La nuova legge nazionale sulla montagna (legge 12 settembre 2025 n. 131) nasce con gli ambiziosi obiettivi di valorizzarla, contrastare lo spopolamento e migliorare l’accesso ai servizi essenziali. Il provvedimento introduce un ampio pacchetto di incentivi fiscali e contributi rivolti a famiglie, giovani, imprese e lavoratori, oltre a misure specifiche per agricoltura, smart working e sicurezza dei sentieri. Accanto agli intenti dichiarati, tuttavia, la legge sta sollevando forti preoccupazioni nei territori, in particolare per i nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani, che rischiano di escludere una parte significativa dell’Appennino (tra cui, per esempio, Brisighella, Modigliana, Riolo Terme, Casola Valsenio…).

La legge sulla montagna nasce in una fase di riordino della spesa pubblica e di progressivo esaurimento delle risorse straordinarie del Pnrr, in un contesto che porta a una selezione più stringente dei territori destinatari degli incentivi. Inoltre, vi era da tempo la necessità di ridefinire in modo coerente la “montanità” dei Comuni. Oggi esistono Comuni formalmente “parzialmente montani” che, nella realtà geografica e funzionale, non presentano quelle caratteristiche. Alcuni esempi, fra i tanti che si potrebbero fare: Varazze è un Comune ligure affacciato direttamente sul mare, con una forte vocazione turistica e balneare, che in alcune classificazioni risulta “parzialmente montano” a causa di criteri obsoleti di leggi risalenti agli anni ’50, ma anche Roma, Reggio Calabria e Palermo, che, essendo molto estesi, hanno al loro interno comuni e frazioni collinari. Attualmente oltre 4.500 Comuni italiani sono classificati montani (su quasi 8mila), sebbene la montagna vera e propria sia molto inferiore al 35% del territorio nazionale.

Gli incentivi previsti dalla legge

Sulla carta, la legge punta a favorire il ripopolamento delle aree montane intervenendo innanzitutto sul tema dell’abitare con un pacchetto di misure denominato “Bonus Montagna 2025”. I principali beneficiari sono i giovani fino a 41 anni che stipulano un mutuo per l’acquisto o la ristrutturazione di un immobile da destinare ad abitazione principale in un Comune montano, comprese le abitazioni ricavate da fabbricati rurali. È previsto un credito d’imposta sugli interessi passivi del mutuo, riconosciuto per cinque anni e a questo si aggiunge per le famiglie un contributo una tantum per ogni figlio nato o adottato, iscritto all’anagrafe nei Comuni montani con meno di 5.000 abitanti. Sono previste agevolazioni anche per il personale sanitario e scolastico che lavora in strutture situate nei Comuni montani. Inoltre, per sostenere l’economia locale, la legge introduce inoltre una flat tax al 15% per microimprese e piccole imprese che avviano nuove attività nei Comuni montani applicata su redditi fino a 100mila euro. Sul fronte del lavoro, sono previsti sgravi contributivi per cinque anni per i datori di lavoro che favoriscono lo smart working dei dipendenti che scelgono di trasferirsi stabilmente nei Comuni montani.

I nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani

Il punto più controverso della legge riguarda tuttavia i nuovi criteri di classificazione, definiti dal Ministero per gli Affari regionali. Non si tratta di tre requisiti da rispettare congiuntamente, ma di due percorsi alternativi, a cui si aggiunge una deroga speciale.

  • Un Comune è considerato montano se almeno il 25% del territorio (al netto di laghi e lagune) si trova sopra i 600 metri di quota e almeno il 30% presenta una pendenza superiore al 20%.
  • In alternativa, è sufficiente che l’altitudine media complessiva superi i 500 metri.
  • È inoltre considerato montano un Comune “intercluso”, cioè circondato esclusivamente da Comuni già classificati come montani, con altitudine media pari o superiore ai 300 metri.

Applicando questi criteri, in Romagna la situazione cambia radicalmente. Attualmente i Comuni montani sono 32: 18 in provincia di Forlì-Cesena, 11 in provincia di Rimini e 3 in provincia di Ravenna (Brisighella, Casola Valsenio e Riolo Terme). Con i nuovi parametri, secondo le prime simulazioni, al momento pare che ne resterebbero soltanto 10 in tutta la Romagna: a Forlì-Cesena passerebbero da 18 a 6, a Rimini da 11 a 4 e in provincia di Ravenna non ne rimarrebbe nessuno.

Cosa si perderebbe con il declassamento

La perdita della classificazione di Comune montano comporterebbe conseguenze immediate e concrete per cittadini, imprese ed enti locali. Verrebbero meno, innanzitutto, le principali misure previste dal Bonus Montagna 2025 e soprarichiamate. Il rischio non riguarda però solo i benefici individuali: la qualifica di montanità, infatti, è spesso condizione necessaria per accedere al Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane. La sua eventuale perdita significherebbe meno risorse per servizi essenziali già fragili – sanità di prossimità, scuole con pochi iscritti, trasporti pubblici, manutenzione della viabilità montana, connettività digitale e interventi di prevenzione del rischio idrogeologico – oltre a una penalizzazione nell’accesso a molti bandi su turismo sostenibile, sviluppo rurale e coesione territoriale che prevedono requisiti o punteggi premiali per i Comuni montani. L’esclusione ridurrebbe quindi la capacità di questi territori di intercettare finanziamenti e progettualità strategiche e avrebbe ricadute anche sulle forme di gestione associata, incidendo sulla capacità di Unioni di Comuni, come l’Unione della Romagna Faentina, di programmare e finanziare servizi condivisi.

Va però chiarito che la legge interviene sulla classificazione della montanità a livello nazionale, non regionale: secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale, le politiche per la montagna restano di competenza esclusiva delle Regioni. Anche nello scenario peggiore, dunque, non verrebbero meno tutti i benefici esistenti, ma solo quelli nazionali e i programmi europei gestiti dallo Stato come soggetto attuatore. Resterebbero, invece, quelli in capo alle Regioni con strumenti fiscali, programmatori regionali e bandi europei a gestione regionale, come FESR e FSE.

La preoccupazione dei territori

Il nodo decisivo, più che nella legge in sé, risiede nel decreto attuativo che dovrà tradurre questi criteri in elenchi ufficiali: è su questo passaggio che si concentrano oggi le preoccupazioni. La situazione riguarda da vicino anche il territorio faentino, da Brisighella a Casola Valsenio, fino a Modigliana. La questione è talmente diffusa e condivisa che, nel corso dell’ultimo Consiglio comunale di Brisighella, il gruppo consiliare Siamo Brisighella ha promosso e depositato un Ordine del Giorno dedicato al possibile declassamento dei Comuni montani, con particolare riferimento a Brisighella e agli altri territori dell’Unione della Romagna Faentina. L’Odg, che esprime contrarietà al declassamento, impegna la Giunta ad attivarsi in tutti i tavoli istituzionali competenti e chiede una revisione dei criteri che tenga conto anche di isolamento e fragilità ambientale, è stato approvato all’unanimità dal Consiglio comunale.

Il quadro si è nel frattempo parzialmente evoluto. Il 5 febbraio 2026 la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha esaminato il decreto attuativo, registrando un passo avanti rispetto all’impostazione iniziale, ma senza arrivare a un’intesa formale. Anci ha espresso una valutazione complessivamente positiva sull’esito del confronto con il Ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli: i criteri definitivi consentono un ampliamento significativo dei Comuni riconosciuti come montani rispetto alle prime proposte, riportando il numero complessivo su livelli sostanzialmente analoghi a quelli precedenti. Dovrebbero rientrare, al momento, tutti i comuni del territorio interessati: Brisighella, Casola Valsenio, Riolo Terme e Modigliana. È stata inoltre accolta una richiesta centrale di ANCI, ossia il mantenimento delle deroghe previste dalle leggi regionali, ancorate agli elenchi previgenti dei Comuni montani, a garanzia dei servizi fondamentali, insieme all’obbligo per le Regioni di continuare a finanziare, con risorse proprie, i Comuni del vecchio elenco sulla base della classificazione precedente.

Francesco Savorani