Esistono terre di confine che in passato hanno rivestito ruoli importanti a motivo del loro posizionamento, perché la geografia e la topografia precedono la storia. Come nel caso del territorio che va sotto il nome di Romagna toscana: nobilitato dal suo ingresso nell’orbita politica di Firenze. Il collocamento determina talvolta la marginalità di interessamento e il ritardo, se non un lungo oblio o la scarsità, degli studi. È accaduto anche per questa porzione appenninica e subappenninica, riscattata tuttavia da una attenzione storiografica infittita negli ultimi decenni, soprattutto grazie a meritorie iniziative editoriali patrocinate dall’Accademia degli Incamminati di Modigliana e guidate da Natale Graziani (Cusercoli, 25 dicembre 1922 – Firenze, 23 luglio 2014). Mi riferisco ai volumi Romagna toscana (Firenze, Le Lettere, 2001) e Storia di Modigliana (Firenze, Le Lettere, 2010): quattro ponderosi tomi tutti curati da Graziani. Ma anche la Società di Studi Romagnoli non ha mai trascurato Modigliana, «terra romagnola, romagnolissima, la cui storia è stata fiorentina e toscana per più di cinque secoli», come scriveva Augusto Campana a Carlo Dionisotti nel 1955 a proposito di don Gabriele Biondo, figlio del grande umanista Biondo Flavio e pievano di Modigliana nell’ultimo trentennio del Quattrocento. E “Studi Romagnoli” LXIV documenta il convegno ivi tenuto nel 2013 con numerosi e ricchi contributi.
Giunge ora un importante contributo per la conoscenza della storia di Modigliana: si deve al professor Sergio Tognetti, docente di Storia medievale all’Università di Cagliari, il volume Modigliana e i suoi notai. Società ed economia nella Romagna toscana del primo Quattrocento (Roma, Viella, 2025, pp. 124). Come ben sintetizza la scheda editoriale, con rigore filologico e chiarezza espositiva l’autore porge un affresco inedito di una società rurale e artigiana di frontiera. Lo fa mediante un prezioso e fondamentale approfondimento archivistico condotto su alcuni protocolli notarili redatti a Modigliana: l’analisi di questa peculiare fonte permette la ricostruzione di un microcosmo considerato sia dal punto di vista sociale che economico. Ne risultano così focalizzati la vita quotidiana, le strategie familiari, i commerci, fino alla religiosità: e tutto considerato nella fitta rete di case e botteghe, poderi e mulini, pievi castellane e parrocchie rurali. Emerge pertanto la vivezza di una comunità con le proprie tradizioni, capace di coniugare passato e presente, gli esiti della signoria dei conti Guidi e le novità costituite dall’amministrazione fiorentina che impronta pubblico patrimonio e attività produttive. In una terra che ha saputo amalgamare fierezza romagnola e orgoglio toscano.
L’autore mette a frutto documentazione inedita custodita nell’Archivio di Stato di Firenze, patrimonio e miniera d’informazioni non soltanto sulla Città del giglio ma proprio in riferimento alla Romagna toscana, dove il governo fiorentino aveva introdotto i propri modelli amministrativi. Il circoscritto segmento cronologico affrontato costituisce un exemplum metodologico d’indagine storiografica di grande serietà, qualifica le potenzialità del citato deposito documentario e ispira le direttrici di allargamenti e approfondimenti di ricerca. I documenti analizzati furono redatti da due notai modiglianesi: ser Battista di Bartolo negli anni 1408-1415 e ser Contado di Guidotto di Mazzetto da Monte Acuto negli anni 1414-1422. Nel merito, l’approfondita analisi che guida il lavoro dello storico conduce a quadri informativi focalizzati sulle proprietà immobiliari, documentate dalla maggiore occorrenza costituita dalla compravendita di unità fondiarie, con i relativi prezzi di vendita. Gli atti notarili informano poi sul commercio, sull’artigianato, sui testamenti, su lasciti e donazioni, sul vasto reticolo degli enti ecclesiastici del capoluogo e del contado. La storia di questa entità geografica peculiare dalla denominazione di matrice fiorentina, così come l’opera di Tognetti, documenta contaminazioni, integrità di cultura e tradizioni, influsso della nobile civiltà toscana. Ma non manca di evidenziare – come sottolinea l’artefice – un aspetto tutto sommato singolare: la lontananza da Firenze e la barriera dell’Appennino di fatto ebbero un effetto protettivo su questa area: la cui autonomia finiva debitrice della sua perifericità.

Marino Mengozzi