Venerdì 27 febbraio, alla chiesa di San Lorenzo di Marradi, sono state celebrate le esequie per don Bruno Malavolti. A presiedere la messa è stato il vescovo, monsignor Mario Toso, di cui riportiamo l’omelia pronunciata durante la celebrazione.
L’omelia
Carissimi fratelli e sorelle, cari familiari di don Bruno Malavolti, oggi ci troviamo attorno all’altare del Signore con il cuore colmo di commozione ma anche di gratitudine. Sappiamo che il nostro redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere (Gb 19), dice il libro di Giobbe. Lo vedremo con i nostri occhi! Ai suoi Egli dice: “Venite, benedetti del Padre mio” (Mt 25). Questa è la voce del Pastore eterno che chiama le sue pecore che conosce per nome, lo ascoltano e lo seguono. Così, noi possiamo immaginarci l’incontro di don Bruno con il Signore. Il pastore del popolo cristiano di Crespino e dell’ex parrocchia di Casaglia è accolto tra le braccia del Padre.
Don Bruno Malavolti, prima come giovane cappellano a Marradi e, poi, parroco a Campigno, nel suo lungo ministero parrocchiale a Crespino, ha sviluppato nel contesto di questa realtà appenninica, che ha gradualmente manifestato spopolamento, la ricchezza pastorale e culturale assimilata a Firenze, ove ha anche insegnato nel Seminario minore. E ciò attraverso l’evangelizzazione e iniziative dal tenore sociale e di promozione umana in un territorio montano. Don Bruno ha svolto un ministero secondo gli orientamenti del Concilio Vaticano II che prevedeva un impegno di animazione cristiana della società, della scuola, dell’associazionismo, della cultura.
Un uomo della «memoria» e della pace
Don Bruno, conscio della storia del suo territorio e della missione della Chiesa, a servizio di una redenzione integrale, relativa anche alla dimensione sociale della persona, ha investito non poche energie in ciò che si può definire l’apostolato pedagogico della memoria e della pace.
Per questo ha portato a compimento il monumento-ossario a ricordo dell’eccidio nazista di Crespino del Lamone e Fantino. Nel 17 luglio 1944 persero la vita 44 civili. Tra coloro che sono stati trucidati ci fu anche il parroco don Fortunato Trioschi. Sensibile alla formazione evangelica e sociale delle coscienze, don Malavolti si prodigò, assieme ai credenti e alle persone dal cuore aperto alla fraternità, perché quella triste vicenda non fosse dimenticata, non solo a Crespino e a Marradi, ma in entrambe le regioni Toscana e Emilia-Romagna. Volle il “Comitato Onoranze Caduti Civili” di cui è stato fondatore, presidente e promotore convinto, affinché il 17 luglio e la domenica successiva venissero organizzate le celebrazioni legate a quell’anniversario, non solo per ricordare e per non dimenticare, ma anche come monito per il futuro e per l’impegno ad essere artigiani di pace, in Italia e nel mondo. Si spese instancabilmente perché anche le giovani generazioni conoscessero le atrocità della guerra e assumessero la responsabilità di essere costruttori di un mondo fraterno, giusto e pacifico. Sua, insieme al comune di Marradi, è stata l’idea di organizzare, ogni anno, un evento per e con i ragazzi delle scuole, in occasione della Giornata della Memoria.
Un uomo per la gente
Don Bruno non è stato, dunque, un parroco che visse ritirato in canonica. Oltre ad avere ristrutturato la chiesa fatta di pietre, è stato un uomo tra la sua gente, perle famiglie, per la società civile. Sospinse Crespino ad acquisire una sua identità. Preziosa è stata la fondazione del Circolo Sociale, perché i crespinesi potessero avere un luogo di ritrovo a vari livelli: sportivo e ricreativo, ma anche culturale e formativo. Tanti sono gli incontri su varie tematiche che negli anni ha proposto per i suoi parrocchiani. Ha sempre sostenuto le varie iniziative che la comunità crespinese ha promosso proprio per evitare che il territorio venisse abbandonato definitivamente. Si è sempre interessato alla vita del paese, ha collaborato con le varie amministrazioni comunali che negli anni si sono succedute a Marradi e si è battuto in prima linea perché il comune non perdesse i servizi essenziali. A Crespino, fondò un asilo per i più piccoli, avente la sua prima sede in canonica. Ci ha così dimostrato che essere cristiani significa anche impegnarsi nel sociale, con una testimonianza di profonda umanità e di carità pastorale.
Se si è impegnati nell’annuncio di Cristo agli uomini si diviene naturalmente promotori della loro dignità umana, ci si prende cura dei più deboli e si creano occasioni di fraternità e di comunità.
Uomo di fede
Alla radice di tutto il suo impegno, anche della cura della memoria dei trucidati e dell’impegno nel sociale, vi è sempre stata la sua fede cristiana, la sua missione di evangelizzatore e di testimone entusiasta di Cristo. Don Bruno era un uomo di fede e tutto quello che fece è stato sempre e solo perché il Vangelo venisse conosciuto e annunciato. La devozione alla Madonna e la cura della Liturgia e in particolare la Messa domenicale non sono mai mancate: finché ha potuto ha celebrato Messa nella sua chiesa di Crespino e nella chiesa di Casaglia. Per lui è stato doloroso assistere alla chiusura di quest’ultima, in seguito al terremoto del 2023. Celebrava Messa ogni giorno. A volte con parecchie persone, a volte con pochissime persone, perché, come soleva dire: «l’importante non è il numero dei parrocchiani, ma aiutarli a vivere il Vangelo». Curava con particolare attenzione le celebrazioni più importanti: oltre a quelle dell’anniversario dell’eccidio, la festa della Madonna la seconda domenica di settembre, il Natale e la Pasqua. Quando i numeri lo permettevano programmava la prima Comunione e la Cresima dei bambini e dei ragazzi. Chi lo conosceva sapeva che il rosario non mancava mai in casa, e nel suo cuore. Si è preso cura degli anziani e degli ammalati, portando il conforto del Signore, celebrando l’Eucaristia a Villa Ersilia. È stato fedele alle benedizioni pasquali. Ha organizzato incontri formativi perché la fede fosse vissuta nel quotidiano. Celebrando le esequie dei suoi fedeli spesso si commuoveva, perché erano tutte persone di casa, di famiglia e, per lui, da buon padre, era difficile salutarle.
Ringraziamo il Signore per don Bruno: per il bene che ha seminato e fatto fruttare, spesso nel silenzio; per i 70 anni di ministero presbiterale; per l’amore al Signore e alla sua gente; per l’impegno per la pace; per averci indicato sempre in Gesù Cristo la via, la vita, la Verità luminosa di Dio. Il sacerdote non appartiene a sé stesso: don Bruno ha vissuto per il Signore e per la sua comunità. Ora il Signore, che lui ha annunciato e celebrato ogni giorno sull’altare, possa accoglierlo nella liturgia del cielo.
Caro Don Bruno, pastore buono e fedele,
entra nella gioia del tuo Signore.
Amen.
+ Mario Toso














