A Faenza l’offerta universitaria triennale si consolida tra risultati occupazionali e strutture adeguate. Infermieristica registra meno iscritti dei posti disponibili, Logopedia integra teoria e tirocinio, Chimica evolve e rafforza il legame con le aziende. Un sistema solido, che guarda alla crescita

Luci e ombre

Corsi in crescita, buone prospettive occupazionali e strutture adeguate, ma anche la fatica di riempire tutti i posti disponibili e una generale crisi di attrattività, soprattutto in ambito sanitario. È un quadro fatto di luci e ombre quello che emerge dalle parole delle tre coordinatrici dei corsi di laurea triennale dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna ospitati a Faenza: Infermieristica, Logopedia e Chimica e tecnologie per l’ambiente e per i materiali.

Tre percorsi diversi, accomunati però da un forte radicamento nel territorio e da sbocchi professionali concreti, spesso immediati. Ma non sempre questo basta a colmare il divario tra posti disponibili e iscritti effettivi, in un contesto nazionale in cui alcune professioni, pur richieste dal mercato, faticano a essere percepite come attrattive dalle nuove generazioni.

Infermieristica

«Il nostro corso sta subendo una generale crisi della professione di infermiere, che investe tutta l’Italia». Katia Mattarozzi, coordinatrice di Infermieristica, non nasconde le difficoltà di un settore che, nonostante l’elevata domanda, fatica ad attrarre nuovi studenti. «C’è un calo di attrattività verso questa professione, nonostante però la grande richiesta. Capita infatti che i nostri laureati trovino un’occupazione dopo nemmeno quindici giorni: il mercato del lavoro li assorbe quasi immediatamente».

I numeri parlano chiaro: i posti disponibili sono 164, ma gli iscritti si attestano attorno ai 130. «Accogliamo meno studenti di quello che potremmo fare. È un dato che deve far riflettere, perché il bisogno di infermieri è concreto e costante». Nei prossimi mesi potrebbero arrivare ulteriori iscrizioni, anche da studenti che non hanno superato il semestre filtro di Medicina.

A sostenere il corso è un’offerta formativa solida e diversificata, con tirocini considerati un punto di eccellenza. «Rappresentiamo un punto di riferimento per un territorio provinciale molto vasto. I nostri studenti svolgono esperienze pratiche qualificate e questo li aiuta a inserirsi con sicurezza nel mondo del lavoro».

La fidelizzazione è alta: «Abbiamo una percentuale di abbandoni molto ridotta. Il corpo docente è preparato e disponibile nei confronti dei ragazzi, li accompagna passo dopo passo». Dal punto di vista strutturale, la sede degli ex Salesiani offre laboratori aggiornati, mentre sono in corso lavori per rendere disponibile uno spazio «bello ed elegante», adatto anche a cerimonie pubbliche e momenti istituzionali. «Dal Comune abbiamo un ottimo supporto, culminato anche con l’aiuto per un progetto sull’uso adeguato dei farmaci».

laboratorio infermieri 2

Logopedia

Molto positivo il quadro delineato da Mirella Falconi Mazzotti per Logopedia. «È un corso bello e interessante, che offre tante opportunità di lavoro, dal seguire i bambini fino agli anziani, o le persone che hanno subito gravi incidenti con conseguenti difficoltà nel parlare. È una professione che entra in contatto diretto con le fragilità delle persone e per questo è anche molto gratificante».

Il percorso è impegnativo: lezioni ed esami universitari si affiancano ai tirocini, che accompagnano lo studente lungo tutto il triennio. «È un corso triennale molto strutturato, che richiede costanza e organizzazione, perché gli esami universitari si svolgono in contemporanea al tirocinio. Ma proprio questa integrazione tra teoria e pratica prepara in modo concreto alla professione».

Particolare attenzione è dedicata all’età evolutiva: «Abbiamo un bel percorso di insegnamento per seguire i bambini, che rappresentano una parte importante dell’attività del logopedista».

La sede faentina viene descritta come «una struttura idonea, con spazi adeguati, laboratori aggiornati e una biblioteca. C’è soddisfazione per la scelta di Faenza, perché i percorsi formativi sono ben organizzati e permettono agli studenti di lavorare in un ambiente raccolto ma completo».

Chimica e materiali

È invece in piena evoluzione il corso di Chimica e tecnologie per l’ambiente e per i materiali, come spiega la coordinatrice Erika Scavetta. «Dal prossimo anno cambierà anche nome: si chiamerà Chimica industriale e tecnologie per i materiali. Separiamo così la chimica dall’ambiente, mantenendo in particolare la parola “materiali”, che è centrale per la nostra identità».

Una scelta che rafforza il legame con il tessuto produttivo locale, in un territorio dove il comparto ceramico riveste un ruolo di primo piano. «Siamo abbastanza soddisfatti del numero degli iscritti: attorno ai 25-30 all’anno, in ripresa dopo il periodo caratterizzato dalla pandemia. Non c’è un numero limite, anche perché Faenza è un polo molto importante nel settore della ceramica e c’è molta richiesta di lavoratori specializzati da parte delle aziende».

Il valore aggiunto è rappresentato dai tirocini aziendali. «Capita spesso che i ragazzi che effettuano un tirocinio in un’azienda rimangano poi a lavorare in quella realtà. Questo dimostra quanto sia stretto il collegamento tra università e mondo produttivo».

Allo stesso tempo, il corso fornisce basi solide per proseguire con una laurea magistrale. «Le competenze chimiche che diamo sono le stesse fornite agli iscritti a Bologna. Non siamo una seconda scelta: siamo un buon corso di laurea, con numeri contenuti che permettono un rapporto diretto tra studenti e docenti e laboratori con spazi dedicati, dotati di strumentazioni di ultima generazione». Anche in questo caso, sottolinea Scavetta, «il Comune è molto attento e ci sta dando una buona mano, con la ristrutturazione della sede di via Granarolo».

Vincenzo Benini