«Sono sempre stato attratto dalle domande di senso dell’uomo, chi siamo, che spessore ha la vita. E ho trovato nella profondità della ragione umana liberata dalla fede una via di vita. Naturalmente ho trovato nell’insegnamento della religione un modo per rimanere vicino a ciò che conta». Con queste parole Davide Bandini, da anni insegnante di religione nelle scuole faentine, inizia a raccontare la sua esperienza accanto agli studenti e alle loro famiglie. Oggi insegna all’istituto Oriani e al Liceo Torricelli-Ballardini di Faenza.

Intervista al docente Davide Bandini

Davide, da quando insegni Religione?

Da 19 anni. All’inizio era un po’ differente. La materia di Religione era quasi obbligatoria per tutti, ora è socialmente di moda spesso rinunciare a porsi domande troppo alte. C’era sicuramente una visione più legata alla solidarietà e al mondo del volontariato che ora è meno presente, anche se i ragazzi oggi sono meno ideologizzati e più sensibili emotivamente. Siamo in una fase in cui i valori vanno riscoperti e i giovani, in questo, sono più umili e concreti oggi che due decenni fa.

Qual è la cosa più bella dell’insegnamento?

Il fatto che non vai lì a fare una lezione preparata a tavolino, ogni volta non sai cosa aspettarti, da te e da loro. Ti prepari, ma poi li devi seguire in quello che accade in classe. Se gli studenti hanno domande o sollevi delle impressioni devi accoglierle e spesso imparare non tanto a rispondervi, ma a rimanere con i giovani a meditarle brevemente, a contemplare il sentimento; una cosa che non si fa altrove e di cui abbiamo tutti paura, perchè non sappiamo come reagire. Abbiamo paura di noi stessi.

Quale invece l’aspetto più difficile?

Aprire il loro mondo alla missionarietà, al fare per gli altri, al parlare del mondo adulto, economia, politica, società.

Di solito di cosa tratti in classe?

Dell’uomo e dei suoi valori. Delle tradizioni religiose, cristiane e non, cercando di vedere tutto sotto la luce della fede, di un Dio moderno, non inficiato dai pregiudizi, un “Dio maturo” come direbbe Bonhoeffer. O almeno ci provo.

Come rispondono alle tue proposte?

Sarebbe bello raccontare che va sempre tutto bene, invece a volte non è facile. A volte l’intesa non funziona, non si lasciano “ferire”. A volte io non colgo l’occasione di comprendere un sottotesto. Altre volte invece vorrei rimanere lì per tutto il giorno, ma suona la campanella. Il momento magico degli sguardi che hanno scoperto non una nozione, ma un sentimento o espresso un’idea che già avevano dentro, è impareggiabile.

Raccontaci un episodio significativo.

Ne ho una marea. Ad esempio, l’anno scorso, quando in gita ho fatto fare un’attività ai ragazzi davanti al mare di Malta di sera. Rimanere con sé stessi è stato un momento che per tutti loro è stato magico, in fondo non ci fermiamo mai.

Perché ha senso scegliere oggi l’insegnamento di Religione?

Oggi la differenza è tra credenti e non credenti, come disse Giovanni Paolo II. La religione da cui si viene non conta. Tutto ruota attorno alla disponibilità di vedere la scuola come un luogo in cui si cresce in quelle soft-skill che la religione può dare assieme al senso critico e non soltanto col nozionismo.

s.m.