai”

«Ogni anno – ha detto il vescovo nell’omelia – il Signore ci dona questo tempo di grazia che ha preso avvio mercoledì scorso con “l’austero simbolo delle ceneri” perché la nostra conversione, che mai si deve arrestare, possa acquisire nuovo vigore». «Abbiamo bisogno di rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita – ha sollecitato il presule -, di riconoscerci figli che amano il Padre e i fratelli. Siamo liberi non nell’individualismo egoista e utilitarista. Questo non costituisce il cristiano un figlio di Dio, persona che rinasce e si rialza, che fa nuove tutte le cose. Lo rende semplicemente ripetitore della cultura dominante, che è cultura libertaria, del non senso. Dobbiamo riscoprire lo sguardo amoroso del Signore che ci chiama ad amare come Lui e ci fa crescere nel dono. È così che diventiamo più liberi. I cristiani che adottano e replicano il linguaggio prepotente e violento del mondo odierno, che riducono a cenere le famiglie, il diritto, il creato, il pensiero critico, la concordia tra i popoli, non cambiano le istituzioni e le società. Non vivono la giustizia e non costruiscono la pace.
Solo se viviamo Cristo e assumiamo il suo sguardo e il suo cuore viviamo come figli nel Figlio».

«Comprendiamo, allora – ha precisato -, che ascolto, digiuno, fraternità non sono solo tre temi proposti dal Papa, ma sono lo stile di vita di Cristo. Sono il modo concreto con cui possiamo vivere da figli in Lui: nell’ascolto costante del Padre, nella capacità di rinunciare al superfluo e di tornare all’essenziale, nella relazione e nell’amore vicendevole. Per questo, oggi alcuni nostri fratelli e sorelle, compiuto il tempo del catecumenato, chiedono che il loro nome sia iscritto tra coloro che riceveranno i sacramenti dell’Iniziazione cristiana nella prossima Veglia pasquale. Il rito che si compie “è come il momento centrale della materna sollecitudine della Chiesa verso i catecumeni” perché, accogliendo il loro desiderio, provato da un cammino lungo e serio, possano entrare nel tempo della conversione forte della Quaresima. A voi, catecumeni, non si promette una vita cristiana “facile”, immune da cadute e da momenti di sconforto. Nella vostra vita ci saranno difficoltà, incostanze e fragilità. Ma il Signore, se voi lo volete, non vi abbandona mai. È e sarà sempre con voi. Pronto a perdonare e a rialzarvi».

Il vescovo si è poi rivolto direttamente ai catecumeni: «Cari Emily, Uelid, Daniel, Alket, Nashifer e Sindi, avrete la certezza che la grazia del Signore sarà davvero la forza della vostra vita, delle vostre giornate. Cristo si è fatto uno di noi, si è sottomesso alla debolezza della condizione umana, fuorché nel peccato. Ha vissuto la tentazione, la fame, la sofferenza per il tradimento e la morte, per non lasciarci soli, per farci nuovi. Egli è risorto, è sempre veniente. E così ci dona il suo amore che tutto trasfigura! È questo quello che sperimentiamo nella Liturgia. Non è un semplice insegnamento di concetti e di cose astratte: la Liturgia della Chiesa fa palpitare in noi la vita del Risorto, immettendola nelle nostre vene, nel nostro spirito. Ci immerge nella morte e risurrezione di Cristo. Per questo, ringrazio il Settore Liturgia che prosegue nel cammino di formazione e di accompagnamento dei gruppi liturgici, come ci ha invitato a fare papa Leone».