Dal periodo del Covid ho calato di molto la mia presenza nelle sale cinematografiche. Sarà stato il lockdown, gli abbonamenti alle tv in streaming, l’età che avanza, sono andato solo quando ero convinto di vedere un capolavoro. Norimberga, mi ha confermato che ne valeva veramente la pena!
Il film di James Vanderbilt con Russell Crowe nel ruolo di Hermann Göring, basato sul libro “Il nazista e lo psichiatra” di Jack El-Hai, esplora la battaglia legale e psicologica, concentrandosi anche sul rapporto tra lo psichiatra Douglas Kelley (Rami Malek) e Göring.
Mi è piaciuto, anche perché il racconto del famoso processo è affidato allo sguardo di Kelley, incaricato di valutare la sanità mentale degli imputati, che si dichiarano tutti non colpevoli. La causa era giusta, dicono, abbiamo servito la patria, le cose peggiori non le sapevamo. Banalità del male o malattia mentale? Personalità sadiche e paranoidi o burocrati obbedienti e vili? Domande destinate a molte risposte, ciascuno ha il suo peculiare profilo.
Kelly aveva sperato di individuare una sorta di “sindrome della mente nazista”, ma nel suo libro 22 Cells in Nuremberg, mai pubblicato in italiano, giunge a una conclusione terribile: i gerarchi nazisti non erano marionette che obbedivano a ordini superiori, ma persone ambiziose, aggressive, intelligenti e spietate. Anche in America, aggiunge, ce ne sono molte, e sarebbero capaci di scavalcare i cadaveri di metà della popolazione, pur di ottenere il controllo dell’altra metà. Intossicato da una prolungata prossimità psichica con il maresciallo del Reich, Kelley finirà per suicidarsi con una capsula di cianuro, dieci anni dopo il processo: proprio come fece Göring per sfuggire all’imminente impiccagione.
Un’altra figura che fa riflettere è quella del giudice della Corte Suprema americana, che assume il ruolo di procuratore capo del processo: si tratta di Robert H. Jackson, interpretato dall’attore Michael Shannon. I suoi ragionamenti, in cui l’etica e il senso della giustizia prevalgono su tutto, sono emblematici e ci raccontano, così come molti altri passaggi del film, come il mondo di oggi stia ritornando ai tempi che hanno preceduto lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Una cosa sola mi ha deluso: che nelle nomination all’Oscar 2026 non ci sia stato spazio per Norimberga. Russel Crowe e Rami Malek avrebbero meritato una candidatura.
Tiziano Conti














