Stasì trancvel, l’è röba de temp indrì, perché l’aereo precipitò la sera del 15 febbraio del 1955. Ormai siamo rimasti in pochi a ricordarci di quell’incidente che per diversi giorni movimentò la vita della parrocchia di San Biagio, a Faenza, mettendo in moto un bel po’ di chiacchiere, spesso infondate o ingigantite dalla fantasia della gente. Poi tutto finì lì e nel tempo, a parte qualche sporadico e rapido accenno, non se ne parlò più. A me che allora avevo sette anni e, pur avendo visto quel che era accaduto, non potevo capire i discorsi dei grandi, è sempre rimasta una certa curiosità di sapere come fossero andate realmente le cose.

L’ho potuta soddisfare soltanto adesso, dopo 71 anni, grazie a Franco Dapporto di Faenza e a Enzo Lanconelli di Bagnacavallo, due persone appassionate di ricerche storiche sugli aerei caduti nelle nostre zone, che mi hanno fornito i dati tecnici di quell’aereo e varie altre preziose indicazioni. Grazie poi all’amico Bruno Ravaioli di San Biagio (Spidré), che all’epoca era già quasi un giovanotto, ho potuto anche ricostruire la storia di quel che seguì a quell’incidente di cui, a parte un trafiletto sul Resto del Carlino del 16 febbraio 1955, nei giornali locali non c’è traccia.

Vengo dunque al fatto. La sera di martedì 15 febbraio, mentre stava per farsi buio, aiutavo mio padre a riportare le ultime due vacche dall’abbeveratoio alla stalla quando cominciò a sentirsi il rombo di un aereo, seguito poco dopo da un boato che fece tremare tutto e suscitò un grande spavento nei miei famigliari, che stavano per mettersi a tavola e scapparono sull’aia chiedendosi cosa mai fosse stato! La notizia che un aereo era caduto sulla strada vicino alla chiesa di San Biagio ce la portò più tardi uno della Villa Mano che veniva tutte le sere a prendere il latte.

Chi invece si trovò coinvolto nell’incidente fin da subito furono gli Spidré, che abitavano a circa trecento metri. “Stavamo cenando”, mi ha detto Bruno, “quando un forte scoppio fece tremare la casa; uscimmo impauriti e vedemmo un vasto incendio che illuminava il campo dei Lumè”. Corse fin là insieme ai suoi fratelli e poté vedere sia la voragine profonda alcuni metri che si era aperta al centro della via Strocca, subito dopo l’incrocio con la via Cavaliera, sia i tanti rottami che erano sparsi ovunque. “Per poco”, racconta Bruno, “non ci scappò anche un morto!” Quando cadde l’aereo infatti un suo vicino che aveva una ventina d’anni (Floriano Mercanti) stava pedalando verso la Cavaliera e fu sbalzato a terra riportando parecchie contusioni.

Il pilota dell’aereo (il maggiore Dino Ciarlo), come si seppe poi, si era salvato lanciandosi con il paracadute e aveva toccato terra incolume nelle vicinanze di Cesena. La mattina dopo, andando a scuola in bicicletta, io, alcuni miei compagni e la maestra trovammo la via Strocca interrotta; dato che i campi erano impraticabili per le continue piogge, a farci passare di là dalla voragine ci pensarono i militari, che ci presero in braccio percorrendo lo stretto sentiero che c’era rimasto fra il fosso pieno d’acqua e l’enorme buca scavata dall’aereo.

Tutto attorno c’era gente che curiosava o raccoglieva dei pezzi di metallo da vendere agli straccivendoli che li acquistavano a 30 lire al chilo. Per qualche giorno i militari dell’Aeronautica tentarono di recuperare la grossa turbina sprofondata nel terreno, poi, mi ha detto Bruno, che desistettero, diedero ordine al cantoniere comunale di richiudere la voragine e se ne andarono. A quel punto un gruppetto di giovanotti di San Biagio (fra questi c’erano anche Bruno e i suoi fratelli maggiori) con il tacito consenso di chi doveva seppellire tutto quel ben di Dio che uno straccivendolo di Lugo era pronto ad acquistare a 200 lire al chilo, si organizzò per tirarlo fuori e farci un po’ di soldi. Si misero a scavare, tirarono fuori un bel po’ di metallo, recuperarono pure una mitragliatrice, ma mentre stava per arrivare uno di loro con un grosso trattore Fiat per agganciare e tirare su la turbina del peso di circa 12 quintali, furono interrotti dall’arrivo dei carabinieri, avvertiti da un altro giovanotto di San Biagio che non era stato accettato nel gruppetto.

All’immediato sequestro di quello che era stato recuperato, seguì la minaccia di una denuncia che venne però tramutata in una solenne lavata di testa grazie al provvidenziale intervento del cappellano don Pietro Rotondi, che si fece garante della buona fede di quei goliardici giovanotti che aveva sempre attorno. La voragine fu chiusa seduta stante e la grossa turbina è ancora là sotto vari metri di terra e l’asfalto della via Strocca.

Mario Gurioli

Foto di un aereo simile a quello precipitato a San Biagio. I dati tecnici dell’aereo caduto mi sono stati gentilmente forniti da Franco Dapporto ed Enzo Lanconelli e ve li riporto di seguito: Republic F.84G-16RE appartenente al 22° Gruppo CB 51° STORMO MM 51 105 65