Il sistema imprenditoriale ravennate chiude il 2025 con saldo positivo di 60 imprese, grazie a servizi, edilizia, turismo e società di capitali in crescita. Crescono le imprese giovanili, mentre settori tradizionali come agricoltura, commercio e manifattura registrano un leggero calo, evidenziando la resilienza del tessuto produttivo
Segnali positivi
Il sistema imprenditoriale ravennate chiude il 2025 con un segnale incoraggiante di tenuta e vitalità, registrando un saldo positivo di 60 imprese. Un risultato che si traduce in una crescita dello stock complessivo dello 0,2%, in netto miglioramento rispetto al dato negativo del 2024. Alla fine dell’anno le imprese registrate in provincia di Ravenna sono 35.857, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ferrara Ravenna su dati Movimprese.
Alla base del risultato c’è la combinazione tra un lieve calo delle nuove iscrizioni (1.899, -1,2%) e una più marcata diminuzione delle cessazioni, scese a 1.839 (-6,9%). Un dato che restituisce l’immagine di un tessuto produttivo capace di resistere a un contesto economico complesso e in trasformazione.
Settori in movimento
L’analisi settoriale conferma un ridisegno della struttura economica provinciale. A trainare la crescita sono soprattutto i servizi, insieme a edilizia e attività tecniche. I tassi di incremento più elevati si registrano infatti nell’edilizia (+1,2%) e nei lavori di costruzione specializzati, che guadagnano 72 imprese. Positivo anche l’andamento dei servizi di supporto alle imprese (+60), delle attività finanziarie e assicurative (+36), del comparto turistico di alloggio e ristorazione (+33) e delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+30), sostenute in particolare dalla consulenza gestionale. Crescono inoltre le attività immobiliari, quelle artistiche e sportive, il trasporto e magazzinaggio e la produzione software, mentre spicca il balzo dei servizi finanziari non assicurativi (+15,8%).
Sul fronte opposto continuano le difficoltà dei settori tradizionali. L’agricoltura perde altre 144 imprese (-2,4%), seppure in miglioramento rispetto all’anno precedente; il commercio arretra di 81 unità (-1,1%) e la manifattura registra una flessione di 42 imprese (-1,5%), pur rallentando il ritmo di contrazione. Una dinamica che conferma lo spostamento progressivo verso un’economia sempre più orientata ai servizi avanzati.
Persone e futuro
Dal punto di vista giuridico, la crescita è sostenuta quasi esclusivamente dalle società di capitali, che aumentano di 264 unità (+2,9%) e si confermano il principale driver dello sviluppo. Le imprese individuali, pur rappresentando ancora oltre la metà dello stock, segnano un calo marginale, mentre continuano a diminuire le società di persone. Positivo anche il contributo delle imprese artigiane, con un saldo di +24 unità, sebbene in rallentamento. Particolarmente dinamiche risultano le imprese giovanili, che registrano un saldo netto di +321 e un tasso di crescita del 13,3%, mentre restano più stabili le imprese femminili e continuano a crescere quelle straniere.
In questo quadro si inserisce la riflessione del presidente della Camera di commercio, Giorgio Guberti, che sottolinea come «la forza e il valore delle imprese dipendono in larga misura dalle persone. In un contesto demografico in declino e di crescente carenza di profili specializzati, è fondamentale rendere le aziende più attrattive per i giovani, intervenendo su formazione, organizzazione e modelli di leadership». Guberti sottolinea come il Piano straordinario per i giovani punti a costruire progetti su misura per accompagnare imprese e manager nei percorsi di innovazione, concludendo che «investire sulle competenze non è più una scelta, ma una necessità strategica per rendere più competitivo e inclusivo l’ecosistema produttivo ravennate».














