I numeri dell’Insegnamento della Religione nelle scuole della diocesi di Faenza-Modigliana raccontano una realtà che, pur dentro un contesto culturale complesso e plurale, continua a reggere e a parlare alle famiglie e agli studenti. Nell’anno scolastico 2024-25, infatti, la scelta di avvalersi dell’ora di religione è stata largamente maggioritaria in tutti gli ordini di scuola, con percentuali che risultano positive anche se confrontate con i dati provinciali e regionali Alla scuola dell’infanzia, su 1.767 bambini iscritti, sono 1.358 quelli che frequentano l’ora di religione: il 76,85%. Alla primaria la percentuale sale ulteriormente, raggiungendo l’81,92%, con 4.097 alunni su 5.001. Nella secondaria di primo grado l’adesione resta alta (77,23%), mentre alle superiori – dove la scelta diventa spesso più consapevole e personale – oltre sette studenti su dieci continuano a dire sì all’Insegnamento della Religione cattolica (74,39%).
Numeri che smentiscono l’idea di una disciplina marginale o svuotata di senso. L’ora di religione, come emerge anche dal lavoro quotidiano dei docenti, non è percepita come un semplice retaggio del passato, ma come uno spazio di confronto e di dialogo. «Non solo una materia, ma uno spazio sicuro e inclusivo», viene spesso definita: un tempo in cui l’intera classe può fermarsi, parlare liberamente di temi che toccano la vita, le relazioni, la responsabilità, la giustizia, le culture e le religioni del mondo.
È un cammino condiviso, in cui ragazze, ragazzi e insegnanti si ascoltano e costruiscono un dialogo autentico. Non un’ora di catechismo né di indottrinamento, ma un luogo educativo dove non si trasmettono risposte preconfezionate e non si fa proselitismo. Al contrario, l’obiettivo è offrire strumenti per sviluppare un pensiero critico, libero e autonomo, capace di interrogarsi sul senso dell’esistenza e sulle radici culturali che attraversano la società.
In un tempo segnato da incertezze, conflitti e fragilità, l’ora di religione diventa così uno spazio in cui le domande non vengono eluse, ma accolte. Un’occasione per crescere, per imparare a stare nel dialogo senza divisioni o etichette.
In questo percorso, un ruolo decisivo è svolto dai docenti di religione, spesso definiti veri e propri “testimoni di speranza”. Insegnanti che uniscono alla competenza professionale un’attenzione autentica alle persone e alle loro domande più profonde. Come ricorda anche un recente messaggio della Conferenza episcopale italiana, sono loro che, «mentre offrono le ragioni della speranza che li muove, accompagnano coloro che stanno crescendo a scoprire la bellezza e il senso della vita, senza cedere alle tentazioni dell’individualismo e della rassegnazione, che soffocano il cuore e spengono i sogni». Dati, esperienze e volti raccontano dunque un Insegnamento della Religione cattolica vivo, capace di rinnovarsi e di restare un’opportunità educativa scelta, non scontata, dentro la scuola di oggi.
Samuele Marchi
Per info è possibile contattare l’Ufficio diocesano insegnantireligione@diocesifaenza.it o 0546 21642.















