Dopo decenni di assenza, i lupi sono tornati stabilmente in Romagna. Si moltiplicano infatti gli avvistamenti, anche in pianura, vicino ai centri abitati, tra la curiosità e l’allarme dei cittadini. A Faenza le ultime segnalazioni hanno riguardato la zona di via Cerchia, alle porte della città. Ancor più recente l’avvistamento nel contesto urbano di Modigliana. Per comprendere dunque abitudini, comportamenti e precauzioni da adottare per coesistere con questo predatore, che da millenni affascina ed intimorisce l’uomo, abbiamo incontrato lo staff del Parco della Vena del Gesso Romagnola, composto dal direttore Nevio Agostini e dalle ricercatrici Carlotta Nucci e Lia Olivieri.
Intervista a Nevio Agostini

Agostini, quanti sono i lupi all’interno del Parco?
Nel 2024 erano presenti almeno tre branchi e due coppie stabili. Bisogna tenere però in considerazione che i lupi non conoscono confini amministrativi, pertanto sono stati osservati altri individui transitare con regolarità nel territorio del Parco, così come sono presenti esemplari anche nelle immediate vicinanze.
Perché i lupi sono in forte aumento nel nostro territorio?
La popolazione di lupo è in espansione su tutto il territorio nazionale. La specie ha colonizzato nuovamente gli areali, da cui era stata estirpata, prima che ci fossero leggi e direttive europee a proteggerla. Questo incremento è dovuto anche all’istituzione di parchi e riserve, unitamente al progressivo abbandono delle zone montane e rurali da parte dell’uomo e ad una rinnovata disponibilità di cibo. Tutti questi fattori hanno permesso al lupo di riconquistare risorse e spazio.
Cosa porta dunque alcuni lupi vicino ai centri abitati?
Innanzitutto, la pianura ravennate è una zona fortemente urbanizzata e, di conseguenza, le aree naturali sono sempre più vicine ai centri abitati. Il lupo poi è un predatore opportunista estremamente adattabile e per potersi stabilire in un territorio ha bisogno solamente di cibo, possibilità di rifugio, acqua ed uno spazio libero da altri competitor. Anche zone pianeggianti che rispettino questi pochi criteri, come ad esempio il Delta del Po, possono essere scelte come territori da occupare. I lupi inoltre seguono gli spostamenti delle prede e si adattano anche a nuove prede cacciabili, come ad esempio le nutrie. Bisogna poi sottolineare che ad essere avvistati, vicino ai centri abitati della nostra zona, sono principalmente individui solitari che attraversano il loro momento di dispersione.
Che cosa significa?
Un lupo, dopo essere stato svezzato, resta con i propri genitori per aiutarli, andando a caccia, nello svezzamento della cucciolata successiva. Terminato questo periodo però viene allontanato e inizia dunque a vagare, alla ricerca di un nuovo territorio libero, dove potersi stabilire. In questa fase quindi i lupi possono avvicinarsi ai centri abitati, perché in difficoltà nella caccia, non disponendo della forza di un branco e dunque attirati da cibo facilmente reperibile o perché semplicemente, nella loro traiettoria di dispersione, incontrano zone urbanizzate.
Qual è il ruolo del lupo nell’ecosistema del nostro territorio?
Il lupo è, nel nostro territorio, l’unico grande predatore all’apice della catena alimentare. Svolge naturalmente un ruolo fondamentale di controllo sugli ungulati locali e studi, condotti in diverse aree, hanno documentato come i lupi selezionino preferenzialmente individui deboli, malati o giovani, contribuendo così a mantenere le popolazioni di ungulati in buona salute oltre che a ridurne meramente il numero.
Può essere pericoloso per la sicurezza?
In natura il rischio zero non esiste, ogni incontro con un animale selvatico comporta sempre un potenziale, più o meno elevato, di pericolo. Dal 2017 al 2024 sono state documentate almeno venti aggressioni a carico di otto esemplari, che hanno mostrato un comportamento problematico correlato con una forte confidenza nei confronti della presenza umana. Il lupo, nel suo patrimonio genetico, ha una paura atavica dell’uomo che lo porta, nella maggior parte dei casi, ad evitare qualsiasi incontro o a fuggire ed è dunque fondamentale ribadire che questo animale non rappresenta assolutamente una minaccia per la sicurezza pubblica. I problemi possono sorgere però quando comportamenti umani scorretti alterano il naturale rapporto di distanza ecologica che dovrebbe sempre esserci tra uomo e fauna selvatica.
I comportamenti da tenere

Quali sono allora i comportamenti da adottare per coesistere con questi animali?
Innanzitutto bisogna evitare di lasciare fonti di cibo disponibili, all’esterno delle abitazioni come, ad esempio, le ciotole con gli alimenti per gli animali domestici o rifiuti organici facilmente accessibili. Inoltre è fondamentale prestare attenzione alla custodia dei propri animali, quindi quando c’è la possibilità di incontrare un lupo è necessario tenere il proprio cane al guinzaglio. E’ basilare anche rispettare lo spazio del lupo, quindi se durante un’escursione si trovano tracce fresche che indicano la presenza di questo animale è opportuno ritornare sui propri passi. In caso di incontro invece l’importante è mantenere la calma. Molto probabilmente sarà il lupo ad allontanarsi per primo ma qualora non lo facesse è consigliabile iniziare ad arretrare lentamente, senza voltare le spalle e senza correre. E’ importante sottolineare che una convivenza è assolutamente possibile, mettendo in atto buone norme di comportamento, che consentano di ridurre le occasioni di contatto ravvicinato con questo predatore e prevenire così potenziali situazioni di rischio.
L’Italia ha recentemente declassato il lupo da specie “strettamente protetta” a “protetta”. E’ una decisione corretta?
Stabilire se il recente declassamento del lupo sia una decisione corretta non è semplice. La valutazione, infatti, non può basarsi esclusivamente sull’aumento numerico della popolazione perché un incremento nel numero di individui non equivale automaticamente a un miglior stato di conservazione della specie. Una popolazione può crescere dal punto di vista quantitativo senza che vi sia un reale rafforzamento della sua salute complessiva, soprattutto se tale crescita non è accompagnata da un adeguato aumento della variabilità genetica. Solo un’analisi complessiva, che tenga conto di un insieme più ampio di fattori, può quindi indicare se il cambiamento di status rappresenti un reale passo avanti nella gestione della specie o un potenziale elemento di criticità per la sua conservazione futura.
E’ una scelta che aprirà la strada ad abbattimenti, su cui è già aperto il dibattito tra favorevoli e contrari?
Questo declassamento non renderà il lupo “cacciabile” come un animale selvatico qualunque. La normativa europea, così come quella italiana, continuerà a richiedere per qualsiasi intervento, come eventuali abbattimenti, un parere scientifico da enti competenti, sulla base di motivazioni concrete. Nel decreto inoltre è stato anche fissato, per il territorio italiano nel 2026, un tasso massimo teorico di prelievo pari a 160 esemplari. Questa cifra rappresenta un tetto di sicurezza entro cui gli abbattimenti potrebbero essere autorizzati ma non costituisce un’autorizzazione automatica né un obiettivo da raggiungere.
Samuele Bondi














